JUDITH HERRIN.
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BISANZIO.
Storia straordinaria di un impero millenario.
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Parte 3.
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Titolo originale: Byzantium.
Traduzione di: Brian Andrea Bemi e Gastone Breccia.
2008. Edizioni Mondolibri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista
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Indice di questa parte.
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Capitolo 21. La crisi dellundicesimo secolo.
Capitolo 22. Anna Comnena.
Capitolo 23. Una societ cosmopolita.
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PARTE QUARTA. Le diversit di Bisanzio. 
Capitolo 24. Il fulcro delle crociat.e Capitolo 25. Le torri di Trebisonda, Arta, Nicea e Tessalonica. Capitolo 26. Ribelli e mecenati.
Capitolo 27. Meglio il turbante turco che la tiara papale .
Capitolo 28. Lassedio del 1453.
Conclusione. La grandezza e leredit di Bisanzio 
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Ringraziamenti. Letture consigliate e fonti.
Cronologia.
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Fine Indice.
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Capitolo 21.
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LA CRISI DELLUNDICESIMO SECOLO.
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Ma ci che  necessario dire, lo dir:  dai tempi di questo imperatore (Costantino nono, 1042-55)
che, a causa della sua prodigalit e della sua ostentata magnificenza, le cose dei romani hanno iniziato a
essere messe in pericolo, e da allora fino ai nostri giorni a poco a poco si sono deteriorate, fino a
giungere allattuale situazione di estrema debolezza.
Giovanni Scilitze, Cronaca, undicesimo secolo
Stati capaci di durare tanto a lungo, come quello bizantino o quello cinese, attraversano
inevitabilmente periodi di crisi, che sembrano minacciare la loro stessa sopravvivenza. Per
Costantinopoli il confronto con lIslam nel settimo secolo segn linizio di una di queste fasi, ed ebbe come
esito ultimo la creazione di nuove strutture imperiali su un territorio ridotto. La crisi dellundicesimo secolo fu
percepita da coloro che la vissero come un altro punto di svolta nello sviluppo di Bisanzio.
Il segnale di crisi pi chiaro si manifest nellestate del 1071, quando limpero sub due gravi
disfatte per mano di nuovi nemici. Nelle regioni pi orientali dellimpero, a nord del lago Van, i turchi
selgiuchidi sconfissero e catturarono limperatore Romano quarto Diogene nella battaglia di Mantzikert. Fu
il primo, minaccioso segnale della comparsa di un nuovo nemico musulmano. Contemporaneamente i
normanni conquistavano la citt di Bari. I turchi, popolo delle steppe di probabile origine mongola e
proveniente dallAsia Centrale, prendevano nome dal capostipite tribale, Seljuk. Nel corso della loro
marcia verso Occidente ave  vano sconfitto chiunque gli si fosse opposto; in quanto convertiti di
recente allIslam, prendevano la jihad, la guerra santa, molto sul serio. In Occidente Roberto il
Guiscardo aveva combattuto per pi di un decennio contro i bizantini in Calabria e Puglia: i suoi sforzi
vennero coronati dal vittorioso assedio di Bari.
Bisanzio fu cos costretta, per una sfortunata coincidenza, ad affrontare due nemici molto
diversi fra loro su frontiere opposte, separate da migliaia di chilometri. I manuali di arte militare
avevano sempre vivamente raccomandato di non permettere il concretizzarsi di una simile situazione.
Tuttavia, lincapacit di affrontare in tempo queste minacce era solo un aspetto di una crisi pi
profonda, cui i selgiuchidi aggiunsero unulteriore umiliazione con la cattura di Romano quarto. Le
sconfitte del 1071 devono essere inserite nel pi ampio contesto dei problemi risalenti al secondo
quarto dellundicesimo secolo. Il primo problema fu la cronica instabilit politica seguita alla morte di
Costantino ottavo nel 1028.
Gli effetti del rapido susseguirsi di imperatori furono aggravati dal secondo di questi elementi di
debolezza: le rivolte interne e linvasione da nord attraverso il Danubio di una popolazione tribale non
cristiana, i peceneghi. Quando lesercito regolare bizantino si dimostr inadeguato a fronteggiarli e fu
necessario larruolamento di altre truppe mercenarie, Costantino nono (10421055) fece coniare nuove
monete doro pi leggere dei tradizionali ventiquattro carati per corrispondere loro la paga e
assicurarsene la fedelt. Fu la prima grave svalutazione del solidus aureo in oltre settecento anni. Ci
costitu il terzo problema, che si combin in modo estremamente dannoso con la debolezza militare e
linsicurezza dinastica.
Come abbiamo visto nel capitolo 17, le due sorelle porfirogenite, Zoe e Teodora, figlie di
Costantino ottavo, furono le ultime esponenti della dinastia Macedone. La loro influenza sulla gestione
del potere a Bisanzio tra il 1034 e il 1056 non fu del tutto positiva. Nessuno dei mariti di Zoe dedic
sufficiente attenzione alla guerra, n diede un chiaro indirizzo alla politica imperiale.
Questo fin per attribuire un ruolo rilevante alla corte e alla sua cerchia di funzionari civili e
maestri di retorica, che possedevano   unassai scarsa esperienza di questioni militari. Quando mor,
nel 1050, Zoe lasci il trono al marito Costantino nono Monomaco e alla sua amante georgiana; la sorella
Teodora visse invece pi a lungo dellimperatore, e fu riportata al potere nel 1055. Lanno seguente, in
punto di morte, fu persuasa a nominare Michele, soprannominato il Vecchio, come proprio successore,
fatto che ebbe lunico esito di prolungare il periodo di instabilit al vertice dellimpero. Di
conseguenza, solo venticinque anni dopo il regno eccezionale di Basilio II, uninedita grave debolezza
interna della suprema autorit bizantina cominci a intaccare le tradizioni e il prestigio imperiale.
La mancanza di un governo stabile a Costantinopoli provoc una serie di attacchi esterni e
rivolte intestine, che giunsero al culmine agli inizi del regno di Costantino nono (1042-1055). In Italia
meridionale i mercenari franchi, in rivolta per la mancanza di paga, chiesero laiuto dei normanni
capeggiati dal Guiscardo; nel Caucaso alcuni signori locali, delusi nei loro rapporti con limpero,
guidarono alla rivolta le province dIberia, Abkhazia e le zone di frontiera intorno ad Ani; il
governatore di Cipro tent di impadronirsi del potere, i bulgari si ribellarono, i russi attaccarono
Costantinopoli e i turchi selgiuchidi varcarono i confini orientali dellimpero. Ma la sfida militare pi
grave fu posta dai peceneghi, che nellinverno del 1046-47 attraversarono il Danubio ghiacciato,
scatenando nei Balcani una guerra che sarebbe durata sei anni (1048-1053).
Nonostante Costantino nono disponesse di comandanti abili come Giorgio Maniace e Katakalon
Cecaumeno, nomin di frequente i propri amici - ufficiali di corte - a capo delle campagne militari: cos
nella spedizione contro i bulgari del 1042 linesperto Michele, arconte di Durazzo, condusse sette
strategoi e forse quarantamila uomini alla morte. In varie occasioni limperatore fu anche colpevole di
aver rifiutato saggi consigli militari, con effetti disastrosi. Sciolse larmata del tema orientale dIberia
convertendo le relative servit militari nel pagamento di una tassa.
Come Scilitze commenta con evidente disapprovazione, durante tutto il suo regno egli continu
a spendere ingenti somme di   denaro per i propri grandiosi progetti architettonici, come il monastero e
il palazzo dei Mangani nella capitale, e il nuovo monastero di Chios; per numerose donazioni a chiese e
istituzioni filantropiche; per i celebri mosaici di Santa Sofia, Kiev e Betlemme. Egli raccolse inoltre un
piccolo zoo di animali rari, e condusse in processione una giraffa e un elefante nellippodromo per il
pubblico intrattenimento.
Costantino nono fu costretto ad aumentare la quantit di moneta a disposizione dellimpero per
retribuire i reparti militari appositamente reclutati per sconfiggere i peceneghi: per questo motivo fece
coniare una divisa aurea pi leggera, il tetarteron, gi in uso per il pagamento delle truppe mercenarie e
considerato di pari valore del vecchio nomisma. Limperatore prosegu inoltre la svalutazione di
questultimo, la tradizionale moneta doro, cui Costantino ottavo (1025-28) e Michele quarto (1034-1041)
avevano gi aggiunto una piccola quantit dargento, riducendo la percentuale del metallo pregiato a
meno del 95%: gli imperatori cominciarono cos a minare le basi del sistema aureo, stabilito da
Costantino primo e rimasto invariato nei secoli. Sotto Costantino nono il processo sub unaccelerazione,
dimostrandosi difficile da controllare: furono coniate quattro diverse monete auree, portando cos il
valore reale delloro all81%. Il tetarteron sub una svalutazione ancor pi marcata, fino a raggiungere
soltanto il 73% del suo contenuto aureo originale. Gli imperatori successivi continuarono ad aggiungere
argento alla lega metallica fino al 1080, anno in cui un nomisma conteneva solo il 10% doro. Tutti
potevano notare la differenza tra queste monete e quelle di Basilio II, e rifiutavano la moneta svalutata,
pretendendo pagamenti in vecchi nomismata.
Nessun testo storico cita questa svalutazione; fu scoperta dai numismatici, che analizzarono il
continuo alleggerirsi delle monete doro coniate nellundicesimo secolo e misurarono il sempre pi marcato uso
dellargento. La decisione di minare laffidabilit di uno dei maggiori punti di forza dellimpero suscita
ancora perplessit.
Come  possibile che i governanti di Bisanzio non si rendessero conto di cosa avrebbe
significato per lautorit dellimpero, sia in patria che allestero, la svalutazione del nomisma? Pare
comunque   che, una volta avviato, gli imperatori non riuscissero a controllare questo processo. Dopo
la sconfitta di Mantzikert del 1071 la situazione divenne pi evidente, con laumentare dei problemi
militari ed economici. Fu coniata allora pi moneta, ma essa non ottenne lo stesso credito, ovviamente,
di quella antica. Le truppe rifiutarono la paga negli strani nuovi tetartera e nomismata aurei, mentre i
mercanti respingevano il denaro bizantino in favore dei dinari arabi, o persino delle monetine argentee
coniate dalle citt europee. Il prestigio imperiale di Bisanzio ne soffr moltissimo.
Mentre oggi siamo in grado di apprezzare i pericoli della svalutazione,  difficile capire come i
sovrani bizantini percepissero e controllassero la situazione economica generale dellimpero. Essi non
furono probabilmente in grado di valutare gli effetti a lungo termine della riduzione del contenuto
doro. Sembra che Costantino nono avesse autorizzato le successive svalutazioni come unico modo per
pagare i mercenari che difendevano limpero contro i peceneghi. Altri fattori, come la riduzione delle
entrate fiscali causata da un prelievo gestito in modo inefficiente o dalla corruzione vera e propria, o
ancora dalle donazioni di terre fatte dagli imperatori a singoli individui, che quindi acquisivano il
controllo della principale tassa fondiaria, contribuirono a questa mancanza di risorse monetarie.
Nellimmediato, queste politiche furono di qualche utilit; i violenti attacchi peceneghi furono respinti.
Ma ricorrendo alla svalutazione Costantino aveva di fatto abbandonato un punto di forza della civilt
bizantina, che si era mantenuto inalterato per ottocento anni. Gi alla fine dellundicesimo secolo, Alessio primo
Comneno comprese di dover riparare al danno, e nel 1092 fece coniare un nomisma di 20,5
carati doro, che rimpiazz le altre monete, ormai inutili. Sebbene il nuovo pezzo doro coniato allora
fosse ricurvo e non piatto, e non riconquistasse mai del tutto lo stesso prestigio del vecchio solidus,
limpero riusc a ristabilire una monetazione aurea sostanzialmente affidabile, risollevandosi dalla
dannosa politica di svalutazione.
La crisi dellundicesimo secolo ebbe quindi leffetto di unire tra loro in modo del tutto nuovo le
questioni di stabilit dinastica, la lotta tra i   poteri provinciali, leconomia e il prestigio imperiale. La
sfida militare venne principalmente da due nemici fino ad allora poco conosciuti, che attaccarono
simultaneamente le estesissime frontiere di Bisanzio in due punti, i selgiuchidi da oriente e i normanni
da occidente, aggiungendosi al gi chiaro pericolo posto dai peceneghi nei Balcani. Sfortunatamente,
alla met dellundicesimo secolo la corte imperiale era dominata da ufficiali civili e da intellettuali che
incoraggiarono investimenti culturali e artistici, prestando insufficiente attenzione ai problemi militari.
Le forze dei temi furono incapaci di evitare che i turchi saccheggiassero Iconio nellAsia Minore
centrale nel 1069. Attraverso gli occhi dello storico e filosofo Michele Psello possiamo osservare come
i cortigiani furono parzialmente responsabili di un pi generale fallimento politico.
Psello nacque a Costantinopoli nel 1018, ed ebbe la grande fortuna di essere istruito da un noto
maestro, Giovanni Mauropode, divenuto in seguito metropolita di Euchaita. Tra i suoi compagni di
studi vi fu un gruppo di amici che avrebbero raggiunto alcune delle pi alte cariche nelle sfere civili
della giurisprudenza, della filosofia e della retorica di corte. Psello si distinse per la sua padronanza sia
delle conoscenze scientifiche pi recenti sia delle materie umanistiche. Egli fu di spirito veramente
eclettico: un brillante scrittore le cui lettere, i discorsi e la Cronografia - narrazione dei regni di
quattordici imperatori (976-1078) - catturano lo spirito della sua epoca con divertenti particolari
personali e una notevole consapevolezza dellimportanza del suo ruolo. Grazie alla sua fama come
filosofo, quando Costantino nono fond due nuove scuole, Psello fu chiamato a presiedere quella dedicata
alla filosofia, mentre lamico Giovanni Xiphilinos fu a capo di quella specializzata in giurisprudenza.
Le sue passioni dominanti emergono chiaramente dalla lettura della sua divertente Cronografia,
ambientata quasi interamente a Costantinopoli e a corte, con lesclusione di quasi ogni altro aspetto
della vita dellimpero. Tuttavia, dalle lettere che scrisse per confortare studenti e amici inviati nelle
varie province, sappiamo che Psello fu molto ben informato sulle diverse regioni, e che cerc di
rendere la loro esperienza di esilio dalla capitale meno dolorosa.
Nel suo racconto della disfatta del 1071, Psello annota un altro elemento significativo: la
rivalit aristocratica. Le fazioni di corte si rispecchiavano nella lotta tra le famiglie di alto rango, in
competizione per cariche, rendite e titoli onorifici. Nonostante Basilio secondo avesse sconfitto le casate dei Foca e degli Skleros alla fine del decimo secolo, altri personaggi come Costantino Dalasseno tramarono sotto
Romano terzo per impadronirsi del trono imperiale. Nel 1057 la famiglia dei Comneni riusc a imporre il
proprio generale Isacco come sovrano, ma fu rapidamente rovesciato da un Doukas, che a sua volta fu
rimpiazzato da un Diogene. E quando Romano quarto fu catturato dai turchi, il suo rivale Andronico Doukas fece porre sul trono Michele settimo, un altro membro della sua famiglia. Poich Psello era stato
insegnante di Michele, il suo lirico racconto di questo regno  assai fazioso e inaffidabile. Tuttavia,
esso rappresent chiaramente una vittoria per la corte imperiale di ministri e intellettuali, che
continuarono a trascurare le questioni militari.
Nellambito di questa crisi ai vertici del potere, alimentata dalle rivalit familiari,  tuttavia
presente un elemento di chiara vitalit, manifestatosi in alcune innovazioni dellundicesimo secolo. Rompendo
con la tradizione, Costantino nono, dellillustre famiglia dei Monomachi, fece entrare nel Senato di
Costantinopoli alcuni uomini di origine non aristocratica. Sebbene il Senato non fosse pi un organo
dotato di potere costituzionale, possedeva ancora un ruolo negli appelli legali e nelle dispute
riguardanti la successione. Non  chiaro il motivo per cui limperatore avesse promosso questo
sviluppo sociale: forse perch un numero insufficiente di tradizionali famiglie senatorie erano ormai
disposte ad assumere incarichi pubblici, o forse perch avvert la necessit di volti nuovi. Molti scrittori
bizantini si dimostrarono incredibilmente snob nel discutere le origini di una persona. Essere di buona
famiglia (eugenes) era considerato distinzione necessaria, sebbene nessun aristocratico lo fosse
pienamente. Tuttavia le carriere nellesercito, nellamministrazione e anche nella Chiesa rimasero
sempre aperte al talento, e stranieri o persone di umili origini come Basilio I giunsero attraverso i vari
gradi a posizioni spesso   influenti. E poich la classe mercantile sosteneva la vita di Costantinopoli,
una certa considerazione del suo valore (sia concreto che sociale) pu aver influenzato Costantino nono.
La pressione degli abitanti della capitale - mercanti, artigiani e residenti - in alcuni momenti
fondamentali della vita pubblica divenne sempre pi pronunciata, e fu notata dai contemporanei.
Nel 1042, ad esempio, quando Michele quintoesili Zoe dal palazzo, una folla di cittadini di
Costantinopoli si diresse al monastero di Petrion, residenza di Teodora, chiedendo il rilascio di
questultima e il richiamo di Zoe. Dando vita a scene molto inconsuete, alcune donne apparvero nelle
strade lamentando lesilio delle loro legittime imperatrici, e truppe anche straniere vicine alla corte
espressero la loro indignazione. Come risultato di questa mobilitazione, le imperatrici porfirogenite
furono riportate al potere.
Alla morte di Costantino nono, nel 1055, la stessa pressione popolare assicur che Teodora
ereditasse la sua legittima posizione come ultima rappresentante della dinastia Macedone.
Psello definisce questi sostentitori delle sorelle imperiali unarmata cittadina, sebbene altri li
considerassero nientaltro che una massa di facinorosi e ne denunciassero lazione come demokratia,
governo del demos (popolo). Gi nellundicesimo secolo le corse di cavalli nellippodromo erano diventate
molto meno frequenti, e le fazioni del circo (i demi), i Verdi e gli Azzurri, avevano perso gran parte del
loro potere sulla popolazione. Sebbene i loro capi, i demarchi, continuassero a partecipare al
cerimoniale di corte distinti da speciali costumi nei loro rispettivi colori, un diverso tipo di folla urbana
si era imposto come una nuova forza nellagone politico di Bisanzio. Per la prima volta, gli abitanti di
Costantinopoli che vivevano abbastanza vicini al centro del potere imperiale per mobilitarsi
velocemente giocarono un ruolo decisivo nella successione imperiale. Il loro potere pu essere messo
in relazione con la nuova autoconsapevolezza e con la crescente ricchezza di chi non era nato in
famiglie prestigiose, ma contribuiva al benessere della capitale imperiale.  inoltre significativo che
costoro non reclamassero il potere, ma rivendicassero soltanto il diritto di riportare Zoe e Teodora al
trono.
Certamente nella monarchia gerarchizzata di Bisanzio n lo stato n le autorit ecclesiastiche
avrebbero mai tollerato qualsiasi intrusione della demokratia. Tuttavia il popolo entr nella vita politica
in modo nuovo, diverso dalla tradizionale partecipazione ai rituali che invocavano la Theotokos, la
Madre di Dio, per la protezione della citt contro gli attacchi nemici, come nel 626.
Questo emerse chiaramente dal modo in cui il patriarca Michele Cerulario si serv della folla
per procurarsi un sostegno contro lambasceria giunta da Roma nel 1054. Papa Leone nono aveva inviato
i suoi legati, guidati dal cardinale Umberto di Silva Candida, per discutere di questioni ecclesiastiche.
Lostilit dei bizantini gioc un ruolo determinante nellestate dello stesso anno, quando il cardinale
Umberto e il patriarca si scomunicarono a vicenda. Cerulario fu capace di servirsi di una folla
rumoreggiante per rafforzare la propria opposizione a Roma: in questa circostanza gli abitanti della
capitale cominciarono a comprendere il loro nuovo e influente ruolo politico.
I cittadini presero inoltre a diffondere il proprio dialetto tra i cortigiani, che utilizzavano
soltanto il raffinato greco attico.
Unulteriore innovazione dellundicesimo secolo  rappresentata dalla crescita di una letteratura in greco
vernacolare. La sua associazione al demos  evidente gi nel termine utilizzato per definirlo:
demotico. Il livello inferiore della lingua greca, utilizzato nelle strade, nei porti e negli accordi
commerciali con gli stranieri esisteva gi da secoli. I mercanti provenienti da ogni parte del
Mediterraneo e del mar Nero che si recavano a Costantinopoli per i loro scambi utilizzavano questa
forma linguistica pi semplice. Ma solo nellundicesimo e nel dodicesimo secolo il demotico inizi a influenzare anche
la produzione letteraria. Alcune versioni del poema epico Digenis Akritas, che in precedenza era stato
diffuso oralmente, furono messe per iscritto utilizzando il metro a quindici sillabe gi utilizzato nelle
acclamazioni politiche. Questo incoraggi altre composizioni letterarie in forme miste con forti
elementi vemacolari. Impiegando lo stesso metro delle acclamazioni rivolte allimperatore intonate da
Verdi e Azzurri, furono creati versi satirici, favole di animali e successivamente poemi amorosi, come
quello dedicato al generale
Belisario, vissuto nel sesto secolo. Sebbene la maggior parte degli esempi di musica profana
bizantina, canti e danze, siano ormai perduti,  probabile che le canzoni in vernacolo greco siano state
trascritte per la prima volta in questo periodo. In alcuni manoscritti musicali, lo scriba ha annotato da
cantare nella decimotonalit, suggerendo che una melodia gi nota fosse stata reimpiegata nelluso
cristiano. Anche i documenti pi antichi con neumi note musicali di colore rosso disegnate sopra il
testo a indicare laltezza dei suoni - risalgono allundicesimo secolo.
Linnovazione linguistica fu uguagliata in altri campi, a indicare che lantico impero bizantino
poteva superare le costrizioni delle proprie tradizioni e adattarsi alle nuove tendenze. Come abbiamo
visto, alcuni giudici dellundicesimo secolo annotarono sentenze poco convenzionali nei tribunali di
Costantinopoli, dimostrando una molto maggiore libert interpretativa e la volont di basarsi sui
precedenti legali per formulare nuove argomentazioni. La Peira di Eustazio Romaios contiene esempi
straordinari di adattamento alle nuove circostanze, quando per esempio una nonna concludeva il
fidanzamento del nipote ma questultimo lo rinnegava poi al raggiungimento della maggiore et. Questi
casi suggeriscono che i giudici dellalta corte bizantina si sentirono sicuri nel riformare il sistema
antico, basato sul diritto giustinianeo, prendendo cos atto della realt della loro epoca. Il cambiamento
non fu forse universalmente accettato, ma continu ad avere effetti nellevoluzione dellordinamento
giuridico.
Nella medicina, unaltra grande innovazione di questo periodo  rappresentata dallaffermarsi
della dissezione, precedentemente vietata. Mentre continuarono a essere praticate alcune delle
operazioni chirurgiche citate nellantico manuale di Paolo dEgina - la sopravvivenza di alcuni
strumenti chirurgici ne testimonia luso -, lo studio dellanatomia e degli organi interni dipese
dallanalisi dei cadaveri. Solitamente, la Chiesa vietava questa attivit, ma essa venne ripresa nellundicesimo e
dodicesimo secolo. Un intellettuale del dodicesimo secolo, Giorgio Tomikes, not limportanza della dissezione per
lavanzamento della conoscenza medica bizantina. In Occidente, un simile atteggiamento venne
adottato   dalla scuola medica di Salerno, che preserv e svilupp le antiche tradizioni greche. Michele
Psello scrisse di un ingente numero di problematiche mediche, e il suo contemporaneo Simeone Seth
compose un trattato sulla dieta e su vantaggi e svantaggi di particolari cibi. Sebbene Cecaumeno
condannasse tutti i medici per il loro interesse pi agli onorari che alle cure, altri tentarono di
distinguere tra pratiche mediche buone e cattive, lodando coloro che operavano con perizia salvando
vite umane. La disponibilit di cure mediche piuttosto avanzate, almeno per i membri della famiglia
reale e i monaci anziani,  documentata nella dettagliata descrizione del monastero del Pantocratore,
fondato da Giovannisecondonel 1136. Il monastero possedeva un ospedale attrezzato in cui le donne
appartenenti alla famiglia imperiale potevano essere visitate da una dottoressa, uomini e monaci da un
dottore; vi era annesso anche un leprosarion per i lebbrosi.
Il costruttivo adattamento delle tradizioni medica e legale era connesso alla crescente
consapevolezza dellimportanza delleducazione e delleredit classica. Costantino nono fu generoso
patrono degli studi, e fond due scuole specializzate in legge e filosofia.
Poich lo studio della filosofia greca non cess mai completamente a Bisanzio, gi nellXI
secolo molti commentari e glosse ne avevano arricchito la tradizione. Michele Psello fu ben istruito da
Giovanni Mauropode, il cui apprezzamento per Platone e Plutarco lo spinse a comporre una preghiera
di supplica a Dio perch li ammettesse in Paradiso per la loro bont, nonostante fossero vissuti prima
della rivelazione cristiana. Grazie a un gran numero di antichi testi conservati in copie bizantine, Psello
estese i propri interessi filosofici ben oltre lo studio di Platone e Aristotele, fino agli Oracoli caldei
(testimonianze frammentarie concernenti il mondo dualistico delle forze del bene/bianche opposte a
quelle del male/nere). Egli sosteneva di essere in grado di praticare la teurgia, larte di invocare gli
spiriti antichi, severamente vietata dalla Chiesa bizantina. Fu anche autore di trattati sullalchimia e la
trasformazione dei metalli in oro, e si occup di astrologia. Altri studiosi non identificati confrontarono
gli antichi testi di Tolomeo con la propria conoscenza astronomica, arric  chita forse dalle pi recenti
scoperte arabe. Le versioni greche di opere arabe di astrologia sono incluse in alcuni compendi dellundicesimo
e dodicesimo secolo, e incoraggiarono Manuele primo Comneno (1143-1180) a coltivare i suoi interessi in materia.
Grazie alla strettissima relazione tra losservazione degli astri e la predizione del futuro, i due campi
progredirono assieme, costituendo un aspetto fondamentale dei libri sullinterpretazione dei sogni cos
diffusi a Bisanzio.
Il profondo interesse per leternit del mondo, lesistenza della materia o le leggi della natura
manifestato nei commentari dei testi antichi fu esteso alla struttura sferica della Terra e ai fenomeni
naturali. Simeone Seth forn una spiegazione per il ritardo nella percezione del suono dei tuoni che
segue la visione del lampo: Il suono necessita di tempo per essere trasmesso, mentre la vista ne 
indipendente; Psello considerava invece la concavit dellorecchio opposta alla prominenza degli
occhi come responsabile di questa differenza. Michele Attaliate, un contemporaneo di Psello,
ridicolizz lidea che il tuono fosse generato da un drago enorme, ma non riusc a spiegarne la causa
effettiva. Lo studio scientifico razionale port forse inevitabilmente al conflitto con le autorit cristiane.
Il successore di Psello come titolare della neonata cattedra di filosofia, Giovanni Italo, fu processato
per aver applicato la logica alla teologia dellincarnazione e ai miracoli operati da Cristo, e per aver
negato limmortalit dellanima e la resurrezione del corpo. Nel 1082 fu condannato per eresia e
paganesimo, destino che in seguito condivise con alcuni dei suoi discepoli. Tuttavia, questo studio
degli antichi testi filosofici, tra cui opere di fisica, astronomia, matematica e logica, rafforz una
tradizione che continu fino alla fine dellimpero. Nonostante i momenti di tensione, tale interesse
riusc a coesistere con la fede cristiana, sebbene a Mistra Giorgio Gemisto Pletone finisse poi per
abbandonare ogni fedelt alla Chiesa, componendo una liturgia completa in onore di Zeus e Apollo.
Psello e altri studiosi crearono nuovi modi di scrivere la storia.
La Cronografia  forse esagerata quando espone il contributo del suo autore alle vicende
politiche, ma il racconto  in effetti basato sullosservazione diretta e sul coinvolgimento personale
negli av  venimenti di corte. Psello osserv gli amici intimi dellimperatrice Teodora organizzare una
successione al trono che avrebbe protetto i loro interessi, avendo visto coi miei stessi occhi e udito con
le mie stesse orecchie come giocherellassero con limpero, quasi fosse una partita di dadi.
Il suo stile, pur basato sul greco attico usato dagli autori antichi, che egli ammirava
profondamente, dimostra ironia, humour e capacit di indagine psicologica. In questo passo Psello
fornisce una brillante descrizione di Costantino decimoDoukas (1059-1067): Costantino ebbe una genuina
repulsione per gli incarichi di grande dignit, preferendo vivere appartato. Era solito vestirsi in modo
piuttosto trasandato, gironzolando come un semplice campagnolo.
Le donne graziose, ovviamente, accrescono la loro bellezza indossando vesti semplici: il velo
con cui la nascondono serve solo a rendere pi evidente il loro raggiante splendore, e un abito indossato
con disinvoltura  altrettanto efficace quando loro lo indossano come il pi accurato dei trucchi. Cos
era per Costantino. Gli abiti che si gettava addosso, lungi dal nascondere le sue segrete bellezze, le
rendevano solo pi appariscenti.
Pochi lo seguirono in una scrittura cos brillante, anche se molti ne riprodussero i toni
avvincenti e innovativi, cos come lesposizione di opinioni in prima persona.
La crisi dellundicesimo secolo fu finalmente risolta dallusurpazione di Alessio I nel 1081 che, grazie
ad alleanze matrimoniali, un le due famiglie rivali dei Comneni e dei Doukas. Insieme lottarono per
sconfiggere i nemici dellimpero - normanni, peceneghi e selgiuchidi - e per superare gli effetti negativi
della svalutazione della moneta. Come vedremo nel prossimo capitolo, Alessio I riusc a instaurare la
propria dinastia, che govern Bisanzio per un secolo. Giovanni Scilitze testimonia tuttavia unestrema
debolezza alla fine dellundicesimo secolo; la crisi aveva lasciato tracce.
Alcuni storici moderni hanno definito questo periodo come una fase verso la feudalizzazione
dellimpero; altri notano il declino   di Bisanzio da impero con antiche pretese di dominazione
mondiale a un pi modesto stato medievale amministrato da una singola famiglia, i Comneni. Tutti
sottolineano comunque il crescente potere delle citt mercantili italiane - Amalfi, Pisa, Genova e
Venezia - e laffermazione di identit distinte, specialmente tra le genti dei Balcani precedentemente
dominate da Costantinopoli.
Queste nuove forze repubblicane e separatiste nellambito del mondo mediterraneo erano
destinate a limitare le pretese bizantine allegemonia imperiale, sebbene contribuissero allo sviluppo di
nuove forme di espressione in vari campi della cultura. Oltre a tutto ci, il rullo di tamburi
dellespansione turca cominciava a farsi sentire, ancora distante e sottovalutato, preannunciando
tuttavia quello che sarebbe stato il tracollo finale del dominio bizantino.

Capitolo 22. ANNA COMNENA.
Una donna pi saggia delluomo nelle parole, pi virile nellagire, pi ferma nei propositi, pi
prudente nelle sfide (...) una donna arricchita da tre occhi della percezione, quello della sua naturale
perspicacia, quello della penetrazione scientifica e quello della consumata esperienza.
Giorgio Tornikes, Orazione funebre di Anna Comnena, dodicesimo secolo
Nessun libro su Bisanzio degno di tale nome potrebbe mancare di un capitolo dedicato ad Anna
Comnena. La principessa del dodicesimo secolo  senza dubbio uno degli storici migliori e degli studiosi pi
celebrati di Bisanzio, autrice dellAlessiade, biografia del padre Alessio primo Comneno. Anna inizi a
lavorare alla sua opera intorno al 1137, e ne stava ancora scrivendo le pagine finali dieci anni dopo, in punto di morte.
Anna ricorda spesso ai lettori della sua opera come fosse nata nella porphyra del Gran Palazzo
nel 1083, primogenita di Alessio e di Irene Doukaina. La sua nascita sanzion lalleanza delle famiglie
dei Comneni e dei Doukas, dando maggior stabilit allimpero verso la fine del turbolento undicesimo secolo.
Nel contesto di questa alleanza suo padre adott Costantino Doukas, figlio di Michele settimo (1071-78) e
Maria dAlania, e ne concluse il fidanzamento con Anna. Quando era bambina, Anna ricordava
occasioni in cui, quando suo padre veniva acclamato in pubblico, lei e Costantino venivano omaggiati a
loro volta. Tutte le volte che limperatore e la sua famiglia lasciavano il palazzo, i demi li
accompagnavano   cantando Molti anni allimperatore! Molti anni allimperatrice!, di solito per tre
volte. Anna si convinse cos che al momento opportuno avrebbe ereditato il potere imperiale. Questa
prospettiva venne vanificata dalla nascita di un figlio di Alessio e Irene nel 1087, suo fratello Giovanni.
Questultimo sostitu Costantino come erede designato e Anna perse il ruolo di futura imperatrice. Al
momento di descrivere questi avvenimenti, sessantanni dopo, la principessa era ancora piena di rancore
verso il fratello minore, anche se doveva ben sapere che era del tutto normale per un sovrano bizantino
designare il proprio figlio maschio alla successione.
Anna aveva numerosi ricordi felici di Costantino Doukas e di sua madre Maria dAlania. Come
era consuetudine nel caso di matrimoni combinati, Anna era stata mandata a vivere presso di loro gi
allet di sette anni, un periodo della sua vita che avrebbe sempre ricordato con grande gioia: sembra
non stancarsi mai di lodare Maria e il fidanzato. Costantino, circa nove anni pi anziano di Anna, era
evidentemente dotato di una bellezza celestiale, non di questo mondo; molti aspetti del suo fascino
catturavano losservatore: in breve, chiunque lo vedesse diceva: "Egli  come il Cupido del pittore".
La vedova imperatrice Maria veniva considerata incarnazione dellAmore (...) unopera darte
vivente, oggetto del desiderio per gli amanti della bellezza. Altre fonti confermano come Maria fosse
considerata estremamente avvenente; essa riusc anche a difendere per diversi anni i diritti del figlio al
trono. Organizz un circolo letterario, e commission opere ad autori di spicco come Teofilatto di
Ocrida ed Eustazio di Nicea. Fu forse lei a spingere Anna alla lettura e allo studio.
Poco dopo il 1094, tuttavia, Costantino mor, e Anna torn alla propria famiglia. In questa fase
della sua vita si dedic con fervore agli studi intellettuali, sviluppando le sue evidenti attitudini e la sua
curiosit. Giunse a padroneggiare il quadrivio avanzato delle materie matematiche, cos come la
filosofia e la medicina. Quando i genitori tentarono di impedirle di approfondire la conoscenza dei testi
aristotelici, ingaggi segretamente Michele di Efeso, un noto esperto della materia. Fu grande
ammiratrice della nonna   paterna, Anna Dalassena, di cui portava il nome, che aveva tenuto nelle sue
mani il potere supremo a Costantinopoli quando Alessio I era lontano dalla capitale, impegnato nelle
sue campagne militari. Anna la descrive nei minimi particolari come esempio di donna dotata di una
mente maschile, della pi profonda pietas, di grande forza di carattere e capacit intellettuali; il suo
esempio pu certamente aver nutrito le ambizioni politiche della nipote.
Allet di quattordici anni Anna spos Niceforo Briennio, un altro alleato del padre, da cui ebbe
quattro figli. Niceforo apparteneva a una nota famiglia dellaristocrazia militare, e serv fedelmente
Alessio durante tutto il suo regno. Anna ne parla sempre con devozione, definendolo il mio Cesare.
Per tutta la sua vita adulta, essa coltiv lo studio della filosofia, della medicina, dei testi scientifici e
della letteratura, leggendo opere sia antiche che contemporanee. Come Maria dAlania, Anna organizz
un circolo letterario dove studiosi, poeti e chierici leggevano e discutevano le loro ultime fatiche.
Nonostante la naturale determinazione del fratello di succedere al padre, Anna pare non aver
mai completamente accettato il proprio destino, lesclusione dal ruolo di imperatrice. La madre, Irene
Doukaina, la incoraggi in questa sconsiderata opposizione a Giovanni. Irene tent di persuadere il
marito a nominare Briennio suo successore, e Alessio sembra non aver scartato del tutto questa
possibilit; ma Briennio stesso cap che un genero non avrebbe avuto alcuna speranza di prevalere sul
figlio legittimo, e si rifiut di prendere parte alle trame di Anna. Cos, quando Alessio I si trov in
punto di morte, nel 1118, fu Giovanni a prendere lanello dal dito del padre e a farsi acclamare
imperatore. Anche dopo una simile trasmissione del potere sovrano, del tutto normale, Irene e Anna
continuarono a complottare contro di lui; lanno seguente Giovanni le costrinse quindi al ritiro nel
convento della Vergine Kecharitomene (piena di Grazia), dove la madre mor nel 1127, e dove, dopo la
scomparsa del marito, avvenuta dieci anni pi tardi, Anna si dedic al proprio magnum opus.
L'Alessiade, biografia eroica del grande sovrano Comneno,   riecheggia Omero gi nel titolo:
Anna vuole suggerire che il padre sia stato una sorta di nuovo Odisseo. Sebbene non sia altrettanto
lunga e composta in prosa anzich in versi, la narrazione di Anna mostra una concezione ambiziosa,
allo scopo di coprire la maggior parte dei fatti relativi allascesa al trono di Alessio e ai suoi trentasette
anni di regno. Il testo occupa circa cinquecento pagine nella traduzione inglese dei Penguin Classics, ed
 ricco di aneddoti interessanti e dettagli divertenti. I primi tre libri sono interamente dedicati a
discolpare la famiglia dei Comneni dallaccusa di aver usurpato il potere imperiale. I libri dal quarto al nono
sono riservati invece alle guerre contro normanni, sciti (trib settentrionali che si battevano con armi
definite da Anna barbariche), turchi e cumani. Nei libri decimo e undicesimo lautrice ci offre il suo famoso
resoconto della prima crociata (1096-1104), che  utile confrontare con le testimonianze occidentali.
Lopera continua poi con linvasione normanna dellimpero guidata da Boemondo, figlio di Roberto il
Guiscardo, nel 1105, e con la sua sconfitta. I due libri conclusivi descrivono altre campagne militari,
nonch il trattamento riservato ai dualisti manichei e ai bogomili (eresie estirpate da Alessio) e la
fondazione dellorfanotrofio di Costantinopoli. Nel corso di questo racconto cos denso di eroiche
imprese militari e altre azioni, Anna riferisce spesso anche eventi al di fuori dellordine cronologico
corretto, fornendo per scarse notizie sugli sviluppi interni.
Alessio I Comneno ebbe sicuramente il merito di restaurare il prestigio del potere sovrano,
lasciando al figlio Giovannisecondoun impero molto pi forte. Anna documenta tale processo
indirettamente, mostrando come egli svilupp qualit di governo: Quando ebbe assunto la sovranit
dei romani, essendo un uomo dazione, si immerse immediatamente negli affari di stato (...) Alessio,
maestro dellarte di governare, dedic tutte le proprie innovazioni al bene dellimpero stesso. Alessio
si affid principalmente ai suoi parenti, tra i quali la madre Anna Dalassena, per ricoprire i posti chiave
nellamministrazione. Una delle sue prime decisioni da imperatore fu quella di condividere con lei la
responsabilit di dirigere lo stato: Quindi stabilisco (...) che in virt   della sua lunga esperienza delle
questioni mondane (...) qualunque decreto scritto essa emani (...) avr la stessa vincolante validit di
uno emanato dalla mia serena Maest (...) E qualunque soluzione o qualunque ordine, scritto o orale,
ragionevole o irragionevole essa dia, a patto che riporti il suo sigillo (...), tale ordine sia considerato
come proveniente dalla mia mano sovrana.
Anna Dalassena organizz le attivit del palazzo imperiale secondo il modello monastico, fatto
che contribu a imporre un ordine maggiore allamministrazione. Ebbe un ruolo rilevante nel
consolidare il dominio dei Comneni, ed era ancora attiva nel 1095, quando ordin laccecamento e
lesilio di Niceforo Diogene, che aveva tramato contro Alessio.
Questa donna potente allev almeno otto figli, tutti sposati nel modo pi vantaggioso per creare
alleanze con altre famiglie dellaristocrazia bizantina. Sebbene si fosse in precedenza opposta alla
famiglia Doukas, Anna Dalassena cap che lunione del figlio Alessio con Irene Doukaina avrebbe
consolidato la nuova dinastia dei Comneni grazie alla creazione di una rete di appoggi senza pari.
Riorganizzando lamministrazione, Alessio I cre tutta una serie di nuovi titoli di corte, che riserv a
membri della sua famiglia e ad altri esponenti di questa rete di alleanze - unimportante e duratura
aggiunta alla gerarchia dellimpero. Nella sua opera storiografica, Anna Comnena documenta il
servizio leale svolto da uomini di nascita umile, e anche da stranieri ammessi nei circoli dominanti
della capitale. Anche se la principessa non parla dettagliatamente della riforma monetaria, il nuovo
pezzo aureo da 20,5 carati, coniato per ordine di Alessio,  documentato da un trattato sulla tassazione,
il Logarike. Questultimo include i rapporti stilati dagli ufficiali delle tasse e i rescritti di Alessio, che
testimoniano come il sistema di calcolo delle imposte nelle province fosse allineato alla nuova moneta.
Ovviamente Anna elogia limperatore per aver difeso lortodossia, in particolare condannando la
ripresa delleresia dei bogomili, il cui capo Basilio venne arso sul rogo.
Nel campo delle relazioni internazionali Anna richiama particolarmente lattenzione del lettore
sulla stabilit e lordine imposti dal padre dopo un decennio di guerra civile, evidenziando i
suoi   negoziati con Venezia iniziati ancor prima della sua ascesa al trono nel 1081. Il crisobollo
contenente i privilegi accordati alla Repubblica favoriva certamente i suoi mercanti a scapito di quelli
bizantini, ma rafforzava lalleanza navale contro i normanni.
Quando i turchi attaccarono Damalis, sul Bosforo, Anna ricorda come suo padre li costrinse alla
ritirata: Egli ordin che gli uomini frettolosamente reclutati si imbarcassero su piccole navi (...)
portando soltanto archi e scudi (...) per forzare un passaggio in segreto durante la notte doppiando al
largo i promontori, e quindi (...) sbarcare dalle loro navi e attaccare di sorpresa i turchi; dovevano
quindi reimbarcarsi e tornare immediatamente alla base (...) Egli li ammon di dare istruzioni ai loro
rematori di non fare alcun rumore vogando. I turchi cominciarono a ritirarsi e subito Alessio ordin
alle truppe di occupare villaggi ed edifici: Venne ordinato ai fanti di montare a cavallo, usare una
lancia e compiere rapide incursioni di cavalleria contro il nemico (...) in pieno giorno (...) cos la
scintilla nascosta del prestigio romano cominci a poco a poco a divampare come una fiamma (...) e il
sultano fu costretto ad avanzare precipitosamente la richiesta di un armistizio.
Manovrando i capi turchi uno contro laltro, Alessio riusc a riconquistare una porzione considerevole di territorio, ma non a impedire la caduta di Iconio nel 1084, che divenne la capitale del
sultanato selgiuchide di Rum. La conquista turca di Gerusalemme nel 1087 spinse poi Alessio a lanciare il suo appello a papa Urbano il per unire i cristiani contro i guerrieri musulmani (si veda il capitolo 24). Si apr allora a Bisanzio una fase politica completamente nuova, che port le forze occidentali nel Mediterraneo orientale. Nel 1097, con lappoggio di questi crociati, Alessio riconquist Nicea dai turchi. Quattro anni dopo, altri contingenti latini lo aiutarono a riprendere il controllo di Ankara e quindi Alessio procedette a ristabilire il dominio bizantino su tutte le coste dellAsia Minore.
Anche se larrivo di ambiziosi cavalieri e mercanti occidentali caus ulteriori problemi allimpero,
Bisanzio ricav dunque un beneficio dalla loro presenza, e
Anna ha qualche motivo nel lodare suo padre per aver creato legami pi forti con la cristianit
latina.
LAlessiade  piena di appassionanti scene di battaglia, di ricordi di importanti colloqui e di
descrizioni dellaccoglienza riservata dai bizantini ai visitatori stranieri; a ci si aggiungono rapide
annotazioni sui differenti caratteri coinvolti, che tratteggiano il loro modo di comportarsi, il loro
abbigliamento e la loro filosofia. Dopo una dura sconfitta subita da parte dei peceneghi, ad esempio,
Anna ricorda come Giorgio Paleologo, sopravvissuto alla morte del suo cavallo, avesse vagato a piedi
per undici giorni, fino a trovare rifugio da una vedova, i cui figli erano a loro volta scampati alla stessa
battaglia, che gli aveva mostrato il modo per tornare dai suoi. Durante linvasione di Cipro la
principessa narra come Rhapsomates, lusurpatore, fosse cos inesperto di cose militari, che veniva
preso dal panico e dalle vertigini tutte le volte che montava a cavallo. E dedica ampio spazio
allingegnoso inganno grazie al quale il capo normanno Boemondo fugg da Antiochia nel 1104: dopo
aver fatto circolare la voce della propria morte, si stese in una bara con la carogna di un gallo, che
puzzava come un cadavere, e fu trasportato via mare fino a Roma. Mi chiedo come abbia mai potuto
fare a sostenere un simile assedio al suo naso scherza Anna, sottolineando il fatto che questa era
unastuzia unica e senza precedenti (...) concepita per provocare la caduta dellimpero romano. Non
era informata che lo stesso stratagemma era stato gi usato dai normanni, anche se pi volte li accusa di
essere un popolo astuto e traditore.
Nell'Alessiade Anna non solleva il minimo dubbio sul significato e limportanza del ruolo del
padre, ed elabora complesse giustificazioni per i negoziati falliti, per le sconfitte subite per mano dei
normanni - Roberto il Guiscardo e Boemondo - e per i progetti imperiali che non andarono a buon fine.
In alcuni brani viene messa in risalto labilit di Alessio nel superare in astuzia turchi e sciti, e la sua
capacit nel convincerli a rinunciare al combattimento. Ogni minimo accenno apologetico si espande in
fiorite descrizioni della suprema virt del padre e delle meravigliose qualit da lui palesate tanto
nelle lotte contro i   nemici esterni che nella repressione degli eretici. Anna allude ripetutamente al
conflitto tra il desiderio di esaltare Alessio, che nasceva spontaneo dalla lealt filiale, e il dovere di
attenersi professionalmente ai fatti, rassicurando cos il lettore di essere in primo luogo e soprattutto
una storica.
Il definitivo trionfo di Alessio sugli eretici bogomili, nelle parole di Anna, chiuse il suo regno
sorprendentemente audace e innovativo; afferma poi che gli uomini che vissero allora, e furono a
stretto contatto con lui, devono provare ancora stupore per quanto si riusc a fare in quei giorni. Qui
vengono indicati tre aspetti fondamentali del governo di Alessio - audacia, innovazione, sorpresa - che
contribuirono al successo della sua restaurazione del potere imperiale. Certamente il sovrano non
poteva riportare indietro le lancette dellorologio della storia: limpero era stato irrimediabilmente
indebolito dalla crisi dellundicesimo secolo, ma Anna cerca di convincerci che laudacia del padre, le novit da
lui introdotte, la sorpresa suscitata dalle sue azioni fossero state davvero capaci di restituire Bisanzio al
suo ruolo di grande potenza mondiale.
I lettori dell'Alessiade non dovrebbero dimenticare che  opera di una donna. Anche se altre
donne bizantine scrissero lettere, inni, poesie e vite di santi, questo  il solo testo storiografico di una
certa ampiezza. Nella stessa epoca, varie autrici erano molto attive in Occidente: Ildegarda di Bingen
lavorava alla stesura di trattati di medicina e alle descrizioni delle sue visioni, Maria di Francia
componeva i suoi La'is (racconti) e Christine de Pisan la Citt delle donne. Ma le loro narrazioni,
visioni e canzoni trobadoriche non sono della stessa ampiezza, e comunque esse non scrissero opere di
storiografia profana paragonabili al capolavoro di Anna. In effetti, l'Alessiade pare cos ambiziosa che
recentemente alcuni studiosi hanno avanzato dubbi sulla sua autrice. In particolare,  stato detto che la
principessa non avrebbe mai potuto descrivere fatti darme con tanta precisione senza far ricorso a una
raccolta di note e appunti stilati dal marito, Niceforo Briennio. A lui era stata affidata dallimperatrice
Irene la continuazione della storia composta da Michele Psello per il periodo   che andava dal regno di
Romano Diogene (1068-71) a quello di Alessio I Comneno, ma Niceforo era riuscito a completare solo
quattro libri, fino al 1079, lasciando poi un testo appena abbozzato. Anche se Anna fa ripetuti accenni
alla Storia del marito, non cita mai in modo diretto il materiale da lui raccolto, che potrebbe aver
utilizzato nel suo lavoro; e anche quando si ispira al testo di Niceforo, lo riscrive nel suo stile, che
appare letterariamente pi raffinato. Dal momento che tutti gli storici, uomini o donne che siano, usano
come fonti i testi di altri, la capacit di Anna di ricorrere a memorie diverse di avvenimenti di cui non
era stata lei stessa testimone, permettendo cos al lettore di giudicarne laffidabilit o parzialit, non
diminuisce in alcun modo la sua statura.
Anna spiega, ovviamente, in che modo fosse giunta a conoscere eventi particolari, strategie
militari e battaglie. Come altri prima di lei, segue una tradizione storiografica ben consolidata, dove i
modelli classici di Tucidide ed Erodoto continuavano a essere studiati con attenzione. Quando possibile
gli storici utilizzavano i racconti dei testimoni oculari, o informazioni che circolavano tra i soldati che
avevano preso parte alle campagne, o resoconti scritti dopo i fatti. Anna segue questa prassi, come
fanno tutti gli autori bizantini quando descrivono operazioni militari cui non hanno preso parte
personalmente. La principessa cita il nome di un diplomatico latino, ad esempio, che era stato inviato
dal vescovo di Bari a Roberto il Guiscardo durante la sua campagna contro Durazzo, come fonte per
lepisodio di una terribile tempesta che distrusse gran parte della flotta normanna. Dal momento che
Anna e sua madre accompagnarono Alessio in alcune delle sue spedizioni, Anna ebbe anche
loccasione di ascoltare direttamente dal padre il racconto di ci che era accaduto, di assistere a
discussioni tra lui e i suoi comandanti, come Giorgio Paleologo, e di raccogliere testimonianze da altri
personaggi coinvolti. La sua narrazione  ricca di scambi di opinioni e conversazioni; Anna cita spesso
parole dei protagonisti, che in effetti poteva aver ascoltato in prima persona, nella forma in cui furono
pronunciate.
Anna si basa anche su fonti scritte, fra cui registrazioni ufficiali   di trattati dalleanza e piani
strategici, rapporti su quale tipo di tattica militare avesse avuto successo e su quale fosse fallita, e sulle
reazioni nemiche. Erano anche annotati atti individuali di coraggio o di tradimento, e le circostanze
della morte in battaglia di vari soldati e ufficiali imperiali. Notizie dal fronte di guerra venivano anche
annunciate pubblicamente nella capitale, nel foro di Costantino, come avvenne, ad esempio, quando
Eustazio Kamytzes descrisse la sua fuga straordinaria durante la campagna turca contro Nicea. Mentre
altri autori di sesso maschile avevano spesso unesperienza diretta del combattimento, Anna si trovava
nel cuore del potere bizantino, unottima posizione per capire ci che accadeva. Ciononostante la
principessa  sempre molto parziale e ansiosa di presentare il padre in una luce favorevole, anche
quando i suoi piani di battaglia fallirono ed egli fu costretto a fuggire.
Un altro motivo per enfatizzare labilit diplomatica del padre pu essersi venuto a creare nel
1147, quando Manuele primo Comneno accolse benevolmente a Costantinopoli i comandanti della seconda
crociata. Anna probabilmente desiderava mettere in contrapposizione le simpatie filoccidentali di suo
nipote con le reazioni pi caute e calcolate del padre di fronte ai capi della prima crociata. Larrivo in
massa dei cavalieri latini e dei pellegrini nel 1096 aveva rappresentato un punto di svolta critico nei
rapporti tra Oriente e Occidente, che aveva condizionato negativamente tutte le successive trattative tra
i cristiani. Dal momento che Manuele era lodato dagli oratori di corte per la sua condotta di imperatore
e per il suo valore militare, Anna pu aver sentito il bisogno di richiamare lattenzione sui risultati
ottenuti da Alessio, che ormai correvano il pericolo di essere dimenticati. La sua storia costituisce un
contrappeso alla propaganda politica con cui i retori di corte della met del dodicesimo secolo esaltavano le
doti di Manuele.
Manuele favoriva anche nuove strane abitudini occidentali, come i tornei e luso di indossare i
pantaloni, che vennero introdotti a Bisanzio durante il suo regno. Ciononostante i costumi di corte
rimasero quelli tradizionali, ovvero lunghe tuniche di seta di vari colori, cos come labbigliamento dei
soldati, costituito da   tuniche pi corte abbinate a coperture per le gambe: in nessuno dei due ambiti
vennero ammessi i pantaloni, considerati uninnovazione piuttosto indecente. Per quanto riguarda i
tornei, bench llite di corte avesse praticato il polo fin da quando era stato introdotto dalla Persia nel
quintosecolo, la giostra cavalleresca era invece uno sport relativamente nuovo. Nel nono secolo vi sono
testimonianze occasionali su duelli individuali tra cavalieri, durante i quali un campione bizantino
aveva disarcionato un avversario straniero, ma il modo occidentale di giostrare in torneo era ancora
sconosciuto. Queste novit avevano provocato lopposizione dei conservatori: mettendo esplicitamente
Manuele in relazione con esse, Anna vuole suggerire forse un proprio e pi generale giudizio negativo
nei confronti del nipote; pu anche aver considerato il suo entusiasmo per gli usi occidentali non solo
sgradevole, ma addirittura pericoloso.
Anna scriveva la sua storia mentre la conquista turca dellAsia Minore centrale si consolidava
fino a divenire una realt permanente. Dopo la sconfitta subita dai bizantini a Mantzikert nel 1071,
varie trib si erano infiltrate nella regione, obbligando la popolazione locale a fuggire verso occidente;
intere comunit di villaggio, vescovi, proprietari terrieri, cercarono una nuova patria nelle province
europee dellimpero. Questo movimento da est a ovest provoc un maggiore sviluppo delle zone
balcaniche e della Grecia, che compens in parte le perdite in Asia. Ma lincapacit dellimperatore di
mettere un freno agli insediamenti turchi, nonostante laiuto dei crociati, divenne pi chiara nel corso
degli anni Trenta del dodicesimo secolo. Anche se Alessio I aveva stabilizzato lemissione di moneta aurea nel
1092, la ricchezza di Bisanzio era diminuita. In Occidente, Venezia, Pisa e Genova ne erano i principali
beneficiari, mentre i turchi a loro volta avevano creato i propri caravanserragli lungo le vie che
attraversavano le province dAsia Minore, recentemente conquistate, collegandole alla loro lontana
terra dorigine. Anna pu aver disapprovato le strette relazioni di Manuelesecondocon i sovrani occidentali,
che non lo avevano aiutato a riprendere il controllo del territorio perduto.
LAlessiade si conclude su una nota di profonda tristezza, ac  centuata dal senso di personale
fallimento dellautrice, che non era stata in grado di convincere il marito Niceforo Briennio a tentare di
conquistare il potere alla morte di Alessio. Questo ci aiuta a comprendere perch Anna chiuda la sua
storia tra le lacrime, descrivendo lavvento al trono del fratello, e lamenti quindi il proprio destino. La
sua opera costituisce comunque una lettura appassionante: analisi del regno del padre e racconto delle
vicende della famiglia, ma anche autobiografia, perch spesso ci offre commenti sulle proprie reazioni
ai fatti che descrive, sui propri pensieri e le proprie paure, LAlessiade  scritta nella forma pi classica
del greco attico, piena di termini oscuri e di antichi proverbi. Lo stile di Anna  molto elevato e dunque
piuttosto difficile. Come il regno del suo amato padre, Alessio I Comneno, la sua opera  coraggiosa,
nuova e sorprendente. Nessunaltra donna di epoca medievale, in Oriente o in Occidente, ebbe
lampiezza di vedute, la fiducia nei propri mezzi e le capacit per realizzare un progetto altrettanto ambizioso.

Capitolo 23.
UNA SOCIET COSMOPOLITA.
Mi si pu trovare scita tra gli sciti, latino tra i latini (...)
Ai persiani, parlo persiano (...)
Agli alani dico nella loro lingua: Buongiorno, mio signore, mia arcontessa, da dove venite?
Tapankhas mesfili khsina korthi kanda, e cos via (...)
Agli arabi, poich sono arabi, parlo in arabo (...)
Inoltre, accolgo i russi secondo le loro usanze (...): Sdraste, brate, sestritza, e dico: Dobra
deni.
Agli ebrei dico correttamente in ebraico: La tua oscura casa dedita alla magia, la tua bocca, un
baratro rifugio per le mosche, memakomene beth fagi beelzebul timaie (...)
Giovanni Tzetzes, Cronaca, dodicesimo secolo
Giovanni Tzetzes scrisse questi versi per accogliere i visitatori nella capitale bizantina -
eccettuati gli ebrei, cui riserva solo insulti - nel dodicesimo secolo, e lo scrittore non esagera certamente
riguardo al numero di stranieri. Avrebbe anzi potuto citare anche la celebre guardia varega (termine
usato a Bisanzio come sinonimo di vichinga), formata nel 988 da Basilio II, che comprendeva russi,
scandinavi e anglosassoni, o il contingente germanico stanziato in un proprio quartiere fin dal 1140, o i
catalani di Barcellona che frequentavano i mercati dellimpero e servivano come mercenari
nellesercito.
Nel suo atteggiamento verso gli ebrei Giovanni rispecchia fe  delmente la predominante visione
bizantina, secondo la quale essi avevano mancato di comprendere il messaggio universale del
cristianesimo, rimanendo ostinatamente attaccati alla loro religione tribale. Il suo componimento
continua con questo verso: Tu, ebreo testardo! Il Signore  giunto, che un lampo ti colpisca il capo!
Tuttavia, poich Dio aveva rivelato la Legge a Mos, come narra lAntico Testamento, gli ebrei erano
anche un popolo eletto, e non potevano quindi essere semplicemente bollati come eretici o pagani.
Questo testo riflette un rapporto non facile: lallusione a Belzeb (dallebraico beelzebul, signore delle
mosche) indica la credenza popolare secondo cui il demonio era il Signore delle Mosche, mentre la
magia era spesso associata alle pratiche religiose del giudaismo. Le comunit ebraiche, del resto,
avevano vissuto attivamente a Bisanzio fin dai tempi di Costantino I; i loro membri non erano costretti
a risiedere in quartieri particolari, ma probabilmente si stabilirono di propria iniziativa in aree prossime
alle sinagoghe. Sebbene debbano aver parlato ebraico, come testimonia Giovanni, dal sesto secolo si
servivano della traduzione greca della Bibbia (la versione detta dei Settanta), ed erano ormai
completamente ellenizzati.
Gli ebrei furono occasionalmente oggetto di persecuzioni, come al tempo dellimperatore
Eraclio (610-41), che li obblig a convertirsi al cristianesimo, e ancora nell'ottavo secolo, quando
limperatore Leone terzo li costrinse a ricevere il battesimo. Essi, tuttavia, si dimostravano abili nel
vanificare queste misure: come racconta Teofane nella sua Cronaca, gli ebrei (...) vennero battezzati
contro la loro volont, ma lavarono via il battesimo e parteciparono poi alla santa comunione a stomaco
pieno, profanando cos la fede. Leone sesto eman altri provvedimenti coercitivi simili a quelli citati alla
fine del nono secolo, probabilmente con lo stesso esito.  improbabile che si giungesse alla conversione
permanente di un gran numero di ebrei. Nella Sparta del decimosecolo san Nicone attacc la comunit
giudaica locale, accusandone i membri di essere responsabili di unepidemia scoppiata in citt. Li fece
cacciare e si rifiut poi di permettere che tornassero ai loro lavori di tessitori e sarti, a meno che non si
fossero convertiti. Gli ebrei   erano normalmente considerati responsabili di malattie altrimenti
inspiegabili, della morte o di altre sventure capitate a cristiani.
Allinizio dell'ottavo secolo, ad esempio, il primo manifestarsi delliconoclastia contro le chiese
cristiane nella Siria musulmana venne attribuito a un mago ebreo.
Nonostante quanto detto finora, gli ebrei a Bisanzio erano generalmente tollerati, cos come le
peculiarit della loro fede.
In tutto il territorio dellimpero lavoravano come mercanti, banchieri, prestatori di denaro, ed
erano anche impiegati come tessitori di seta e sarti. Grazie allItinerario di Beniamino di Tudela, un
rabbino spagnolo che ricorda la sua visita a circa trenta comunit in territorio bizantino durante gli anni
Sessanta del dodicesimo secolo, siamo informati sulle diverse attivit di circa novemila ebrei. Il panorama varia
da un povero villaggio rurale di circa duecento anime sul monte Parnaso, vicino a Delfi, a gruppi
urbani pi o meno nutriti, compresi gli ebrei residenti a Costantinopoli, specialmente a Galata, il
quartiere a nord del Corno dOro, che formava la tredicesima regione dalla capitale, e che Beniamino
consce gi con il suo nome pi tardo di Pera. Lautore testimonia come gli ebrei bizantini incontrati a
Costantinopoli, al pari di quelli di Tebe e Tessalonica, si distinguessero nella manifattura della seta, e
godessero tutti di un alto tenore di vita. Beniamino non sembra aver visitato la comunit di Castoria,
nella Grecia settentrionale, che aveva prodotto nuovi inni per le celebrazioni nella sinagoga alla fine
dellundicesimo secolo; altrove, egli annota sempre i nomi dei rabbini e dei principali studiosi del Talmud.
A Costantinopoli Beniamino esprime la propria meraviglia di fronte alla confusione e al
frastuono causato dallattivit dei mercanti provenienti da ogni parte del mondo: Mesopotamia,
Babilonia, Persia, Egitto e Palestina, dallestremo Nord e dallEuropa occidentale. Egli menziona anche
il medico imperiale, il rabbino Salomone (lEgiziano), unico ebreo cui era concesso di spostarsi a
cavallo, e osserva lo scisma dei karaiti, una setta che rifiutava il Talmud dellebraismo ortodosso, dai
rabbaniti, che, al contrario, ne seguivano i precetti. A Pera, i conciatori bizantini si ritenevano in dovere
di riversare le loro acque di scarico di fronte alle case   ebraiche, fatto che aliment lodio e le cattive
relazioni. Tuttavia, le comunit giudaiche dellimpero non vennero mai molestate con una violenza
paragonabile a quella manifestatasi in Renania durante la prima crociata (come vedremo in seguito).
Durante i suoi successivi viaggi in Persia, Beniamino racconta che gli ebrei locali erano pi
ricchi rispetto a quelli che risiedevano a Bisanzio. Egli sottolinea tuttavia di non aver mai visto una
citt simile a Costantinopoli, solo eguagliata da Baghdad. Gli ebrei erano parte integrante della
societ cosmopolita di Bisanzio. Diversamente, molti altri gruppi cercarono impieghi temporanei
nellimpero, lavorando per lamministrazione o la corte in vari modi.
Per secoli Bisanzio attir avventurieri, pirati, falsi profeti ed eretici, ognuno alla ricerca di
fortuna o di un pubblico che ne ascoltasse le opinioni, cos come mercanti e mercenari che offrivano i
loro servigi. Gli armeni ad esempio trovarono spesso impiego nelle forze armate bizantine. Mentre le
dimensioni dellimpero si estendevano a partire dal decimosecolo, una cerchia pi vasta di territori e culture
fin per ricadere nellorbita di Bisanzio. Un caso emblematico si verific nel 1034, quando Harald
Hardrada giunse a Costantinopoli con cinquecento vichinghi armati delle tradizionali bipenni. Il
giovane principe era stato costretto a lasciare la Norvegia e a viaggiare fino a Bisanzio attraverso
Novgorod, i fiumi russi e varie colonie cristiane, scendendo le rapide del basso Dnepr e infine solcando
il mar Nero. A Costantinopoli, che i norvegesi chiamavano Miklagard (la Grande Citt), egli serv per
dieci anni con la guardia varega, partecipando a una campagna in Sicilia. Il suo successo attir altri
soldati di fortuna provenienti dallIslanda, dalla Scandinavia e dallInghilterra anglosassone, a seguito
della vittoria normanna nella battaglia di Hastings del 1066. Oltre ai loro normali doveri di membri di
ununit sceltissima, questi soldati erano stanziati nel Gran Palazzo come truppe di guardia,
riconoscibili grazie al loro particolare aspetto e al loro armamento.
Una notevole confusione circonda la descrizione della partenza di Harald da Costantinopoli: la
sua Saga sostiene che Harald entr in contrasto con limperatrice Zoe, tent di rapirne la nipote Maria e
fu coinvolto nellaccecamento di Michele V. Il racconto   descrive inoltre il modo in cui Harald riusc
a uscire dal Corno dOro, che era stato chiuso da catene di ferro: Disse ad alcuni dei rematori di
sforzarsi quanto pi potevano, mentre chi non stava remando doveva correre verso la poppa delle galee
con tutto il proprio equipaggiamento. Cos le galee montarono sulle catene.
Non appena si incagliarono su di esse, Harald ordin agli uomini di correre verso la prua. La
galea di Harald oscill in avanti allimpatto, e quindi scivol via dalle catene; laltra nave per rimase
bloccata, e la sua chiglia si spezz. Molti dellequipaggio morirono, ma alcuni furono salvati dal
mare.
Harald abbandon ben presto la principessa Maria a terra e navig verso Novgorod, dove il
principe Jaroslav gli concesse la figlia in sposa. Infine, rivendic la propria eredit di re di Norvegia, e
qui coni regolarmente un tipo di moneta argentea che sembra imitare il miliaresion bizantino (del
valore di un dodicesimo del nomisma aureo); imitazioni dello stesso genere sono state scoperte anche
in Svezia e Finlandia. Harald fu forse il fondatore di una chiesa dedicata a san Olaf nella colonia
scandinava di Costantinopoli, oggetto di donazioni da parte di molti devoti del culto nordico.
Nel dodicesimo secolo, a questo reclutamento di soldati dal Nord si aggiunse la presenza di pellegrini
cristiani come re Erik di Danimarca e il suo successore Sigurd, che visitarono entrambi Costantinopoli
durante il viaggio da Gerusalemme a Roma, tornandone con doni di reliquie, arredi sacri in oro e
argento e un breviario greco. Sigurd aveva percorso il sistema fluviale e quindi attraversato il mar Nero
fino alla capitale bizantina a bordo della sua nave vichinga, che don ad Alessio I Comneno.
Limbarcazione  rappresentata con la prua a forma di drago in una famosa raffigurazione di
Costantinopoli risalente al XV secolo. Limperatore colloc il rivestimento metallico della testa del
dragone nella chiesa di San Pietro. I vichinghi della guardia imperiale continuarono a prestare servizio:
nel luglio del 1203, il crociato occidentale Goffredo di Villehardouin rimase impressionato da un
picchetto donore che descrive formato da inglesi e danesi armati con asce da battaglia, disposti
lungo il tragitto dai cancelli del palazzo delle
Blacheme fino alla porta principale, dove venne posto sul trono Isacco il Angelo. Questi stessi
guerrieri si batterono anche contro i crociati durante lassedio del 1204 e morirono con i bizantini in
difesa della citt.
I vareghi lasciarono la loro impronta a Costantinopoli: un graffito in alfabeto runico (unantica
scrittura germanica), inciso su un parapetto marmoreo di Santa Sofia, pu forse indicare un momento di
noia durante la lunga liturgia, mentre uniscrizione runica su un leone del Pireo (oggi a Venezia) 
realizzata in uno stile molto pi formale. Dopo il servizio i vareghi tornavano in patria con monete
bizantine, sete utilizzate come sudari e paramenti daltare, armi e vesti particolari. Secondo la Laxdaela
saga, Bolli Bollason torn abbigliato in un magnifico costume ricamato in oro con un mantello color
porpora, vestiti di seta donatigli dal re di Miklagard. Come risultato di queste strette relazioni e di
questi scambi di doni, linfluenza bizantina sullarchitettura ecclesiastica, sulla pittura di affreschi, sulla
decorazione dei manoscritti e sullincisione dellavorio si diffuse in tutto il Nord, fino a luoghi remoti
come lIslanda. Lapidi con iscrizioni runiche furono innalzate in memoria di chi aveva viaggiato fino a
Bisanzio come mercante, pellegrino e mercenario, le cui gesta venivano poi commemorate nei poemi e
nelle saghe islandesi e scandinave.
Un altro gruppo etnico che lasci forti tracce di s a Bisanzio nellundicesimo secolo venne reclutato
nelle regioni orientali di Armenia e Georgia. Dalle due famiglie Cecaumeno e Pacuriano, in particolare,
provenirono molti comandanti militari di successo. Appartenente alla prima, il generale armeno
Cecaumeno padroneggiava larte della scrittura, al punto da riuscire a registrare le proprie memorie,
che includono strategie militari e vittorie sorprendenti sui bulgari, cos come numerosi consigli diretti
ai figli e basati sullesperienza personale. Della seconda famiglia conosciamo in gran parte la figura del
georgiano Gregorio Pacuriano, che si batt per Bisanzio dal 1064 fino alla morte in battaglia contro i
peceneghi nel 1086. Insieme alla moglie Kale, Gregorio sostenne il monastero georgiano di Iviron sul
monte Athos: il testamento della donna descrive dettagliatamente la distribuzione dei
suoi   possedimenti a parenti e schiavi liberati. Gregorio fond inoltre il proprio monastero a Petritzos
(lodierna Backovo, in Bulgaria), stilandone latto di fondazione in cui era previsto un lascito
sufficiente per cinquantuno monaci georgiani e un notaio, che avrebbe dovuto conoscere il greco per
poter trattare con le autorit locali. I monaci avrebbero ricevuto la loro rendita annuale il giorno di
Pasqua, quando il monastero organizzava alle proprie porte una fiera. Molti dei suoi commilitoni si
ritirarono in questa comunit, cui Gregorio fece dono di estesi possedimenti.
Gregorio costru inoltre tre ostelli per i viaggiatori che si recavano dai Balcani centrali
scendendo la valle della Maritza verso Adrianopoli e Costantinopoli; egli seguiva cos una tradizione
bizantina risalente ai primi secoli del cristianesimo che rifletteva lideale di filantropia praticata dai
sovrani come virt imperiale e imitata dai loro sudditi. A Costantinopoli, limperatrice Irene istitu
mense pubbliche, ospizi per gli anziani e cimiteri speciali che offrivano adeguata sepoltura agli
stranieri che si ammalavano e morivano nella capitale. I servizi sociali erano pi sviluppati nei centri
urbani, ma i monasteri rurali potevano anche offrire cure mediche di base. Nel 1152, ad esempio,
Isacco Comneno fond un monastero imperiale a Vera (Pherrai, in Tracia), dotato di un ospedale con
trentasei letti e terme per gli abitanti del villaggio e per i monaci. Pacuriano si inser quindi in una
consolidata tradizione di fondazioni caritatevoli, che comportava cure pi efficaci per i viaggiatori e
incoraggiava il movimento e la mescolanza tra le popolazioni.
Durante il dodicesimo secolo, la dinastia dei Comneni fondata da Alessio I si serv di un maggior
numero di stranieri, talvolta premiandoli con un riconoscimento noto come pronoia (letteralmente,
cura). Il significato preciso del termine  tuttoggi discusso: queste concessioni fornivano a chi le
riceveva, spesso un soldato, il diritto di riscuotere le tasse statali, per un periodo di tempo limitato, da
un possedimento o da un gruppo di contadini che vi dimoravano, o da fondazioni pie come i monasteri.
Questo beneficio veniva considerato temporaneo, e poteva essere revocato in ogni momento, ma la sua
originaria connessione con la sfera   militare venne via via perdendosi, che si trattasse di un premio per
azioni passate o di una gratifica in vista di un servizio futuro. Sotto Michele ottavo Paleologo
(1259-1282) questo tipo di riconoscimento divenne ereditario, privando cos lo stato dei proventi in
modo permanente; i possessori di una pronoia riscuotevano semplicemente le tasse, senza fornire alcun
servizio. Se il sistema fu introdotto nel dodicesimo secolo per ricompensare i mercenari stranieri, il suo
successivo sviluppo fu una delle cause della debolezza bizantina.
Questa realt cosmopolita propria della Bisanzio dellundicesimo e dodicesimo secolo porta a domandarsi se
limpero fosse pi aperto allora che in passato a elementi esterni. Larrivo dei crociati occidentali cre
ovviamente un cambiamento significativo nellattitudine sia delle lite che del popolo nei confronti dei
cristiani latini. Tuttavia, gi a partire dalla fine del decimosecolo, Bisanzio attir e impieg un numero pi
ampio di stranieri, che trovarono lavoro e compensi negli sviluppati mercati dellOriente. La loro
ricerca di ricchezza fu bilanciata dalla capacit dellimpero di assimilare gli stranieri, e dal suo bisogno
di abile manodopera. La struttura imperiale fu inoltre in grado di accogliere elementi molti diversi, a
patto che si dimostrassero fedeli: gli imperatori si entusiasmavano per la novit e le varie e molteplici
capacit militari di combattenti come i vareghi. La fiducia di Bisanzio nella propria organizzazione
sociale e politica permetteva un grado maggiore di tolleranza rispetto ad altre societ medievali meno
solide e strutturate.
Per chi si stabiliva a Bisanzio e pagava le tasse, la conoscenza del greco era un requisito
essenziale e lapprendimento della lingua divenne pi facile nellundicesimo e dodicesimo secolo, poich il vernacolo
parlato nelle strade si dimostr pi semplice del greco attico usato dagli intellettuali (si veda il capitolo
21). Il demotico divenne gradualmente la lingua comune del commercio nel Mediterraneo orientale,
usato dai mercanti arabi, siriani, veneziani, genovesi e pisani. Gli italiani furono regolarmente
impiegati dalla corte imperiale come traduttori, ma non in maniera esclusiva. Nel corso del dibattito tra
il cardinale Umberto, che guid lambasceria romana, e il patriarca Cerulario nel 1054, fu Giovanni lo
Spagnolo a dover gestire la loro controversia; anche nel 1192 dellamba  sceria bizantina a Genova
faceva parte un interprete chiamato Gerardo Alamanopoulos (figlio di Alamanno), un tedesco che
probabilmente aveva sposato una donna greca. I nuovi arrivati ebbero quindi accesso a Bisanzio
attraverso un sistema linguistico meno complicato, e riuscirono ad apprendere i rudimenti del greco
parlato senza doverne imparare le forme pi colte.
Gli studiosi di letteratura hanno da lungo tempo individuato una somiglianza tra le occidentali
chansons de geste, come la Chansort de Roland o il Pellegrinaggio di Carlo Magno, lepica del Digenis
Akritas e il revival bizantino del romanzo tardoantico, ponendo dunque la questione di possibili
influenze occidentali a Bisanzio. Mentre tre dei quattro romanzi bizantini sono composti in greco
attico, le imprese militari di Digenis sono scritte nel greco parlato del dodicesimo secolo. In questo, il poema
condivide il tono linguistico dei versi popolari che schernivano gli ufficiali pi in vista, delle storie
cristiane di miracoli e delle narrazioni considerate utili allanima. Simili espressioni vemacolari
venivano utilizzate nelle chansons occidentali. Luso del greco parlato venne inoltre incoraggiato da
Maria dAlania, suocera di Anna Comnena, alla fine dellundicesimo secolo, da Berta di Sulzbach, prima
moglie di Manuele primo (1143-1180), e da altre principesse occidentali che commissionarono ad autori
come Giovanni Tzetzes la composizione di versioni demotiche dell'Iliade e dell'Odissea, per facilitare
lapprofondimento della loro conoscenza della cultura greca.
La crescita di tale letteratura, che poteva essere apprezzata sia dai latini che dai bizantini poco
istruiti, riflette una nuova consapevolezza della difficolt di padroneggiare il greco attico, e del bisogno
di testi letterari semplificati. Sebbene alcuni storici sostengano che Eleonora dAquitania, spesso
considerata patrona dei trovatori, abbia accompagnato il marito re Luigi settimo di Francia nella seconda
crociata del 1147, e possa aver incontrato Berta alla corte bizantina, il suo incoraggiamento non fu
certo essenziale per il manifestarsi di questi sviluppi letterari. Limpero stava cambiando e si adattava a
nuove esigenze, tra cui luso di una diversa forma di greco, che corrispondeva pi da vicino al
linguaggio parlato.
Oltre al crescente numero di visitatori stranieri alla corte im  periale, la fiorente economia di
Bisanzio continu ad attirare mercanti provenienti da ogni parte del Mediterraneo. In una storia satirica
scritta da un autore anonimo del dodicesimo secolo, leroe Timarione, che si descrive come un turista
proveniente dalla Cappadocia, visita Tessalonica nel periodo della festa annuale di san Demetrio.
Timarione desidera vederne i luoghi sacri, come la chiesa con il suo olio miracoloso che stillava
dallicona del santo, e si meraviglia per la grandezza della fiera. Sale quindi sulla collina del castello
per osservare limmenso mare di tende: Le bancarelle dei mercanti, luna di fronte allaltra, erano
disposte in file parallele (...) e in vari punti agli angoli delle file cerano altri banchi (...) Non ho potuto
trattenermi dal confrontarle con il millepiedi dal lungo corpo, che mostra innumerevoli zampe sotto al
proprio ventre (...) Cera ogni tipo di veste da uomo o da donna, tutte le merci provenienti dalla Beozia
e dal Peloponneso, dallItalia e da Grecia, Fenicia, Egitto, Spagna e dalle Colonne dErcole, dove si
producono i migliori paramenti daltare. In questo modo egli esprime la propria meraviglia per la pi
importante fiera che si tiene in Macedonia l8 ottobre, giorno della commemorazione del santo.
Queste fiere stimolavano leconomia locale, e ovviamente attiravano mercanti da luoghi vicini e
lontani, dimostrando cos unattivit commerciale costante, anche quando le province vennero a
trovarsi prive di valuta imperiale e non si hanno testimonianze relative ai nomi dei commercianti. A
partire dal dodicesimo secolo  documentata in fonti italiane lesportazione di olio doliva e di prodotti di seta
locali, strettamente collegati alla coltura del gelso.
I mercanti veneziani frequentarono numerosi porti del Peloponneso e della Grecia centrale,
ovviamente ricavando profitti dai propri traffici: Costantinopoli rimase per la principale meta
commerciale. La sua prosperit dipendeva anche dalla presenza dei mercanti stranieri, alcuni stanziati
permanentemente nei propri quartieri, altri presenti solo occasionalmente in citt. Alla met del dodicesimo
secolo, il geografo arabo Idrisi notava che Costantinopoli prospera, avendo mercati e mercanti, e la
sua popolazione  ricca. La capitale imperiale era ancora capace di impressionare,   mantenendo il
carattere cosmopolita che aveva attratto cos tanti viaggiatori attraverso i secoli. Anche dopo il 1261
Abdullah, un mercante musulmano, ne venne profondamente colpito:  una grande citt sulle rive del
mare, paragonabile ad Alessandria: ci vuole una mattina intera per attraversarla da un capo allaltro. Vi
 un luogo largo quanto due terzi di Damasco, circondato da mura con un cancello, riservato
esclusivamente alluso dei musulmani. Vi  un luogo simile per gli ebrei (...) Ci sono centomila chiese,
meno una (...) Egli (limperatore) ne ha completato il numero costruendo la Grande Chiesa (...), che 
uno dei pi ammirevoli e meravigliosi edifici che si possano vedere.
Dalla sua massima estensione nel sesto secolo, quando copriva lintero Mediterraneo orientale,
fino alla pi ridotta, quando divenne una piccola federazione di citt-stato nel quattordicesimo, Bisanzio fu sempre
un impero, non una nazione. Le popolazioni che vi risiedevano, che si trattasse di greci, latini, armeni,
ebrei o di membri di altre comunit, si consideravano suoi cittadini, che pagavano i tributi e
beneficiavano della sua protezione e delle sue leggi. La lingua dellautorit era il greco, sebbene essa
stessa si evolvesse dalle proprie radici classiche a un demotico pi facile da apprendere e condividere
per chi fosse di altra madrelingua. Allo stesso tempo, Bisanzio non perse mai la propria visione
omerica del mondo, caratterizzata dalle migrazioni e dallospitalit nei confronti degli stranieri, della
quale i nuovi arrivati continuarono a beneficiare.
Come in molti altri imperi, la corte fece venire elementi esterni da impiegare come mercenari e
funzionari, liberi da vincoli di lealt a ogni altro potere fuori o dentro la capitale. La mescolanza
cosmopolita di Bisanzio, diffusasi su enormi distanze per opportunit commerciali o semplice curiosit,
non fu limitata a Costantinopoli, come abbiamo visto nel caso della fiera di Efeso (si veda il capitolo
14). In qualunque modo si spostassero i visitatori, navigando da un porto allaltro o seguendo le vie di
terra, lintero impero era organizzato per il commercio e aperto ai pellegrini; i suoi ospizi, taverne e
alloggi garantirono che, per quanto orgoglioso ed egoista, non rimanesse mai limitato e chiuso in se
stesso.
...
.
...
PARTE QUARTA.
LE DIVERSIT DI BISANZIO.
Capitolo 24.
IL FULCRO DELLE CROCIATE.
...
Considerate dunque che lOnnipotente vi ha reso disponibili, forse per questo scopo, e
attraverso di voi Egli pu salvare Gerusalemme da una tale ignominia (...) Con laiuto di Dio noi
pensiamo che questo possa essere fatto per vostro tramite.
Guiberto di Nogent riferisce le parole di Urbanosecondonel bandire la prima crociata al concilio di
Clermont, 1095
Nel 1087, lequilibrio di potere in Medio Oriente venne alterato in modo decisivo quando i
turchi selgiuchidi presero Gerusalemme. Dopo la loro vittoria a Mantzikert (1071), i turchi avevano
continuato ad avanzare senza sosta verso meridione puntando al loro vero obiettivo, lEgitto
musulmano. La conquista di Gerusalemme interruppe le vie del pellegrinaggio verso la Terra Santa,
spingendo allazione i cristiani di tutto il mondo conosciuto. Ispirati dai terribili racconti di Urbano il
riguardo i vili e bastardi turchi (...) razza maledetta, e la contaminazione del paganesimo, cavalieri,
soldati e anche poveri pellegrini presero la croce in Occidente (tracciandone il segno sui loro abiti) e
partirono nella primavera del 1096 per la riconquista della Terra Santa. Le crociate contro gli infedeli
portarono durante il dodicesimo secolo a un contatto molto pi stretto, anche se spesso ostile, fra Oriente e
Occidente, con centro a Bisanzio.
Dopo un decennio di guerre civili tra il 1071 e il 1081, Alessio I
Comneno (1081-1118) trov lesercito bizantino in grave crisi, e comprese subito
limpossibilit di battersi contemporaneamente   in Oriente contro i turchi e in Occidente contro i
normanni. Egli fu quindi costretto a concentrare la propria attenzione nel respingere i normanni
dallEpiro (1081-85), mentre un gruppo di selgiuchidi si stabiliva a Nicea, nellAsia Minore
occidentale. Nel 1088 Alessio richiese e ottenne lappoggio di una compagnia di cinquecento cavalieri
al seguito del conte di Fiandra, che svolsero un eccellente servizio mercenario. Nel 1095, quando invi
a papa Urbanosecondoun appello per ottenere laiuto occidentale, Alessio si aspettava larrivo di altri
contingenti dello stesso tipo per assisterlo nelle sue campagne contro i turchi; e pu forse aver pensato
che le sue necessit potessero coincidere con gli scopi dei latini.
Insieme avrebbero espulso i turchi dallAsia Minore, per poi procedere alla riconquista di
Gerusalemme.
Nonostante la conquista araba di Gerusalemme, per secoli i cristiani avevano continuato a
recarsi in pellegrinaggio in Terra Santa. Dopo la sconfitta degli ungari e la loro conversione al
cristianesimo, le vie di terra verso Gerusalemme attraverso i Balcani e Costantinopoli erano state
riaperte, e i viaggiatori occidentali acquisirono via via maggior familiarit con la ricchezza di Bisanzio
e la straordinaria collezione di sante reliquie conservate nella capitale. Le loro visite, daltra parte,
resero i bizantini pi consapevoli della forza militare dei cavalieri latini. Sebbene limperatore potesse
non aver apprezzato la nuova vitalit del papato, riformato da Gregorio settimo (1073-85), e la crescente
influenza dellordine benedettino in Occidente, egli aveva sempre coltivato relazioni amichevoli con i
singoli pontefici, desiderando promuovere lunit dei cristiani.
Similmente, anche se papa Urbanosecondovedeva le crociate come unopportunit per riportare la
Chiesa di Costantinopoli sotto il controllo di Roma, in tutte le testimonianze relative al suo discorso di
Clermont  presente lappello ai cavalieri occidentali, che sono soliti ingaggiare guerre private anche
contro i credenti, perch rivolgano le loro forze contro linfedele. Fulcherio di Chartres narra che egli
li spinse ad aiutare i vostri fratelli che vivono in Oriente, che hanno bisogno del vostro aiuto, e lo
hanno gi invocato molte volte, parole che riflettono chiaramente lidea   di un fronte comune
cristiano contro laggressivo ritorno dellIslam. Roberto di Reims aggiunge che Urbanosecondoli incoraggi
anche richiamandoli ai vantaggi materiali: Entrate dalla via che porta al Santo Sepolcro; strappate
quella terra dalle mani della razza malvagia, e assoggettatela al vostro dominio. Quella terra, come
dicono le Scritture, "abbonda di latte e miele", e fu donata da Dio ai figli dIsraele.
Mentre il papa predicava la necessit che i cristiani prendessero la croce, offrendo il perdono
(indulgenza) per i loro peccati, un gran numero di pellegrini, spesso poveri e disarmati, con donne e
bambini al seguito, decisero di partire per lOriente guidati da predicatori carismatici come Pietro
l'Eremita, Gualtiero Senza Averi e Gottschalk, un prete della Renania. Molti seguirono le vie che dalla
Francia settentrionale e dalla Germania, attraverso lEuropa centrale, giungevano fino a Costantinopoli,
ispirati dalle esortazioni di Urbanosecondoad affrettarsi il pi presto possibile per la difesa della Chiesa
dOriente. La loro presenza alter in modo profondo lidea di una comune campagna militare cristiana
contro le forze dellIslam.
Alcuni cavalieri occidentali avevano gi combattuto i musulmani in Spagna, e molti cristiani
conoscevano bene gli itinerari che portavano alle reliquie di san Giacomo a Compostela. Ma il
massiccio pellegrinaggio verso Gerusalemme del 1096 radun per la prima volta migliaia di civili
disarmati. Lidea di partecipare a una guerra santa contro gli infedeli ebbe forse il merito di accrescere
la loro consapevolezza dellaltro nella societ medievale, che fu poi applicata a danno degli ebrei.
Secondo un racconto attribuito a Salomone ben Simpson di Spira, parte di una pi estesa cronaca
ebraica del dodicesimo secolo, i pellegrini cristiani si dicevano lun laltro: Guardate, noi viaggiamo a lungo
(...) per vendicarci dei musulmani. Ma qui tra noi vivono gli ebrei, i cui antenati Lo uccisero (Cristo)
sacrificandolo ingiustamente. Vendichiamoci prima di tutto su di loro! Oltre a tentare di uccidere
quanti pi ebrei potessero a Colonia, Mainz, Spira e Worms, i crociati distrussero anche le sinagoghe e
bruciarono la Torah. Violenze simili si verificarono poi in
Ungheria, dove i pellegrini entrarono in conflitto con i cristiani locali. Alberto di Aachen, che
scrisse la sua cronaca circa cinquantanni dopo la crociata, racconta che essi si comportarono assai male
nei confronti degli ungheresi: Come gente selvaggia, scortese nei modi, indisciplinati e arroganti, essi
commisero moki altri crimini. Tali disordini al passaggio dei primi pellegrini crearono gravi difficolt
per chi veniva dopo di loro. Essi ebbero anche il demerito di creare un modello negativo del
comportamento occidentale nei confronti degli abitanti dellEuropa dellEst, inclusi i bizantini con i
quali avevano scarsa familiarit.
Sebbene Anna Comnena possa aver esagerato quando sostiene che centomila cavalieri e
ottantamila fanti parteciparono al grande pellegrinaggio, gli storici moderni ammettono cifre superiori
ai trentamila cavalieri e un numero molto maggiore di pellegrini in movimento verso Costantinopoli.
Levento prese dunque una forma completamente diversa da quella auspicata dallimperatore bizantino,
che aveva richiesto laiuto di un contingente ben organizzato di soldati disciplinati. Bench la
spedizione sia ormai nota come prima crociata, i partecipanti si vedevano come semplici pellegrini, in
viaggio verso Gerusalemme in compagnia di contingenti armati a cavallo, che avrebbero combattuto
per riconquistare i Luoghi Santi. Il gruppo guidato da Pietro lEremita fu il primo a raggiungere
Costantinopoli, deciso a completare a piedi il pellegrinaggio, ma bisognoso di riposo prima di
intraprendere lultima e pi pericolosa parte dellitinerario attraverso lAsia Minore. Furono organizzati
mercati, cosicch essi potessero acquistare cibo, e i pellegrini furono successivamente traghettati oltre
il Bosforo. Quando giunsero finalmente i contingenti armati, limperatore Alessio insistette affinch i
loro comandanti giurassero di restituirgli tutti i territori gi bizantini che avessero strappato ai
selgiuchidi, cosa che alcuni esitarono a fare. Nonostante le molte difficolt di cooperazione, le forze
cristiane unite seguirono i pellegrini in Asia Minore, riuscendo a riconquistare Nicea (giugno del 1097).
In citt fu ripristinata lautorit imperiale, e le forze crociate ripresero ad avanzare attraverso
laltopiano anatolico nel pieno della calura estiva.
Numerosi racconti riguardanti le vicende della prima crociata di autori occidentali, bizantini e
arabi riflettono il disaccordo tra i crociati e Alessio I, tra i crociati stessi e tra le diverse autorit
musulmane. I nodi vennero al pettine di fronte alle mura di Antiochia, strenuamente difesa dai
musulmani del luogo. Dopo un assedio durato sette mesi, i crociati riuscirono a penetrare in citt e a
occuparla (giugno del 1098). Vennero tuttavia immediatamente affrontati dalla potente armata turca di
soccorso, reclutata tra gli emiri e le trib minori. Alcuni occidentali che fuggirono allora da Antiochia
dissuasero Alessio I dallinviare forze bizantine in appoggio dei crociati, sostenendo che la citt
sarebbe sicuramente caduta in mano turca. La sua decisione, influenzata da queste notizie scoraggianti,
fu successivamente considerata un vero e proprio tradimento. La decisiva vittoria cristiana, attribuita in
parte alla miracolosa scoperta della Sacra Lancia (una reliquia della Passione di Cristo), impose
Boemondo, figlio del sovrano normanno Roberto il Guiscardo, al governo di Antiochia, in esplicita
violazione del giuramento prestato allimperatore bizantino.
La contrastata storia di Antiochia durante le crociate illustra molto bene gli obiettivi
contraddittori dei partecipanti alla spedizione. Agli occhi dei bizantini, la citt, passata sotto il controllo
arabo nel 636-37, era rimasta lobiettivo delle campagne imperiali, per essere finalmente riconquistata
nel 969; ma poco pi di un secolo dopo i selgiuchidi lavevano occupata durante la propria avanzata
verso sud, in direzione di Gerusalemme. Questa perdita dal grande valore simbolico sarebbe stata
vendicata da una guerra santa cristiana, che avrebbe riportato Antiochia sotto il domino bizantino. Ma
per Boemondo e molti altri tra i principali cavalieri della crociata, che si battevano per trovare propri
domini in Oriente, la presa di Antiochia fu la prima occasione per combinare il pellegrinaggio con
loccupazione di territori. I normanni avevano gi dimostrato le loro ambizioni al riguardo quando il
Guiscardo aveva occupato le province bizantine dellItalia meridionale, e quando il duca Guglielmo
aveva conquistato lInghilterra nel 1066. Boemondo, come abbiamo visto, riusc a evitare le reazioni
bizantine alle sue pretese di dominio su Antiochia dichia  rando di essere morto e lasciando la regione
in una bara puzzolente, come riferisce Anna Comnena.
Nel 1098, quando i crociati lasciarono Antiochia alla volta di Gerusalemme, seppero che la citt
era tornata nelle mani dei fatimidi. Dal momento che i selgiuchidi e le altre trib turche avevano
accolto la definizione sunnita dellIslam, e si opponevano quindi alla dinastia sciita che governava in
Egitto, le forze musulmane nel Vicino Oriente erano divise tra loro. Grazie anche a questa situazione,
la prima crociata si rivel uno straordinario successo. Dopo un assedio durato sei settimane
(giugno-luglio 1099), i latini riuscirono a travolgere i difensori di Gerusalemme e massacrarono lintera
popolazione. I cavalieri occidentali elessero allora Goffredo di Buglione, uno dei loro capi, come
autorit suprema, attribuendogli il titolo di advocatus Sancii Sepulchri e costituendo cos uno stato
cristiano in Terra Santa. Il trionfo dei crociati provoc un profondo senso di sconfitta tra musulmani ed
ebrei, per i quali Gerusalemme era particolarmente sacra: per questi ultimi lesclusione dalla citt, dopo
che vi erano rimasti durante tutta la dominazione islamica, cominciata nel 638, fu causa di un profondo
risentimento.
Gerusalemme rimase il punto focale di feroci rivalit per tutto il dodicesimo secolo. Quando le forze
musulmane rinnovarono i propri sforzi per la riconquista della citt, il regno latino richiese nuovamente
aiuto ai cavalieri dOccidente. La seconda crociata non riusc a conquistare Damasco e non raggiunse
mai Gerusalemme, anche se alcuni contingenti di rinforzo vi arrivarono per mare.
Nonostante il notevole successo ottenuto nel costituire una colonia efficiente, con unesuberante
produzione artistica patrocinata dalla regina Melisenda, che govern Gerusalemme dal 1131 al 1153,
lenclave cristiana fu costantemente minacciata. Fortezze e castelli, come il celebre Krak des
Chevaliers, furono costruiti per difendere il regno, mentre la chiesa del Santo Sepolcro, consacrata nel
1149, resta a simboleggiare la commistione di elementi paleocristiani, arabi, romanici e bizantini
propria dellarchitettura crociata. Nel 1187 Saladino, un comandante militare curdo che era riuscito a
diventare sultano dEgitto, riconquist la citt   allIslam, e il suo trattamento misericordioso della
popolazione non musulmana fu lodato da pi parti. Ma il ritorno al dominio islamico suscit una nuova
reazione dellOccidente, dove i capi della Chiesa lanciarono un appello per nuove crociate. La terza,
dal 1189 al 1192, e la quarta, dal 1202 al 1204, ne furono il risultato.
In questa fase di contatti tra Oriente e Occidente, la lingua costitu uno dei problemi principali:
pochi greci conoscevano il latino, e un numero ancora minore di occidentali conosceva il greco.
Durante il dodicesimo secolo limperatore Manuele primo (1143-80) aument il numero degli occidentali impiegati
a corte come traduttori e ambasciatori; la crescente influenza latina fu evidenziata anche dalla passione
del sovrano per le giostre, dalluso dei pantaloni e dalla scelta di principesse occidentali per le nozze
con esponenti della famiglia imperiale. Anche se questa politica venne occasionalmente fatta oggetto di
critiche, era invece comune una sorta riconoscimento, anche se riluttante, delle capacit guerresche e
del coraggio dei latini. Sia a cavallo che a piedi, i franchi come venivano definiti gli occidentali - erano
ammirati per la loro forza fisica. Anna Comnena doveva comunque ammettere che Boemondo, il
nemico normanno del padre, era un uomo alto e avvenente, e Niceta Coniata, lo storico della fine del
dodicesimo secolo, espresse il suo apprezzamento per Corrado del Monferrato, alleato e genero di Manuele primo.
Niceta giunse persino a stabilire un paragone poco lusinghiero tra i bizantini, codardi ed effeminati, e i
loro avversari latini dalle larghe spalle, coraggiosi e audaci.
Oltre alle difficolt linguistiche, i mercanti italiani crearono una certa tensione allinterno
dellimpero. Come abbiamo visto (capitolo 19), a Costantinopoli i veneziani disponevano di un intero
quartiere, con una propria chiesa e magazzini lungo il Corno dOro, mentre i commercianti genovesi e
pisani mantenevano a loro volta avamposti lungo le coste dellAdriatico e dellEgeo. Nonostante
limportanza che il commercio intemazionale rivestiva per Bisanzio, le relazioni politiche non furono
sempre buone, e i mercanti locali si lamentavano per le vantaggiose concessioni commerciali fatte agli
italiani. Le tensioni latenti esplosero nel 1171 e ancora nel 1182, quando Manuele primo e poi Andronico primo
(1182-85) ordinarono attacchi contro i mercanti veneziani, i loro possedimenti e le loro navi. Le perdite
e i danni causati furono talmente gravi che la Serenissima chiese un risarcimento: ma la lunga lista di
abitazioni, navi e beni distrutti era rimasta ancora lettera morta nel 1203, fatto che esacerb
probabilmente lantagonismo tra Venezia e limpero.
I motivi linguistici, sociali ed economici della reciproca ostilit tra i cristiani vennero
accresciuti dalle differenze negli usi liturgici. La clausola del Filioque, e dal Figlio (si veda il
capitolo 4), recitata nel Credo latino divenne un grave motivo di divisione, come pure gli usi
concernenti la lievitazione del pane, il numero delle genuflessioni, i giorni e i gradi di digiuno,
dogmaticamente poco rilevanti ma ogni giorno sotto gli occhi di tutti i fedeli. I bizantini si
scandalizzavano nel vedere vescovi e preti occidentali che combattevano in mezzo agli altri cavalieri,
mentre i latini consideravano improprio il matrimonio permesso ai preti ortodossi e ai membri degli
ordini minori. Per il patriarca di Costantinopoli e il suo seguito, infine, la rivendicazione della
supremazia papale era particolarmente minacciosa, poich implicava che Roma, la sede fondata da san
Pietro, avesse la suprema autorit su tutte le altre Chiese.
Un ulteriore grave malinteso nacque dalla volont bizantina di mantenere relazioni ufficiali con
i califfi musulmani, con altri capi arabi e con gli emiri turchi. I cavalieri occidentali non apprezzavano
lantica tradizione dello scambio di ambascerie con i nemici dellimpero, che aveva creato una rete di
contatti diplomatici e consentito una raccolta di informazioni. Grazie a essa, i bizantini furono spesso
capaci di evitare le guerre, di scambiare prigionieri e mantenere la pace. Tutto questo veniva
stigmatizzato in Occidente come un vero e proprio tradimento. Una simile accusa venne ripetuta in
modo ancor pi violento nella seconda met dellundicesimo secolo, quando si diffuse la notizia che Andronico
I si era alleato con il Saladino e i turchi. Magnus di Reichersberg, un monaco tedesco, denunci senza
mezzi termini i greci come traditori e ostili alle forze occidentali. Laccusa contiene un
certo   elemento di propaganda, e potrebbe essere un falso; ma i latini erano chiaramente sorpresi dal
fatto che gli imperatori bizantini mantenessero tradizionali e regolari contatti diplomatici con gli
esponenti musulmani del Vicino Oriente, e non apprezzavano affatto il loro comportamento.
Questi sentimenti ambigui generarono sospetti e paure, che si accumularono nel dodicesimo secolo di
fronte alla costante richiesta bizantina di aiuto militare occidentale contro i turchi. Durante la seconda
crociata, nel 1147, re Luigi settimo di Francia e limperatore tedesco Corrado raggiunsero la capitale, dove
limperatore Manuele organizz per loro spettacoli stravaganti, assicurandosi che i due sovrani
visitassero gli edifici pi importanti e le reliquie pi celebri di Costantinopoli. Gli echi di questa visita
reale compaiono persino nelle saghe islandesi e nellepopea del pellegrinaggio di Carlo Magno a
Gerusalemme. I re occidentali restarono abbacinati dalla ricchezza dellimpero, e soprattutto dalle
chiese e dai mercati della grande metropoli: i bizantini cominciarono a temere che i crociati potessero
diventarne bramosi. In Federico Barbarossa riconobbero un condottiero brillante e ambizioso, che
avrebbe certamente potuto rivolgere le proprie forze militari contro la Regina delle Citt.
Nel frattempo, i turchi consolidavano il proprio dominio sullaltopiano centrale dellAsia
Minore. Nel 1176 Manuele affront il sultano Kilij Arslan nei pressi di Myriokephalon, e fu duramente
sconfitto. Ci conferm la presenza turca nel sultanato di Rum, spingendo i vescovi della zona alla
fuga, e gli abitanti cristiani alla conversione allIslam.
Negli ultimi due decenni del dodicesimo secolo sia le forze bizantine che quelle occidentali ebbero
ragione di temersi a vicenda. Nel corso della terza crociata, limperatore IsaccosecondoAngelo (1185-95) fu
duramente criticato per aver patteggiato una tregua con i Mamelucchi dEgitto, mentre i crociati
ristabilivano il controllo cristiano su Acri. Fu allo scopo di riconquistare Gerusalemme che papa
Innocenzo terzo predic la quarta crociata nel 1198. Lanno seguente Alessio terzo Angelo (1195-1203), che
prese il posto del fratello Isaccosecondosul trono di Costantinopoli e lo fece accecare,   invi unambasceria
a Roma richiedendo un aiuto militare per un attacco contro i turchi. Il papa rispose che Alessio avrebbe
dovuto contribuire alla crociata, e che la Chiesa orientale sarebbe dovuta tornare sotto lautorit di
Roma. Questa minaccia esplicita allindipendenza della Chiesa di Costantinopoli condizion
negativamente ogni altro negoziato tra i crociati e Bisanzio.
I cavalieri del Nord Europa, capeggiati da Goffredo di Villehardouin, adottarono una nuova
strategia per la quarta crociata: avrebbero attaccato i musulmani dallEgitto. Quindi, richiesero laiuto
di Venezia per il trasporto delle proprie forze attraverso il Mediterraneo fino ad Alessandria; laiuto
venne concesso, ma a un prezzo assai elevato. I crociati che giunsero effettivamente a Venezia erano
per troppo pochi per pagare la traversata sulle navi appositamente disegnate per la spedizione: i
veneziani proposero quindi una piccola deviazione dalla rotta prevista al fine di attaccare Zara, una
citt cristiana sulla costa dalmata. Per poter lasciare il porto e fare vela, i crociati dovettero accettare, e
con il bottino accumulato a Zara furono in grado di finanziare il proseguimento dellimpresa. Ma a
Zara appresero anche la notizia che il principe Alessio, figlio di Isacco II, era fuggito da una prigione
bizantina per incontrare i loro capi. Il giovane pretendente al trono, cospirando contro lo zio Alessio terzo,
offr ai latini duecentomila marchi dargento se lo avessero riportato sul trono imperiale. Egli accett
inoltre la futura subordinazione della Chiesa di Costantinopoli al papa. Dopo lunghe discussioni, fu
stabilito che la flotta avrebbe fatto quindi unulteriore deviazione, questa volta verso Costantinopoli, al
fine di insediare Alessio come legittimo imperatore, riscuotere la somma da lui promessa e infine
procedere verso Alessandria. Molti cavalieri, tuttavia, a questo punto abbandonarono la spedizione,
delusi dalla piega che stavano prendendo gli eventi.
Nella primavera del 1203 la flotta part finalmente da Zara, per gettare lancora di fronte alle
mura di Costantinopoli; nel giro di poche settimane i latini insediarono Alessio quarto Angelo sul trono.
Questi dovette allora tener fede agli accordi conclusi nella citt dalmata, cosa che si dimostr
molto pi ardua. Dopo circa un   anno, poich Alessio non era riuscito a pagare i crociati, una
delegazione lo raggiunse per avvertirlo: I nostri capi ti hanno spesso ricordato (...) di soddisfare il
contratto stipulato con loro.
Se farai ci, essi saranno estremamente soddisfatti; in caso contrario, non ti considereranno pi
come loro signore e amico, ma utilizzeranno ogni mezzo in loro potere per ottenere ci che gli spetta.
Come aggiunge Goffredo di Villehardouin, i greci furono molto sorpresi ed estremamente
colpiti da questo messaggio apertamente minaccioso (...) il suono delle loro voci adirate riemp la sala.
Nella sua storia della crociata, scritta in un secondo tempo, Goffredo ricorda la felicit per essere uscito
vivo dal palazzo delle Blacheme. Una volta lanciata la sfida, divenne sempre pi plausibile il ricorso a
unazione ostile, e quando non fu ricevuto alcun pagamento fu inevitabile. Nellaprile del 1204 i
crociati attaccarono Costantinopoli con le loro macchine dassedio pi sofisticate, destinate in origine a
essere impiegate contro la Gerusalemme musulmana. Dopo soli quattro giorni, riuscirono ad aprire una
breccia nelle mura marittime, infliggendo alla capitale bizantina un terribile e prolungato saccheggio.
Elessero quindi Baldovino di Fiandra come imperatore, e il veneziano Tommaso Morosini come
patriarca, creando cos un impero latino. I bizantini furono costretti allesilio.
In tutti questi avvenimenti il doge di Venezia, Enrico Dandolo, gioc un ruolo decisivo. Il doge
aveva vissuto a Costantinopoli negli anni Ottanta del dodicesimo secolo e aveva perso un occhio in uno degli
attacchi ai possedimenti veneziani. Fu lui a suggerire agli assedianti di trovare un accordo preventivo
sulla divisione delle spoglie di guerra, una tecnica veneziana che era stata impiegata anche a Zara. La
Partitio terrarum imperii Romaniae fu cos stipulata nel 1204, allo scopo di giustificare e rendere
incontestabili i previsti guadagni, non solo per quel che riguardava la ricchezza della citt, ma anche
per lintero territorio della Romania, nome occidentale dellimpero. Quando le impressionanti
fortificazioni della citt apparvero insormontabili, fu la pregressa, approfondita conoscenza del Corno
dOro posseduta da Dandolo a dimostrarsi   decisiva per il successo dellattacco finale. Venezia fu
naturalmente la potenza che guadagn in misura maggiore dallimpresa, perch la conquista di
Costantinopoli le diede il diritto di occupare tutti i porti che utilizzava. Limpero commerciale
veneziano, affermatosi come risultato della quarta crociata, fu molto pi fortunato e duraturo
dellimpero latino di Costantinopoli, che resistette meno di sessantanni.
A Bisanzio, lesperienza del saccheggio dellaprile del 1204 lasci ferite insanabili. Sia autori
greci che latini conservano vivide testimonianze dirette: Goffredo di Villehardouin, Roberto di Clari,
Gunter di Pairis (un monastero tedesco) da parte occidentale, e Niceta Coniata, probabilmente il pi
grande storico medievale bizantino, da parte orientale. Tutti concordano riguardo ai saccheggi
indiscriminati e alle devastazioni, aggravate dagli incendi.
Gunter scrive: Una cos grande ricchezza doro e argento, una tale magnificenza di gemme e
abiti, una simile profusione di oggetti di valore, un cos enorme bottino di provviste alimentari, e
abitazioni splendide, piene di oggetti duso di ogni sorta (...) improvvisamente trasformarono (i
crociati) da poveri stranieri in cittadini molto ricchi. Niceta lamenta: La bella citt di Costantino, la
comune delizia e il vanto di tutte le nazioni, fu consumata dal fuoco e annerita dalla fuliggine, presa e
svuotata di ogni ricchezza, pubblica e privata, cos come di ci che era stato consacrato a Dio, dalle
disperse nazioni dellOccidente (...) Le venerabili icone scaraventate a terra, la profanazione delle
reliquie dei santi (...) i preziosi calici e le patene afferrate come bottino (...) le urla degli uomini, i
lamenti delle donne, la cattura di prigionieri (...) e lo stupro dei corpi. Dopo cinque giorni, Niceta e la
sua famiglia riuscirono a fuggire da quella scena di devastazione grazie a un amico veneziano,
mercante di vini, il quale finse che i greci costituissero il suo bottino.
Loccupazione latina di Costantinopoli ebbe molti effetti di lunga durata, non ultimo il
trasferimento in Occidente di molte reliquie, antichit e tesori. Nel 1207, ad esempio, Heinrich von
Ulmen offr al suo vescovo un magnifico reliquiario della Vera Croce in oro e smalto, prodotto intorno
al 963: oggi la sua pre  senza nel tesoro della cattedrale di Limburg  un ricordo del saccheggio della
pi grande citt cristiana del mondo medievale.
I quattro antichi cavalli bronzei che sorvegliavano lippodromo e ispiravano i concorrenti sin
dal quintosecolo furono portati a Venezia per adornare la facciata di San Marco (oggi sostituiti da copie). I
crociati rubarono bassorilievi del sesto secolo dalla chiesa di San Polyeuktos, oltre a sculture, icone, sete,
manoscritti e preziosi oggetti liturgici, tutti parte dellimmenso bottino che venne diviso tra loro.
In questo modo i capi della quarta crociata sovvertirono gli ideali della prima. Lo spirito del
pellegrinaggio e dellavventura cristiana, ispirati dal sermone di papa Urbanosecondoa Clermont, venne
distrutto dalloccupazione latina di Costantinopoli. Sebbene questultima non abbia messo fine alle
crociate, la sua ombra oscur fatalmente ogni ulteriore tentativo di ricostruire lunit cristiana contro lIslam.

Capitolo 25.
LE TORRI DI TREBISONDA, ARTA, NICEA E TESSALONICA.
Un colosso in altezza, che sinnalza nellaria, che ambisce quasi a raggiungere il cielo (...) la
forma della torre  in effetti simile alla forma di un delicato nido dape; un esagono innalza la sua
meravigliosa forma fino alle stelle e alle bellezze del firmamento. A noi Dio diede una torre di forza
(...) una turrita fortificazione di bellezza, una torre di gioia ineffabile.
Giovanni Geometra, componimento dedicato a una torre, dopo il 989
Il 12 aprile 1204 la pi grande citt della cristianit era piena di rovine fumanti; i suoi palazzi e
le grandi abitazioni delle famiglie pi in vista erano stati saccheggiati, le loro suppellettili e gli
splendidi guardaroba bruciati, i soffitti sventrati dalle fiamme.
Intere biblioteche e archivi, quando sfuggirono al fuoco, rimasero esposti alla pioggia,
divenendo poi cibo per insetti e roditori.
Molti dei piccoli oggetti rivelatori degli usi quotidiani, dagli utensili alle posate, dalle custodie
delle icone ai libri di preghiera, accumulati per secoli, furono fatti a pezzi e distrutti. Una parte del
bottino si conserva ancora oggi nelle collezioni occidentali, ma molti splendidi oggetti bizantini
andarono irrimediabilmente perduti nel 1204. Quanti esattamente non sappiamo; e se una quantit
ancora maggiore sarebbe potuta finire pi tardi nelle mani di altri nemici  poco rilevante: la
distruzione si verific in quel luogo e in quel momento.
I giorni dellaprile del 1204 sono stati recentemente oggetto di   un intenso riesame da parte
degli studiosi di tutto il mondo in occasione dellottocentesimo anniversario del sacco di
Costantinopoli. Papa Giovanni Paolosecondoha espresso il proprio rammarico, cosa che ha fornito
unulteriore occasione per prendere atto delle posizioni degli storici moderni su Bisanzio. Nonostante
lovvia presenza di elementi bizantini nel panorama dellOccidente medievale, vi  ancora una diffusa
ignoranza sul contributo dato dallimpero allo sviluppo europeo: si fatica a riconoscervi la forza che
contrast efficacemente lespansione islamica nei Balcani, lo scudo al riparo del quale i frammentati
regni occidentali svilupparono la nozione stessa di Europa. Questa incapacit di valutare appieno il
ruolo di Bisanzio influenza ancora alcune opinioni sulla quarta crociata, che si basano su un vecchio
stereotipo dellimpero dOriente come zona morta e grigia, poco pi di una serie di imperatori e
battaglie durata oltre mille anni. I bizantinisti possono forse essere rimproverati per aver composto
narrazioni troppo complesse, che non riescono a ridare vita alle intime dinamiche dellimpero; da parte
loro, tuttavia, gli esperti di storia medievale occidentale si mantengono troppo fedeli a una
rappresentazione di Bisanzio opaca e sostanzialmente priva dinteresse.  fin troppo facile ricadere
nelliniziale visione illuministica dellimpero come di uno stato moribondo, isolato nella sua atipicit e
che non vale la pena esaminare pi a fondo.
Una fonte di questo stereotipo, sebbene ci sia molto difficile da documentare, sembrano essere
stati lassalto e la distruzione stessa della capitale bizantina nel 1204. In parte fu proprio limpero a
provocare laggressione: Alessio quarto e i suoi consiglieri si dimostrarono incredibilmente ottusi e
compiacenti nel permettere a un esercito perfettamente equipaggiato per un assedio di rimanere
accampato alle porte di Costantinopoli, senza provvedere a ricompensare i crociati come promesso,
oppure attaccarli e annientarli. Il doge Enrico Dandolo, con la sua dettagliata conoscenza delle mura
marittime, contribu al successo dellattacco, ma gi da tempo i veneziani avevano appreso da Bisanzio
sia le sottigliezze della diplomazia, sia la crudele, spregiudicata combinazione di potere commerciale e
uso della forza. Venezia fu in parte un pro  dotto dellimpero, in parte un suo avversario. Dopo la
conquista di Costantinopoli, quando i crociati si divisero limpero, Venezia ne rivendic la parte pi
estesa. Papa Innocenzo terzo invi dei chierici occidentali a occupare le terre ricondotte con la forza sotto
lautorit di Roma, costringendo allesilio vescovi e monaci ortodossi.
LOccidente cristiano, a quel punto, fu per costretto a spiegare - anche a se stesso - e a
giustificare la volgare violenza perpetrata, e la distruzione della pi bella citt cristiana. Come avevano
potuto i contingenti destinati alla lotta contro gli infedeli musulmano bruciare le icone e profanare le
chiese della pi grande metropoli cristiana? Certo, perch Bisanzio se lera meritato!
Limpero bizantino doveva essere considerato un covo di traditori gi condannati alla
distruzione, di effeminati e per certi aspetti ripugnanti codardi, che si rifiutavano di obbedire alla
Chiesa di Roma. Lesito della quarta crociata conferm inoltre a papa Innocenzo e ai suoi successori,
cos come ai governanti occidentali e ai monaci che partecipavano alle crociate, che i greci erano
essenzialmente infidi e sleali. Essi si servivano sempre della diplomazia per mascherare le proprie
debolezze, e quando erano costretti a combattere si dimostravano dei vigliacchi. Anche il sistema
bizantino di governo imperiale era considerato instabile, perch permetteva ai ribelli di conquistare il
potere, e ai sovrani senza fortuna di essere deposti e accecati. Questo veniva considerato un elemento
inaccettabile di debolezza dalle nascenti monarchie europee, dove i sovrani tentavano ancora di
rafforzare la propria autorit. La condanna di un sistema politico cos antico procedeva di pari passo
con lammirazione per le sue reliquie, gli oggetti doro e dargento, le icone e le sete, che meritavano
una localizzazione migliore di Bisanzio. In questo modo i crociati giustificarono le devastazioni e i
saccheggi compiuti: la connotazione fortemente negativa del termine bizantino, usato per
caratterizzare una cultura che non merita di esistere, affonda le sue radici nella cattiva coscienza del
sacco del 1204.
La devastazione fu tale che Bisanzio avrebbe potuto non riprendersi mai pi. Molti stati si
sarebbero del tutto disgregati dopo un colpo cos grave, e dopo aver subito unoccupazione   straniera
durata quasi mezzo secolo; Bisanzio riusc invece a risollevarsi in una pluralit di nuove forme e in
diversi centri. Grazie alla vitalit insita nella sua civilt, limpero sarebbe durato per altri due secoli e
mezzo.
 uno dei fatti pi sorprendenti che ho scoperto nello scrivere questo libro. Mi aspettavo senza
dubbio che Costantinopoli avrebbe giocato un ruolo di primordine, in quanto citt favolosa, unica, coi
suoi edifici e i suoi commerci. Quello che invece non mi aspettavo  stato dover registrare tanto spesso
lincredibile inventiva e la novit di aspetti pi generali della civilt bizantina, dal suo governo alla
religione, fino alle capacit militari e intellettuali.
Limpero dOriente fu capace di sviluppare il fuoco greco, adattarlo allimpiego navale e
mantenere nei secoli il segreto della sua preparazione. Seppe provocare e quindi superare una lacerante
controversia sul ruolo delle icone, dellidentit e della fede religiosa. Mentre la cristianit occidentale e
lOriente musulmano decisero di mantenere le loro Scritture nelle lingue sacre latina e araba, Bisanzio
ebbe laudacia di tradurre la Bibbia greca in una lingua scritta inventata dai suoi stessi studiosi, al fine
di facilitare la conversione degli slavi. Limpero ebbe anche sufficiente senso della disciplina per
coniare e mantenere stabile la propria moneta aurea per oltre settecento anni, e labilit di elaborare
forme di potere monarchico conservando lamministrazione statale romana. Pi di una volta, la
straordinaria combinazione di eredit romane, pagane, cristiane e greche diede allimpero la capacit di
riprendersi dalle avversit piuttosto che scomparire lasciando solo una traccia delle proprie conquiste.
La Bisanzio che contraddice gli stereotipi comunemente accettati  questa societ vivace e inventiva,
appassionatamente fiduciosa in se stessa.
La magnificenza della metropoli era sostenuta dalle ampie risorse della civilt di cui
rappresentava il vertice: ci venne confermato nel momento in cui Bisanzio fu decapitata, e la periferia
dovette reagire alla sua cattura e alloccupazione da parte di forze nemiche. Ci che accadde dopo il
1204, quando gli occidentali crearono un impero latino al centro di Bisanzio e ne occuparono la
capitale per cinquantasette anni, dovrebbe bastare a rivelare gli   elementi essenziali del resto della
societ bizantina. Sorsero infatti vari piccoli imperi bizantini, e Bisanzio ricomparve in numerose citt,
accompagnata da un risveglio dellattivit artistica.
A Trebisonda, sul confine orientale, due fratelli Comneni fondarono un impero che fu molto pi
di una semplice citt-stato, e mantenne il proprio governo indipendente dal 1204 al 1461. Nel lontano
Occidente, a duemila chilometri di distanza, lEpiro divenne il cuore di un altro stato bizantino, sorto
attorno alle citt di Arta e Tessalonica, il porto pi attivo dellimpero, che si autoproclam vero erede
dellimpero. Pi vicino alle mura di Costantinopoli, sulla riva opposta del mar di Marmara, un altro
impero con centro a Nicea, amministrato dai profughi fuggiti dopo la caduta della capitale, godette di
una magnifica rinascita. Anche aree rimaste costantemente sotto il controllo di Venezia dalla quarta
crociata, come lisola di Creta, fino alla conquista turca del 1669, non persero mai il loro carattere
bizantino, indelebilmente racchiuso nella lingua greca e nella religione, che continu a manifestarsi in
nuovi affreschi, icone, storie e poemi. La vitalit e gli orizzonti delle diverse risposte alla caduta di
Costantinopoli confermano la profondit delle capacit educative, amministrative, culturali e militari
delle tradizioni bizantine, e la capacit di Bisanzio di reagire alle sfide. Lo stereotipo di un impero
monolitico, burocratizzato, debole, corrotto, eccessivamente complesso e inefficiente sembra dunque
completamente falso.
Nel corso degli ultimi due decenni del dodicesimo secolo si erano gi verificate rivolte nelle province,
che avevano evidenziato un crescente antagonismo nei confronti del potere centrale di Costantinopoli.
Lusurpazione di Andronico Comneno nel 1182 e lassassinio del nipote, il giovane imperatore Alessio
II, sembrano essere stati il segnale per le ribellioni nei Balcani: in Serbia Stefano Nemanja estese il
proprio potere, fondando una dinastia indipendente che avrebbe regnato fino al 1371, mentre in
Bulgaria due fratelli, Asen e Peter, si distaccarono da Bisanzio e stabilirono una nuova capitale a
Tmovo. Il senso di frustrazione diffuso nelle aree periferiche, dovuto al pagamento di pesanti tasse a
Costantino  poli senza ricevere in cambio alcun vantaggio,  evidente nelle rimostranze di Michele
Coniate, metropolita di Atene (11801205): Cosa vi manca? Non le pianure ricche di grano di
Macedonia, Tracia e Tessaglia, coltivate da noi; non il vino di Eubea, Ptelion, Chios e Rodi, pigiato da
noi; non le fini stoffe tessute dalle nostre dita tebane e corinzie, n tutta la nostra ricchezza, che scorre,
cos come tanti fiumi scorrono nel mare, verso la Regina delle Citt. Tale disaffezione si manifest
anche a Cipro, che si ribell nel 1185, fornendo a Riccardo I dInghilterra (Cuor di Leone) il pretesto
per la conquista dellisola durante la terza crociata (pi tardi la vender a Guido di Lusignano, lex re di
Gerusalemme). A Bisanzio si affermarono capi indipendenti che assunsero il controllo delle loro citt:
a Filadelfia, nellAsia Minore occidentale, Teodoro Mankaphas coni una propria moneta; in Grecia,
Leone Sgouros si impadron della fortezza dellAcrocorinto, mentre un ignoto signore assunse il
controllo di Methone, sulla costa sud-occidentale del Peloponneso. Tutti questi comandanti locali
(arconti) rivendicarono poteri sovrani, danneggiando gravemente il governo centrale di Costantinopoli.
Gli eventi del 1204 sancirono la disgregazione dellautorit imperiale: i fratelli Comneni a
Trebisonda, Michele Comneno Doukas ad Arta e Teodoro Lascaris a Nicea rafforzarono il processo di
frammentazione regionale di Bisanzio. Ignorando tutti questi sviluppi, Alessio terzo Angelo continu a
considerarsi imperatore in absentia. Si alle con Leone Sgouros, e mor combattendo contro Lascaris in
Asia Minore nel 1211-12. Alcuni dei crociati che presero parte al sacco dellaprile del 1204 tornarono a
casa con il loro bottino, ma altri si misero allopera per impadronirsi delle terre assegnate loro nella
citata Partitio terrarum imperii Romaniae-. cos, mentre i cavalieri occidentali si scontravano con gli
arconti locali per conquistare i loro territori, tutte le province dellimpero venivano coinvolte nel
disordine politico. Da Costantinopoli, Bonifacio del Monferrato guid un gruppo di crociati verso
Tessalonica, che limperatore latino Baldovino gli aveva assegnato; alcuni membri della famiglia dei de
la Roche si spinsero fino a Tebe e Atene, e Goffredo di Villehardouin, nipote omonimo dello storico,
assieme a Guglielmo di Champlitte prosegu verso sud per fondare il proprio principato di Acaia nel
Peloponneso. Tutti incontrarono una certa resistenza organizzata dallex imperatore Alessio terzo, da altri condottieri bizantini e dai bulgari.
Nel frattempo, i veneziani stabilivano il proprio controllo su numerosi porti dellEgeo, cui
aggiunsero Creta, comprata a Bonifacio, che non possedeva mezzi navali per conquistarla. Questi centri
marittimi avrebbero costituito il nucleo dellimpero commerciale veneziano nel Mediterraneo orientale fino al diciassettesimo secolo.
La frammentazione del territorio imperiale pot avere forse effetti positivi a livello locale, dal
momento che tutti i pretendenti al potere imperiale bizantino crearono le proprie corti, le quali avevano
bisogno di amministratori, retori, insegnanti, artisti e generali per appoggiarne le rivendicazioni. Grazie
ai sistemi educativi sviluppatisi in ciascun centro, e a una gerarchia ecclesiastica che comprendeva
molti vescovi di alto livello culturale, le nuove corti ebbero a disposizione un buon personale di
governo. I sovrani di Trebisonda, Arta e Nicea investirono in edifici, leggi, agricoltura e commerci,
promuovendo lo sviluppo e patrocinando larte nelle nuove chiese e monasteri. Nella loro lotta per
rappresentare Bisanzio, i nuovi centri di potere sfruttarono una variet di risorse regionali, e si
confrontarono tramite la propaganda brillantemente elaborata dai loro storici e intellettuali, i sermoni
composti dai loro chierici, ed edifici in stile imperiale costruiti e decorati da artigiani locali.
La pletora di stati successori di Bisanzio dovette affrontare unulteriore conseguenza del 1204:
lopportunit, di cui approfittarono prontamente Innocenzo terzo e i papi seguenti, di portare la Chiesa
orientale sotto lautorit romana, come concordato con Alessio quarto a Zara. Vescovi latini vennero
immediatamente destinati alle maggiori sedi bizantine controllate dai crociati: i frati domenicani,
francescani e cistercensi furono inviati a occupare i monasteri, che divennero centri per la conversione
dei greci ortodossi alla cristianit latina. Bisanzio fu quindi invasa per la seconda volta da una forza
religiosa, decisa a mostrare ai greci gli errori della loro teologia. Ma questo tentativo di
conquista   spirituale si dimostr in larga misura fallimentare. Gli abitanti dellimpero rimasero fedeli
al proprio clero, anche quando i vescovi vennero costretti alla fuga. Bisanzio resistette e mantenne la
propria eredit culturale, anche nelle lontane regioni che non furono mai riconquistate dai sovrani di
Costantinopoli.
A Cipro, per esempio, le chiese ortodosse con i loro affreschi, mosaici e icone rimasero una
caratteristica dominante dellisola, nonostante la sua storia tardomedievale e moderna sia stata segnata
dalla presenza di invasori stranieri: crociati, franchi, veneziani e ottomani. Accanto alla slanciata
cattedrale gotica di Famagosta, al monastero di Bellapais e ai castelli di SantIlario, Kyrenia e Saranada
Kolonnes, le locali tradizioni bizantine furono adattate e sviluppate. Similmente, nella Grecia centrale e
meridionale, finestre ad arco adomano le chiese gotiche e i monasteri ricostruiti dai monaci occidentali
a Dafni e Andravida; i castelli in stile occidentale di Karytaina e Mistra, e le torri franche disseminate
sul territorio della Grecia centrale, riflettono le tecniche costruttive occidentali. Lacropoli di Atene fu
trasformata in un castello fortificato, comprendente il palazzo celebrato nel Sogno di una notte di
mezza estate di Shakespeare quale idilliaca residenza del duca Teseo. Ma essa rimase greca, non latina.
Questa societ mista di greci e latini, bizantini e crociati,  splendidamente illustrata nella
Cronaca di Morea, narrazione in versi dai toni epici della conquista del Peloponneso composta agli
inizi del quattordicesimo secolo. Il nome Morea riflette forse lonnipresente coltivazione del gelso, morea o
murus, ingrediente essenziale nella produzione della seta. La Cronaca ci  giunta in varie versioni - in
lingua francese antica, in aragonese, in italiano e in greco demotico - un riflesso evidente della
complessit linguistica della popolazione. Dai matrimoni misti nacquero i gasmoules, met greci e
met latini, i cui diritti furono regolati dalle Assise di Romania, un codice modellato sul libro di leggi
del regno di Gerusalemme.
Anche se i conquistatori imposero un ordinamento feudale di tipo occidentale, il carattere
bizantino delle regioni del vecchio impero emerge chiaramente negli edifici che si sono conservati,
specialmente nelle chiese di villaggio decorate con affreschi e icone in   stile tradizionale. I nuovi
centri provinciali incoraggiarono senza dubbio questa tendenza, in seguito sostenuta e rafforzata dalla
fedelt locale alla Chiesa ortodossa, che incarnava le tradizioni bizantine ben oltre la sfera puramente
religiosa.
TREBISONDA
Tra questi nuovi frammenti dellimpero, Trebisonda, allestremit sud-orientale del mar Nero, 
particolarmente degna di nota perch divenne il centro di un prospero stato indipendente durato oltre
duecentocinquantanni, dal 1204 al 1461. Nel periodo delle incursioni selgiuchide dellundicesimo secolo, un
magnate locale, Teodoro Gabras, si batt per rendere la citt relativamente indipendente da
Costantinopoli. Nel 1204 due nipoti dellimperatore Andronico I (1182-85) ne ottennero il controllo
con lausilio della regina Tamara di Georgia. Sfruttandone le tradizioni di autonomia, insieme alle
risorse naturali, Davide e Alessio Comneno trasformarono Trebisonda in una nuova capitale. La citt
divenne un centro internazionale del commercio sul mar Nero, anche perch controllava il punto
darrivo occidentale di una delle pi importanti vie terrestri provenienti dallEstremo Oriente, e poteva
quindi riscuotere cospicue tasse doganali. Trebisonda ricav inoltre considerevoli ricchezze dalle
miniere dargento delle Alpi Pontiche, che ne costituiscono la difesa naturale verso il meridione.
Il titolo del romanzo Le torri di Trebisonda di Rose Macaulay si ispira ai romantici scorci del
pittoresco porto sul mar Nero, con la massiccia cittadella che si erge sul mare, i magnifici monasteri e
chiese, tra cui una dedicata a san Eugenio, patrono della citt. Le torri furono in gran parte ricostruite
neltredicesimo e quattordicesimo secolo dagli imperatori, che edificarono anche il proprio palazzo sulla cittadella, da cui
si gode una vista spettacolare sul mar Nero. Essi adottarono il titolo di Grandi Comneni per rafforzare
la propria rivendicazione politica di essere i veri successori dei sovrani di Bisanzio, e ne seguirono la
medesima tradizione filantropica nella costruzione di chiese e monasteri. Alla met deltredicesimo secolo,
Ma  nuele I fond il monastero di Santa Sofia, successivamente ricostruito, che conserva affreschi
straordinari e decorazioni esterne scolpite. In entrambe le sfere dellamministrazione e del commercio
internazionale, le istituzioni dellimpero di Trebisonda vennero modellate su quelle di Costantinopoli.
Ai mercanti genovesi e veneziani furono concessi privilegi, e fu permesso loro di stabilirsi in quartieri
nelle vicinanze del porto, utilizzato anche da numerosi russi e caucasici.
Trebisonda fu sempre apprezzata per la sua splendida posizione naturale. Nellundicesimo secolo, lo
studioso locale Giovanni Xiphilinos (divenuto poi patriarca di Costantinopoli) compose una
descrizione del martirio di Eugenio e ne raccont i miracoli, tra cui la guarigione di molti soldati sciti
(vareghi, o vichinghi). Pi tardi un sacrestano locale, Giovanni Loukites, riscrisse le storie di tali
miracoli aggiungendovi nuovi particolari interessanti, definendo il santo come la grande attrazione e il
glorioso nome dellintero Oriente e dellaurea Trebisonda. Ma le descrizioni pi importanti della citt
si trovano in due famose orazioni: quella del Bessarione, nato proprio a Trebisonda intorno al 1400 e
divenuto poi cardinale della Chiesa cattolica, e quella del chierico Giovanni Eugenico, che la visit alla
met del XV secolo per rendere omaggio al luogo di nascita del padre. Si tratta di encomi retorici, che
seguono un genere letterario ben preciso (ekphrasis) e comprendono numerosi elementi fissi, ma
rivelano comunque molto sulla vita della citt. Bessarione elogia Trebisonda come mercato del
mondo, difesa da possenti fortificazioni e con uno splendido palazzo, mentre Eugenico sottolinea in
particolare la sua eccezionale posizione e la fertile agricoltura. Insieme le due descrizioni ci offrono
unimmagine ricca e contrastata di una citt giustamente famosa.
Grazie alla sua posizione di frontiera, Trebisonda funse da tramite tanto per le idee quanto per i
beni provenienti dal califfato musulmano e dalle terre ancora pi a Oriente. Nellultimo decennio del tredicesimo secolo Gregorio Chioniades, un monaco greco, pass da Trebisonda nel suo viaggio fino a Tabriz,
capitale degli ilkhan mongoli (nellattuale Iran), allo scopo di approfondire le proprie   conoscenze di
astronomia araba con il famoso studioso Shams Bukhari. Durante il suo lungo periodo di studio in
quella citt, Chioniades si dedic anche alla traduzione di alcuni testi arabi fondamentali
sullastronomia e lastrolabio, uno dei pochi campi del sapere in cui Bisanzio era disposta ad accettare
la superiorit scientifica di una cultura straniera. Dopo il suo ritorno, a Chioniades fu affidato il
compito di insegnare astronomia e scienza medica a Costantinopoli, utilizzando la sua ricca biblioteca
di testi scientifici e medici. Il valore delle sue traduzioni in greco fu riconosciuto pi tardi da
Copernico, che le utilizz nelle proprie opere sui modelli planetari. Nel 1305 Chioniades fu
nuovamente inviato a Tabriz come vescovo, ed egli serv la comunit cristiana dell'ilkhanato per circa
cinque anni, prima del suo ritiro in un monastero di Trebisonda, dove mor attorno al 1320.
Per mezzo di accorte alleanze matrimoniali e diplomatiche con i sovrani turchi, mongoli e
georgiani, i Grandi Comneni mantennero in vita un governo bizantino fino al 1461, quando la loro
capitale dovette cedere di fronte agli ottomani. Grazie alle ricerche approfondite di Anthony Bryer,
oggi siamo in grado di verificare come i Comneni misero in pratica la massima piccolo  bello in
unottica imperiale. Trebisonda divenne gradualmente Trabzon, ma molte delle sue caratteristiche
bizantine perdurarono, in particolare i monasteri delle Alpi Pontiche, come quello di Soumela, che
sopravvisse fino agli inizi del ventesimo secolo. Alcune comunit isolate conservarono un dialetto greco del
Ponto, e larte di suonare la lira a una sola corda. Trabzon  ancor oggi una citt di grandissimo fascino
affacciata sul mar Nero, che si assicura una parte della propria ricchezza grazie alla vendita delle
nocciole locali alla Cadbury di Birmingham, in Inghilterra, dove vengono utilizzate per produrre
barrette con frutta e cioccolato.
EPIRO
Nel 1205 venne fondato in Epiro da Comneno Doukas un altro impero rivale, che abbracciava
la costa adriatica ai confini occi  dentali della Grecia. Cugino degli imperatori bizantini Isacco II
Angelo e Alessio terzo, eredit dal padre Giovanni i nomi di Comneno e Doukas, che gli
permisero di far valere tale sua appartenenza a famiglie tanto prestigiose. Dopo aver brevemente
servito nelle forze latine di Bonifacio del Monferrato, fugg ad Arta, nella Grecia occidentale, dove
organizz la resistenza locale contro i crociati. Nei dieci anni successivi riusc a prendere il controllo
della costa, dal golfo di Corinto fino al confine albanese a nord, dellisola di Kerkyra (Corfu) e di una
zona interna verso oriente che raggiungeva Larissa, nella Tessaglia centrale. Questo piccolo stato,
raccolto attorno alla propria capitale, Arta, era isolato dal resto della Grecia dalle montagne del Pindo.
Era rivolto prevalentemente verso occidente e incoraggiava lo sfruttamento della sua ricca produzione
agricola sia da parte di mercanti del luogo che di stranieri. Nel 1249 il figlio illegittimo di, Michele II
Comneno Doukas, adott il titolo di despotes (signore), usato poi dagli storici per identificare il suo
stato come despotato dEpiro.
Nel 1215 Teodoro Comneno Doukas successe al fratellastro Michele I. Egli riconquist Ocrida
e sconfisse e cattur limperatore latino, Pietro di Courtenay. Gi nel 1224 aveva acquisito il controllo
di Tessalonica, spingendosi fino a conquistare Adrianopoli (la moderna Edirne), distante soltanto un
paio di giorni di marcia da Costantinopoli. Quando fu incoronato imperatore (basileus) nella cattedrale
di Tessalonica dal primo metropolita dei suoi domini, Demetrio Comateno di Ocrida, intorno al
1225-27, Teodoro parve concretizzare con successo la sua ambizione di raccogliere leredit di
Bisanzio. Per circa ventanni, Teodoro govern sia la seconda citt dellimpero che il despotato
dEpiro.
Dopo di lui sal al potere MichelesecondoComneno Doukas, che rese pi salda lindipendenza del
despotato. Dalla loro capitale Arta, i despoti regnarono fino al 1318, abbellendo il proprio territorio con
raffinati monumenti.
Fu difficile, per gli stati bizantini rivali nati dopo la quarta crociata, raggiungere una posizione
dominante: le dimensioni ridotte li costrinsero a stringere alleanze anche con i loro nemici. In
Grecia questo signific intrattenere relazioni con i capi crociati e le potenze occidentali,
desiderose di conquistarsi un punto dappoggio nella regione. Di conseguenza, la storia della Bisanzio
occidentale dopo il 1204  contrassegnata da rivalit costanti, riallineamento di forze, battaglie campali
e assassini autodistruttivi, che non facevano altro che perpetuare le divisioni. Ambiziosi sovrani
occidentali come Carlo dAngi, re di Napoli e Sicilia (1265-85), o le famiglie italiane dei Tocco e
degli Acciaioli, e gruppi mercenari come le compagnie Catalana e Aragonese, intervennero nei
fermenti politici, sia come alleati che come avversari dei regni crociati e degli stati successori
dellimpero bizantino.
I despoti dellEpiro crearono ad Arta una capitale dotata di una corte e di unamministrazione
sul modello bizantino. Utilizzarono il proprio patrocinio imperiale per attirare studiosi e artisti, e
fondarono chiese e monasteri. Con il loro incoraggiamento, arcivescovi come Giovanni Apokaukos e
Demetrio Comateno applicarono nei propri tribunali la legge bizantina, estendendo la procedura
costantinopolitana allamministrazione ecclesiastica.
Come ho sottolineato nel capitolo 7, i registri delle loro decisioni giuridiche offrono una lettura
insolitamente interessante, e rivelano unumana preoccupazione per migliorare situazioni
insoddisfacenti. Mentre Michelesecondocostru una grande chiesa ad Arta dedicata alla Vergine (oggi nota
come Kato Panagia, la chiesa inferiore della Santissima), la moglie Teodora fece costruire un
monastero dove fu sepolta nei pressi del nartece, che aveva fatto aggiungere nel 1270;  riconosciuta
come santa, e la sua Vita ne registra le attivit pie e caritatevoli. Anche il figlio Niceforo fu patrono
delle arti: intorno al 1290 fond il monumento bizantino pi straordinario del despotato, la chiesa della
Panagia Paregoretissa (la Santissima Vergine del Conforto). Questo alto edificio a cinque cupole 
costruito su tre piani, sostenuti da vari ordini di colonne fino alla cupola centrale, con il mosaico del
Cristo Pantocratore. Rivestimenti marmorei ricoprono i muri fino allaltezza della galleria. Se alcuni
dei rilievi scolpiti riflettono uno stile occidentale, con influssi romanici, la forte impressione dinsieme
degli ambienti interni  indubbiamente bizantina.
NICEA
Limpero fondato a Nicea fu diverso. Esso rimase in ogni senso il pi vicino a Costantinopoli:
solo un breve tragitto in barca e un giorno di marcia separava le due citt. Nicea era antica, protetta da
fortificazioni possenti, avvolta dalla fama e dal prestigio che le venivano dallessere stata la sede di due
concili ecumenici, e gi dotata dei monumenti necessari a una capitale. Fin dallinizio fu governata
dagli esiliati costantinopolitani, che avanzavano le rivendicazioni imperiali pi forti e credibili.
Teodoro Lascaris aveva sposato Anna, una delle figlie di Alessio terzo Angelo, e aveva portato a Nicea
tutto ci che poteva essere messo in salvo del sistema imperiale di governo. Quando il patriarca
Giovanni Kamateros rifiut di trasferirsi nella nuova capitale, Teodoro convinse un ecclesiastico
qualificato, Michele Autoreianos, a diventare patriarca ortodosso in esilio. Nel 1208 Autoreianos
celebr una cerimonia di incoronazione solenne che rese Teodoro il primo imperatore bizantino a
essere acclamato negli stati che erano succeduti allimpero dopo la caduta di Costantinopoli.
Prima di diventarne il sovrano nel 1254, il nipote del primo Teodoro, chiamato cos in onore di
quello, compose un elogio della citt, che recit alla presenza del padre, Giovanni terzo Vatatzes, e dei
cittadini. Egli sottolinea il fatto che la citt di voi niceni adesso (...) incorona i vostri capi con la
porpora della grandezza e della verit (...) E in cambio, ben dotata dalla vostra maest, essa  davvero
una citt tra le citt, perch contiene abitanti resi famosi dalla loro cultura, piuttosto che dalla ricchezza
o da un grande esercito (...) Nicea  la regina di tutte le citt e occupa, grazie alla sua cultura, il rango
veramente supremo. Ponendo lattenzione sulla bellezza della citt, le ricchezze delle sue terre e del
lago, dei vigneti e delle riserve dacqua, egli sostiene che questi elementi potrebbero soddisfare
qualsiasi amante del cibo o del lusso, mentre la cultura cittadina si diffonde nei territori circostanti,
rendendo saggi anche i contadini. Lapprezzamento per il ruolo civilizzatore di una citt  un motivo
comune di questo tipo di opere, e Teodoro enfatizza i pregi della cultura di Nicea fino a conside  rarla
superiore allantica Babilonia, alle citt dellindia, addirittura alla stessa Atene. Nel 1290 le regole
stabilite per gli elogi vennero osservate ancor pi da vicino in unaltra orazione composta da Teodoro
Metochites per la visita dellimperatore AndronicosecondoPaleologo. Il futuro funzionario pubblico
concentra la propria attenzione sulla straordinaria posizione di Nicea e sul suo lago, sul molteplice
godimento dei bagni, con un fascino che aggiunge lutilit al lusso, sugli ospizi per chi era al tempo
stesso ammalato e povero, compreso chi soffriva della malattia sacra (lepilessia). Egli fornisce
dettagliate descrizioni di chiese, monasteri, mura e abitazioni, ricordando ad Andronico che Nicea
contiene reverendi tesori di bellezza, gli illustri monumenti della saggezza dei nostri tempi, i suoi
frutti, i suoi splendidi e superbi rituali, i luoghi santi di meditazione per chi ha scelto di ritirarsi dalle
cose materiali dedicando il proprio tempo solo a Dio.
Mentre Costantinopoli era occupata dai latini, gli imperatori di Nicea creavano unefficace
struttura imperiale nellAsia Minore occidentale, e sviluppavano il potenziale agricolo della regione per
rafforzarne la capacit economica e lautonomia. Durante il suo lungo regno (1222-54), limperatore
Giovanni terzo Vatatzes pot permettersi di proibire limportazione di beni e viveri stranieri, perch Nicea
era in grado di sopperire alle proprie necessit fondamentali. Numerose fondazioni contribuirono a
questo sviluppo agricolo, documentato ancor oggi dai registri del monastero dedicato alla Vergine
Lembiotissa nei pressi di Smirne (la moderna Izmir). Accorte alleanze con i genovesi, la prima
comunit italiana ad acquisire una base stabile per il proficuo commercio sul mar Nero, portarono un
aumento degli investimenti nel commercio internazionale. Limperatore prefer vivere a Ninfeo, dove
vennero organizzate la zecca e la tesoreria, trasferendovi la propri corte nel corso degli anni Trenta del tredicesimo secolo. Tuttavia il patriarca rimase a Nicea.
Oltre a combattere vigorosamente i latini, i turchi e le forze di Epiro e Tessalonica, gli
imperatori di Nicea e i loro patriarchi rivestirono un ruolo attivo nei negoziati per lunit delle Chiese.
Numerose ambascerie, spesso guidate da monaci occidentali, rag  giunsero Nicea e
Costantinopoli per condurre le trattative, che coinvolsero Elia di Cortona e Giovanni di Parma,
entrambi padri generali dellordine francescano. Nel 1249-50 una delegazione papale guidata da
Giovanni discusse il problema fondamentale del Filioque (si veda il capitolo 4 per la questione della
processione dello Spirito Santo) alla corte di Ninfeo. Niceforo Blemmide, un teologo deltredicesimo secolo,
rappresent la fazione bizantina. Alcuni degli occidentali avevano interessi pi ampi: il domenicano
fiammingo Guglielmo di Moerbeke, ad esempio, era particolarmente interessato allantica filosofia
greca. Egli acquist manoscritti, chiese aiuto per imparare il greco, visit Nicea e Tebe nel 1260 e
prepar traduzioni del trattato Sulle parti degli animali di Aristotele, di opere di Alessandro
dAfrodisia, Proclo, Archimede e Galeno. Come legato papale, nel 1274 Guglielmo si adoper per la
riunificazione delle Chiese, e nel 1278 fu nominato arcivescovo latino di Corinto. Le sue traduzioni
latine furono talmente caratterizzate dal metodo parola per parola (detta kata poda, a piedi, o
passo dopo passo) da permetterci oggi di ricostruire il linguaggio greco originale dei testi quando
questi sono andati parzialmente o totalmente perduti.
Agli occhi bizantini, i frati sembravano diversi dagli altri occidentali. Essi erano imbevuti di
ideali cristiani, quali la povert e lumilt, e a differenza del clero crociato non prendevano parte alle
battaglie. La disapprovazione bizantina nei confronti del clero guerriero dOccidente aveva fomentato i
sentimenti antilatini dopo il 1204, e parallelamente rinvigorito lopposizione ortodossa. Ma i frati erano
colti e apparentemente ansiosi di confrontarsi con la teologia greca, piuttosto che condannarla senza
appello: molti dei dibattiti avviati a Nicea fornirono la base per i successivi tentativi di unione delle
Chiese. I papi Gregorio nono e Innocenzo quarto appoggiarono le discussioni che tentavano di giungere a una
soluzione delle questioni su cui non vi era accordo, anche se non autorizzarono mai la convocazione di
un nuovo concilio ecumenico. Anche gli imperatori Giovanni terzo e Teodorosecondogiocarono un ruolo
determinante nella direzione e nella guida dei negoziati.
Nella sua lettera a papa Alessandro quarto (1254-61), il patriarca
Arsenio di Nicea (1254-60, successivamente patriarca di Costantinopoli negli anni 1261-65)
enfatizza limportanza del ruolo dellimperatore: nessuna questione riguardante lunit della Chiesa
avrebbe potuto ricevere risposta senza la sua partecipazione. La pericolosit di tale posizione,
rafforzata dallesperienza nicena, era costituita dal fatto che limperatore avrebbe cos usurpato alcune
funzioni proprie del patriarca, sovvertendo il delicato equilibrio tra il potere ecclesiastico e quello
civile.
Dopo loccupazione latina del 1204, Bisanzio non fu pi la stessa, e il sentimento
antioccidentale si diffuse, esacerbando i ricordi del saccheggio. Di contro, laccerchiato impero latino
di Costantinopoli non ebbe mai abbastanza risorse umane per creare una societ fiorente. Come le altre
enclave latine del Vicino Oriente, rivolse continui appelli allEuropa per ottenere contingenti di
cavalieri che lo aiutassero nella difesa. I veneziani ne sostennero leconomia, francescani e domenicani
convertirono le chiese bizantine alluso latino, e la dinastia stabilita da Baldovino di Fiandra concluse
giudiziose alleanze matrimoniali con altre potenze nel tentativo di accrescere la propria forza. Ma la
rivalit tra cristiani ridusse ovviamente la possibilit di una riunificazione delle Chiese. La fedelt
allortodossia fu pi tenace di ogni tentativo occidentale di ottenere la sottomissione della Chiesa di
Costantinopoli alla Chiesa di Roma, e questo rifiuto costitu lostacolo principale per qualsiasi
ulteriore collaborazione militare contro i turchi. Questi complessi rapporti tra latini e bizantini erano
ancora in una fase iniziale nel 1261, quando il comandante della squadra navale nicena apprese che
lintera flotta veneziana aveva fatto vela per una campagna nel mar Nero, lasciando Costantinopoli
indifesa. Egli prese immediato possesso della capitale nel nome di Michele Paleologo, protettore del
giovane imperatore Giovanni quarto Lascaris, che divenne il primo sovrano greco a rioccupare il cuore diBisanzio.

Capitolo 26.
RIBELLI E MECENATI.
Tra noi (poveri) si contano i coltivatori del suolo, i costruttori delle case e di navi mercantili, e
gli artigiani (...) ma chi  invece in mezzo a voi?
(...) Scommettitori, gaudenti, gente che causa pubbliche calamit con la propria avidit,
sovvertitori dellordine civile che diffondono la miseria.
Alessio Macrembolita, Dialogo tra il ricco e il povero, prima met del quattordicesimo secolo
Al di l della facciata di una gerarchia immutabile, mantenuta in vita dal cerimoniale della corte
imperiale, a Bisanzio vi erano, come abbiamo visto, una certa flessibilit, mobilit sociale e possibilit
di cambiamento. Sia prima che dopo il 1204, la buona nascita era naturalmente considerata come
condizione fondamentale per far parte della ristretta classe al vertice del potere sia civile che
ecclesiastico - e dei colti amministratori dello stato.
Allo stesso modo, chi governava era portato a pensare che i membri di famiglie modeste,
insediate in zone rurali e dedite alla lavorazione della terra oppure occupate nelle attivit commerciali
in citt, dovessero continuare a ricoprire i medesimi ruoli. Listruzione e lesercito fornivano per vie
di accesso ai livelli superiori della societ, cos come i legami matrimoniali con una famiglia
importante. Di contro, il potere dellimperatore di confiscare le propriet ed esiliare gli oppositori
provoc, in alcuni casi, cadute spettacolari. Comunque in generale, per quanto potessero desiderarlo
ardentemente, i membri meno privilegiati della societ bizantina molto di rado riuscivano a migliorare
il proprio status sociale.
La nozione imperiale di taxis (ordine), a ogni modo, non poteva prevedere alcun cambiamento
nel ruolo della classe dominante. Dovendo constatare segnali di opposizione popolare, gli storici
dellepoca si scagliavano contro la folla in rivolta e le sue ambizioni usando termini come demokratia
(governo del popolo) e ochlokratia (governo dei facinorosi), ovviamente con valenza negativa. A
Costantinopoli, manifestazioni di massa vennero in alcuni casi organizzate dai Verdi e dagli Azzurri,
ma vi furono anche proteste spontanee contro politiche impopolari. Nel 1203, quando Alessio terzo
Angelo fugg dalla citt, sembra abbia detto che la popolazione era dedita alla ribellione e
contagiata dallinstabilit; ma gli stessi abitanti di Costantinopoli furono i primi a dare il benvenuto
alle forze bizantine rientrate nel luglio del 1261. Limperatore Baldovinosecondoe il patriarca latino
fuggirono immediatamente alla volta dellOccidente, insieme ai frati domenicani e francescani.
La sovranit bizantina veniva cos ristabilita a Costantinopoli.
Un mese pi tardi Michele ottavo Paleologo, che aveva usurpato il trono a Giovanni Lascaris,
entr in citt a piedi preceduto da unicona della Vergine: era il 15 agosto, festa della Dormizione (o
Assunzione), una data gi celebre nella storia dellimpero.
Michele rese grazie nella cattedrale di Santa Sofia per la liberazione della capitale dal dominio
latino; non aveva mai visto prima la Regina delle Citt. Fu dunque incoronato con la moglie Teodora in
Santa Sofia dal patriarca Arsenio Autoreiano, tornato a svolgere le sue funzioni, e commission un
nuovo mosaico raffigurante il Cristo con la Vergine e san Giovanni Battista ai lati per la galleria della
chiesa. Secondo la tradizione imperiale, fece inoltre innalzare una colonna per ricordare le sue gesta
presso la chiesa dei Santi Apostoli. Le chiese utilizzate dai sacerdoti latini furono restituite al culto
ortodosso, e le mura della citt rinforzate con nuove opere difensive. I mercanti veneziani vennero
puniti con lesilio dalla citt per il loro coinvolgimento nei fatti del 1204, e i genovesi, nuovamente
insediati nel loro quartiere di Pera, assunsero il controllo del commercio internazionale.
Dopo questo trionfale ritorno, Michele fece accecare il legit  timo imperatore, Giovanni quarto
Lascaris, rendendolo cos incapace di governare, anche se visse per altri quarantanni. Lusurpatore,
come Basilio I, conquist il potere con la violenza, ma riusc a porre le basi per la dinastia dei
Paleoioghi che, al pari di quella Macedone, dur per quasi duecento anni. Nonostante le guerre civili
della terza e della quinta decade del quattordicesimo secolo, un Paleologo occup il trono bizantino fino alla
conquista ottomana del 1453. I Paleologhi generalmente favorirono le arti e costruirono nuove chiese,
monasteri e castelli; molti furono anche studiosi di buon livello: Manuelesecondoscrisse numerosi trattati, tra
cui un Dialogo sulla religione tra un greco e un turco e unopera sui vantaggi del matrimonio. Tutti
incoraggiarono una nuova fioritura dellarte e della cultura bizantina, che caratterizza lultima fase
dellimpero.
Sebbene Michele ottavo Paleologo nel 1261 avesse ristabilito la sovranit bizantina a
Costantinopoli, gli imperi rivali di Epiro e Trebisonda non avevano alcuna intenzione di sottomettersi.
Egli fu in grado di affermare la propria autorit solo sulle province occidentali di Tracia e Macedonia,
su alcune parti della Morea (il Peloponneso), e sul territorio dellimpero di Nicea (Asia Minore
occidentale). Suo obiettivo principale fu quello di ottenere il controllo del passaggio marittimo che
collegava lEgeo al mar Nero, cosa che avrebbe permesso a Bisanzio la tassazione delle merci in
transito in entrambe le direzioni: da qui il nome moderno di impero degli Stretti. Questo impero,
territorialmente ridotto a una piccola parte dellantico, non poteva resistere alla nuova minaccia dei
turchi ottomani, che diedero un ulteriore impulso alla disgregazione della gi frammentata Bisanzio.
Non cera nessuna possibilit di una piena ripresa imperiale dopo il 1204.
Sebbene molti gruppi turchi fossero ancora costituiti da popolazioni dedite in prevalenza alla
pastorizia, dal 1282 la trib guidata da Osman/Othman (nota in seguito come ottomana) riprese a
combattere Bisanzio facendo propria la tradizione della guerra santa. Superando le sempre vive rivalit
tribali, Osman riusc a persuadere i capi dei piccoli emirati a unirsi a lui nellattacco contro la provincia
bizantina di Bitinia. Molti grandi pr  prietari terrieri bizantini della regione, che non sentivano alcun
particolare legame di fedelt verso Michele ottavo, passarono dalla sua parte, a condizione di poter
mantenere il possesso delle proprie terre. Altri mercenari cristiani combatterono per i turchi organizzati
in reparti guidati da propri ufficiali, che indossavano vesti bizantine e utilizzavano armi di tipo greco.
Grazie a queste forze aggiuntive, Osman fu in grado di attaccare le antiche citt fortificate di Nicea,
Nicomedia e Prousa. Nel 1302 una grande vittoria in Bitinia apr la regione ai turchi, e poco prima della
morte di Osman, nel 1326, il figlio Orhan conquist Prousa al termine di un lungo assedio.
Orhan ne fece la sua capitale, chiamandola Bursa, e continu ad attaccare le restanti regioni
bizantine dellAsia Minore occidentale: Nicea capitol nel marzo del 1331, Nicomedia sei anni dopo.
Orhan trasfer le spoglie del padre in un nuovo grandioso mausoleo (furbe) attiguo alla chiesa di
SantElia, ora convertita in moschea. In seguito, anche molti altri emiri e sultani costruirono moschee e
edifici funerari a Bursa. Lamministrazione turca dei territori conquistati segu di solito il modello e la
prassi bizantina, servendosi spesso degli stessi ufficiali cristiani per la registrazione delle propriet
terriere, dei titoli di possesso e delle tasse da versare. Con questo controllo strategico degli accessi
orientali a Bisanzio, Orhan costrinse limpero a ripiegare sui propri territori europei. Tuttavia, non tutte
le sue relazioni con Bisanzio furono ostili. Orhan cooper con Andronico terzo (1328-41) negli sforzi
dellimperatore per riconquistare Focea (nei pressi di Smirne), divenuta centro di produzione
dellallume sotto la famiglia genovese degli Zaccaria. Lallume  una sostanza che consente di fissare i
colori: oltre che nella pittura, il suo uso  quindi fondamentale in tutti i processi di tintura e nella
lavorazione delle pelli; le miniere di allume erano diventate fonte di notevoli guadagni.
Successivamente, Orhan si alle con Giovanni sesto Cantacuzeno, e ne spos la figlia Teodora:
questo fu solo uno dei matrimoni politici che unirono turchi e bizantini. Ma durante la guerra civile che
si scaten a Bisanzio nel 1341, i turchi e altri popoli confinanti intervennero allo scopo di trarne dei
vantaggi.
Alla morte di Andronico terzo nel giugno del 1341, il figlio maggiore Giovanni aveva solo nove
anni. Non era stata presa nessuna chiara decisione riguardo alla reggenza: limperatrice vedova, Anna
di Savoia, era determinata a proteggere la legittima eredit del figlio, e venne inizialmente appoggiata
da Giovanni Cantacuzeno, il pi stretto collaboratore del marito, che assunse il ruolo di reggente. Ma
anche il patriarca Giovanni Kalekas rivendic il diritto alla reggenza, provocando un grave dissidio
interno che serbi, bulgari e turchi furono pronti a sfruttare. Mentre Cantacuzeno lasciava la capitale nel
luglio del 1341 per difendere limpero, Kalekas tramava contro di lui, persuadendo limperatrice che il
reggente era intenzionato a tradirla. I possedimenti della famiglia Cantacuzeno a Costantinopoli
vennero attaccati, e Anna ordin lo scioglimento dellesercito. Nellintento di controllare il giovane
imperatore, Kalekas fu sostenuto dal megaduca Alessio Apokaukos, capo della flotta ed eparca di
Costantinopoli.
Come risposta, Cantacuzeno si proclam imperatore a Didymoteichon (Tracia) nellottobre del
1341, dando inizio a una guerra civile espressione delle lotte intestine che dilaniavano laristocrazia. A
Costantinopoli il patriarca Kalekas scomunic il pretendente (Giovanni sesto Cantacuzeno),
incoronando imperatore Giovanni quintoPaleologo. La notizia della sfida lanciata da Cantacuzeno alla
dinastia regnante dei Paleologhi gener una sempre maggiore irrequietezza tra la popolazione, che si
trovava nella condizione di doversi schierare per luno o per laltro imperatore. Vi fu anche uno
sviluppo imprevisto: unondata di violenza antiaristocratica scosse Adrianopoli, una rivolta capeggiata
da Branos, un operaio, che incorraggiava la gente a impossessarsi delle propriet dei ricchi. La famiglia
di Giovanni sesto Cantacuzeno . era estremamente facoltosa, e non  certo da escludere che tra la
popolazione serpeggiasse gi un forte risentimento nei suoi confronti, che spinse i poveri a cogliere
unopportunit di rivalsa.
Sfruttando la situazione a proprio vantaggio, il megaduca Apokaukos sostenne i rivoltosi,
nominando il figlio Manuele governatore di Adrianopoli. Apokaukos  un personaggio controverso:
nemico del Cantacuzeno, bench fosse giunto a una posizione   influente proprio grazie ai buoni uffici
del pretendente, che ne aveva incoraggiato le ambizioni e gli aveva permesso di accumulare un
patrimonio considerevole, fu prodigo nel sostenere la cultura e la scienza bizantina. Spese infatti una
parte delle proprie sostanze per commissionare manoscritti (una famosa copia di Ippocrate, ora a Parigi
- codice greco 2144 - porta il suo ritratto nelle vesti di donatore) e patrocin la professione medica, al
punto da spingere il celebre dottore di corte Giovanni Aktouarios a dedicargli la sua opera Il metodo
della medicina.
Nel quattordicesimo secolo Tessalonica era un grande porto e uno dei maggiori centri di cultura e
insegnamento del mondo bizantino, come dimostra lattivit di studiosi e artisti locali, tra cui lanonimo
pittore che decor la chiesa di San Nicola Orfano. La presa del potere da parte di Cantacuzeno provoc
anche qui una reazione antiaristocratica: i ribelli, che presero il nome di zeloti (letteralmente,
entusiasti, zelanti per la propria causa), cacciarono il governatore imperiale e istituirono un
consiglio di dodici arconti, cui venne affidata la guida della citt. La rivolta pare aver ottenuto un
appoggio anche da parte di membri del ceto medio (i mesoi, una classe abbastanza ben definita di
piccoli proprietari di case e terre, n ricchi n poveri, tra cui si contavano i mercanti ebrei). Per i sette
anni successivi gli zeloti governarono in modo efficiente la citt, guadagnando dei sostenitori anche in
altri centri. Dal momento che si erano dichiarati ufficialmente sostenitori di Giovanni quintoPaleologo,
Apokaukos cerc di ottenere il controllo di Tessalonica nominando un altro dei propri figli al
governatorato, ma la sua presenza sembra aver avuto ben poco effetto sul consiglio zelota dei dodici
arconti.
Chi furono in realt questi ribelli capaci di imporsi contro ogni aspettativa? Si ricordano i nomi
di alcuni dei loro capi: Andrea Paleologo, alla guida della corporazione dei marinai; Alessio
Metochites; Michele Paleologo, che rivest la carica di arconte finch non venne assassinato per ordine
di Apokaukos; e Giorgio Kokalas, forse il pi radicale di tutti, membro di unimportante famiglia
locale. Sebbene Andrea e Michele portassero lo stesso nome della casata imperiale, non appartenevano
alla ristretta cer  chia di governo; la relazione tra Alessio Metochites e altri rappresentanti di quella
famiglia  sconosciuta.
Sembra che non molti degli zeloti provenissero in realt dai ceti sociali pi bassi, pur
sostenendo di rappresentare gli interessi dei poveri contro i soprusi dei ricchi. Il loro successo fu forse
dovuto al fatto che Tessalonica era una grande citt portuale, dove i numerosi marinai avevano
imparato a proteggere il proprio tenore di vita riunendosi in corporazioni. Furono certamente in grado
di formare una milizia che, capeggiata da Andrea Palelogo, sconfisse la fazione favorevole a Giovanni
Cantacuzeno.
Se le soluzioni amministrative adottate dai ribelli rimangono tuttora oscure,  evidente che essi
riuscirono a difendere la citt sia contro i nemici stranieri, sia contro i sostenitori di Cantacuzeno. Nel
1343, quando Umur, emiro ottomano di Aydin, invi seimila uomini in appoggio alle forze gi
impegnate nellassedio della citt, Tessalonica resistette valorosamente. Due anni pi tardi, gli assassini
di Michele Paleologo nella stessa Tessalonica e pi tardi del megaduca Apokaukos a Costantinopoli
spinsero la fazione dei Cantacuzeni a tentare di espellere il consiglio degli zeloti; ma questi ultimi
risposero con luccisione del figlio di Apokaukos e di tutti gli alleati dei Cantacuzeni. Tale spargimento
di sangue venne condannato dallopinione pubblica, ma dimostr anche che gli zeloti potevano
controllare la citt. In effetti, quando Gregorio Palamas venne nominato metropolita di Tessalonica nel
1347, gli zeloti gli impedirono lingresso. Non  chiaro se fossero oppositori della tradizione esicastica
di venerazione spirituale e contemplazione mistica sostenuta da Palamas, o se semplicemente si
rifiutassero di accettare qualsiasi ecclesiastico scelto da Costantinopoli: in ogni caso, riuscirono a
tenerlo lontano, conservando il completo controllo della citt per altri due anni.
Poich la maggior parte delle fonti che parlano degli zeloti sono state compilate dai loro
oppositori,  difficile comprendere le loro posizioni. Tra gli storici del periodo, Niceforo Gregoras
accusa il potere ribelle di essere una ochlokratia - il dominio incontrollato della folla, considerato
estremamente pericoloso dai bizantini tradizionalisti. Una versione ulteriore  quella fornita   da
Demetrio Kydones, nativo di Tessalonica, che compose una monodia per le vittime della rivolta del
1345, in cui si lamenta che gli zeloti avessero creato un mondo alla rovescia, in cui schiavi, contadini
e abitanti dei villaggi attaccavano chi era migliore di loro. Lautore parteggia ovviamente per gli
aristocratici che avevano pi sofferto, ma racconta anche che persino lo zelota radicale Kokalas non
riusc a evitare la morte del genero, ucciso dalla folla.
Analoghe preoccupazioni compaiono nelle lettere indirizzate agli amici di Costantinopoli da
Tommaso Magistro, che al momento della rivolta risiedeva gi da lungo tempo a Tessalonica.
Erudito e insegnante di tendenze conservatrici, Tommaso era turbato dai disordini causati dagli
zeloti, definiti dei buoni a nulla, gente insignificante, che vale tre oboli. Egli ne condannava la
mancanza di rispetto nei confronti di chi possedeva una casa, acquistava della terra e si preoccupava di
preservare le tombe degli antenati.
In netto contrasto con queste accuse prevedibili, Alessio Macrembolita scrisse un Dialogo tra il
ricco e il povero dove vengono affrontate alcune delle questioni che possono senza dubbio aver spinto
gli zeloti alla rivolta. In questo testo affascinante, il Povero rimprovera al Ricco numerosi
comportamenti errati e azioni malvagie, in particolare lavarizia, lo sfruttamento egoistico delle risorse
della natura, linsaziabile determinazione a possedere e accumulare il pi possibile, e una preferenza
per i valori materiali piuttosto che per quelli spirituali. In risposta, il Ricco tenta di giustificare la
propria posizione di predominio e accusa il Povero di essere causa di ruberie, ubriachezza,
rilassatezza, calunnia, malvagit, omicidio. Il Povero commenta: I modi di acquistare denaro sono
evidenti a qualsiasi uomo dotato dintelligenza: alcuni si arricchiscono con la conoscenza, o con il
commercio, altri con lastinenza; altri ancora con la rapina, molti attraverso una posizione di dominio,
leredit o percorsi simili. Ragioni opposte conducono altri alla povert.
Ma il Povero  anche pi irritato da una serie di comportamenti sociali umilianti attuati dai
ricchi, tra cui il rifiuto di sedersi   allo stesso tavolo o persino di rivolgere normalmente la parola agli
indigenti, o di permettere matrimoni tra individui di classi diverse, un fatto che, secondo il Povero,
avrebbe finito per eliminare la povert stessa. Grazie alla condivisione dellabbondanza da parte del
ricco, la mescolanza degli opposti (...) produce, abbastanza sorprendentemente, una salutare via di
mezzo. Le differenze pi rilevanti sono elencate una per una: da una parte cibi elaborati e vini squisiti,
abiti finissimi, alloggi eleganti, cure mediche appropriate, posti in prima fila nelle assemblee; dallaltra
parte raffermo, vino acido, un consunto mantello pieno di sudiciume e pulci fastidiose, e scarsa
protezione contro i rigori del clima.
Anche il cospicuo consumo di ricchi funerali (con tombe magnifiche, salmi e canti, elogi
funebri, portatori di candele, il pianto dei parenti e le lamentazioni delle donne) contrasta con lumile
sepoltura che contribuisce a una pi splendida resurrezione. Il Povero deride il Ricco, sostenendo che
persino gli ebrei e i musulmani si preoccupano dei loro simili pi dei cristiani benestanti, che non fanno
niente per imitare Cristo, e meritano di essere privati delle ricompense della vita futura.
Alessio Macrembolita non era certo un ribelle. Come altri autori del quattordicesimo secolo, apparteneva a
un gruppo di letterati e studiosi che componevano discorsi destinati alla corte imperiale, ma che si
guadagnavano da vivere lavorando nellamministrazione civile. La sua interpretazione degli
avvenimenti del quattordicesimo secolo, in particolare del successo dei turchi,  pi aderente alla realt di altre.
Egli interpret il crollo della cupola di Santa Sofia nel 1346 come segno dellimminente fine del mondo
(anche se venne ricostruita), dando la colpa ai bizantini, colpevoli di peccaminosa cupidigia e
comportamenti immorali.
Il Dialogo  un testo letterario, non una descrizione esplicita della povert a Bisanzio. Ma i
sofferti lamenti posti sulle labbra del Povero, cos come le giustificazioni e il disprezzo del Ricco,
erano certamente condivisi dai contemporanei. Molti tra coloro che si unirono agli zeloti e alle altre
forze antiaristocratiche per evitare leccessivo accumulo di ricchezza nelle mani di famiglie come i
Cantacuzeni avrebbero senza dubbio reagito come il Po  vero, di fronte a una sproporzione cos grande
tra possidenti e indigenti. Rimangono comunque del tutto eccezionali gli effetti duraturi della rivolta
degli zeloti, che per ben sette anni strapparono Tessalonica al controllo imperiale.
Il   consiglio dei dodici arconti, alla fine, si trov in disaccordo riguardo al comportamento da
tenere di fronte allapparente soluzione della guerra civile. Nel febbraio del 1347 Giovanni
Cantacuzeno riusc a rientrare a Costantinopoli, obbligando limperatrice Anna ad accettare un
compromesso, che prevedeva la deposizione del patriarca Kalekas e il matrimonio tra Elena
Cantacuzena (figlia di Giovanni sesto) e il giovane Giovanni quinto Paleologo.
Le due famiglie rivali venivano cos unite, anche se alcuni sostenitori dei Cantacuzeni restarono
delusi dal fatto che limperatore rinunciasse in questo modo a fondare una propria dinastia. Di fronte
agli sviluppi della situazione, gli zeloti continuarono a mostrare la propria ostilit bruciando in
pubblico tutti gli ordini provenienti dalla capitale. Proposero addirittura a Stefano Uros quarto Dusan, che
gi si faceva chiamare imperatore dei serbi e dei greci, di prenderli sotto la sua protezione, poich
ritenevano che la loro indipendenza sarebbe stata meno compromessa se avessero accettato il dominio
serbo, piuttosto che se fossero stati costretti a riconoscere imperatore Giovanni sesto Cantacuzeno.
Stefano Dusan fu ovviamente ben lieto di intervenire nella controversia, e invi delle truppe ad
assumere il controllo della citt.
Ma questo invito provoc una frattura all'interno del gruppo degli zeloti, spingendo Alessio
Metochites allazione contro Andrea Paleologo. Egli sconfisse la corporazione dei marinai, annunci il
suo sostegno a Giovanni sesto Cantacuzeno e neg ai serbi lingresso in citt. Appresa tale notizia,
Giovanni fece vela dalla capitale in compagnia del giovane coimperatore, inviando via terra il figlio
Matteo con un esercito rinforzato da ausiliari turchi.
Con laiuto di un ufficiale serbo insoddisfatto della sua posizione e di forze navali turche,
Cantacuzeno entr a Tessalonica nel 1350, costringendo Andrea Paleologo a fuggire sul monte Athos.
Gli zeloti rimanenti furono arrestati, esiliati o inviati a Costantinopoli per essere messi sotto
processo. Giovanni quintoPaleologo, che   gli zeloti avevano sostenuto, fu acclamato imperatore, e
Gregorio Palamas venne finalmente insediato come metropolita della citt.
In una delle sue prime omelie condann duramente i ribelli, paragonandoli a bestie feroci, ma
invoc la pace e larmonia sotto il governo della famiglia dei Paleologhi.
Giovanni sesto Cantacuzeno, alcuni anni pi tardi, quando fu costretto a ritirarsi dalla vita
pubblica in seguito allennesima protesta popolare contro la sua politica di alleanza con i turchi, prese il
nome monastico di Gioasaf e scrisse le sue Memorie. Nel tentativo di giustificare il proprio ruolo nella
guerra civile, accusa gli zeloti di eccessiva violenza e descrive la loro ribellione come un movimento di
ampia portata: Si diffuse come una malattia maligna e orribile, provocando le stesse forme di eccesso
anche in coloro che prima erano stati uomini moderati e ragionevoli (...)
Tutte le citt si unirono in questa ribellione contro laristocrazia, e chi tard a farlo recuper il
tempo perduto eccellendo nel seguire lesempio fornitogli dagli altri. Essi commisero ogni genere di
atti disumani, e persino veri e propri massacri. Questo slancio insensato venne glorificato col nome di
valore, e la mancanza di compassione e simpatia per i propri simili fu chiamata lealt allimperatore.
Lautore non manca di caratterizzare gli aristocratici come un gruppo scelto preso di mira a
causa degli illustri natali dai poveri in cerca di vendetta, e aggiunge che i membri della classe media
erano stati costretti a sostenere i ribelli. La sua denuncia delle violenze della folla  confermata da un
ufficiale costantinopolitano, Teodoro Metochites, che perse gran parte dei beni quando il suo palazzo
nella capitale fu attaccato nel 1328, molto prima dei fatti di Tessalonica. Pi tardi avrebbe rifondato e
decorato la chiesa monastica del Salvatore (Chora), dove lo si pu vedere ancora oggi raffigurato come
patrono, abbigliato con il costume di corte, nellatto di offrire la chiesa al Cristo. Gli zeloti poterono
chiaramente contare sullaggressivo antagonismo popolare contro chi veniva considerato troppo ricco;
ma in modo altrettanto prevedibile i pi facoltosi riuscirono a ristabilire le loro fortune.
Nella storia successiva di Tessalonica, Anna di Savoia, madre   di Giovanni quintoPaleologo,
ristabil il governo dellaristocrazia. Dal 1351 fino alla morte, avvenuta intorno al 1365, limperatrice
madre govern la citt come una sua propriet. Quando a Costantinopoli si era trovata a corto di denaro
durante la guerra civile, Anna aveva impegnato i gioielli della corona presso i veneziani, ottenendo un
prestito di trentamila ducati che non venne mai rimborsato. Tra i successivi governatori della citt vi
furono Manuelesecondo(imperatore dal 1391 al 1425), costretto alla fuga nel 1387,     e suo figlio
Andronico, che affid la difesa della citt a Venezia nel 1422. Tessalonica si trovava ormai sotto
costante assedio da parte dei turchi, e gli ufficiali veneziani non ebbero pi successo di quelli bizantini
nellevitare la capitolazione finale del 1430. Lesperienza zelota non fu ripetuta; ma lesperimento di
un governo a base pi ampia, durato sette anni, anticip una tendenza futura: alcune citt italiane
avevano gi adottato ordinamenti repubblicani, e grandi centri dellOccidente, anche lontani tra loro
come Barcellona e Danzica, si stavano preparando a seguirne lesempio. Lattivit commerciale di
Tessalonica e la corporazione dei marinai avevano favorito il sovvertimento dellordine naturale, in
base al quale i ricchi dominavano sui poveri, e gli zeloti avevano dimostrato come Bisanzio fosse
capace di generare dei ribelli che, rifiutate le forme tradizionali di governo, si erano fatti carico delle
disuguaglianze sociali.
Nello stesso periodo in cui gli zeloti occuparono Tessalonica, un impressionante castello franco
che si innalzava nei pressi dellantica Sparta si impose come nuovo centro della cultura bizantina. Dal
1348 al 1460 Mistra fu la capitale della Morea, governata dai figli degli imperatori di Costantinopoli
con il titolo di despoti (despotes, signore). Guglielmosecondodi Villehardouin, quarto principe dAcaia,
aveva costruito la fortezza nel 1247 sulla sommit del monte Taigeto, che dominava la citt medievale
di Lakedaimonia. Nel corso dei successivi quarantanni la fortezza cambi padrone pi di una volta.
Seguendo la pratica usuale di cercare un sostegno allestero per la difesa degli stati crociati, Guglielmo
strinse unalleanza con Carlo dAngi, sovrano di Napoli e di Sicilia, che eredit il principato alla sua
morte nel 1278.
Per far fronte alla seria minaccia rappresentata da questa nuova situazione, Michele ottavo
Paleologo stipul varie alleanze europee, che finirono per provocare il massacro delle truppe francesi in
Sicilia nel 1282. Questi intrighi, che fornirono a Verdi lintreccio per lo splendido libretto della sua
celebre opera I vespri siciliani (1855), furono anche causa della rivalit tra lOccidente e Bisanzio per il
controllo della Morea. Ma Mistra rimase un possedimento bizantino.
A partire dalla fine deltredicesimo secolo, gli abitanti di Lakedaimonia si trasferirono sulle pendici
delle colline per stabilirsi pi vicino alle fortificazioni di Mistra, creando cos una nuova citt ai piedi
del castello. Questo insediamento era dominato dal palazzo del governatore, probabilmente costruito su
fondazioni franche, e dalle chiese, tra cui la cattedrale dedicata a san Demetrio, in seguito ampliata da
altri ecclesiastici. Costantinopoli vi mantenne un governatore (lo strategos, detto anche kephale,
letteralmente testa), e la citt cominci gradualmente a espandersi. Uno di questi governatori era
membro della famiglia dei Cantacuzeni e padre del futuro Giovanni sesto. I monasteri fiorirono grazie a
benefattori locali, alcuni commemorati poi da ritratti, altri da iscrizioni. Nel complesso del monastero
di Brontocheion, con le sue due chiese costruite tra il 1290 e il 1310, la variet degli stili architettonici
e la decorazione affrescata suggeriscono la presenza nella zona di un gran numero di abili artigiani, e le
copie dei crisobolli imperiali dipinti dimostrano che il monastero aveva ottenuto dei privilegi.
Separato dalla capitale dai ducati franchi di Atene e Tebe (i franchi continuavano a occupare la
Grecia centrale) e costantemente minacciato da altri occidentali (le compagnie Aragonese e Catalana,
bande di mercenari, le famiglie italiane degli Acciaioli e dei Tocco, e i principi titolari di Acaia), il
Peloponneso divenne col tempo una regione bizantina indipendente. Nel 1349 Giovanni sesto
Cantacuzeno nomin suo figlio Manuele despota di questa provincia autonoma, che da allora divenne
nota come despotato di Morea, e fu governata normalmente da un giovane membro della dinastia dei
Cantacuzeni o dei Paleoioghi. Il lungo governo   del despota Manuele, durato dal 1349 al 1380, port
grande stabilit e prosperit. A lui si deve probabilmente gran parte del palazzo, una residenza a due
piani, con ampie sale al livello superiore, che si affacciano su una corte centrale e dominano la pianura
di Sparta. Egli costru anche la chiesa di Santa Sofia, che probabilmente svolse la funzione di cappella
di palazzo, e venne pi tardi incorporata in un monastero. Nel 1361 suo padre, lex imperatore
Giovanni sesto Cantacuzeno, ora divenuto monaco con il nome di Gioasaf, fugg dal monte Athos di
fronte allesplodere di una pestilenza e cerc rifugio a Mistra. Alla morte di Manuele, nel 1380,
Giovanni quintoPaleologo nomin despota il figlio Teodoro, e Mistra rimase appannaggio della dinastia
regnante per i successivi ottantanni.
Come ogni altra parte del mondo bizantino durante il quattordicesimo secolo, anche Mistra non fu
comunque libera dal timore di attacchi ottomani. La prima invasione del Peloponneso ebbe luogo nel
1388,     e ulteriori incursioni negli anni Novanta sembrano aver portato a un assedio della stessa
Mistra. Contro la minaccia militare turca, i despoti cercarono di stringere alleanza con varie potenze
occidentali, coinvolgendo le forze latine nella difesa della Morea. Sposarono dame nobili e ricche,
come Isabella di Lusignano, Bartolomea Acciaioli, Kleopa Malatesta, Maddalena-Teodora Tocco e
Caterina Zaccaria, solo per scoprire che cos dovevano anche contrastare una serie di suoceri ambiziosi.
Tuttavia nel 1430 il despotato aveva messo a tacere le rivendicazioni dei Tocco e degli Zaccaria,
incorporato il principato di Acaia e annesso la citt veneziana di Patrasso, allestremit
nord-occidentale del Peloponneso. Cos estesa e rafforzata, Mistra fu anche apprezzata come rifugio
pacifico. Manuelesecondolasci la moglie e i figli nel Peloponneso al momento di partire per la sua lunga
ambasciata in Occidente. Quando, nel 1417-18, scoppi una grave epidemia a Costantinopoli, Mistra
venne usata come luogo sicuro, e cinque anni pi tardi, quando Andronico Paleologo, ultimo
governatore bizantino di Tessalonica, venne costretto a consegnare la citt ai veneziani, si ritir a
Mistra. La fortezza del despotato, apparente  mente inespugnabile, sembrava poter garantire sicurezza
anche nella devastazione causata dalle accese rivalit delle parti in lotta.
Anche se non si svilupp mai in un centro urbano maggiore, confinata dalla sua collocazione
geografica in una piccola area alle pendici del monte Taigeto, Mistra divenne ricca e cosmopolita.
Questa piccola citt cinta da mura ricordava una polis antica, e prendeva ispirazione dalla sua
vicinanza a Sparta. La sua popolazione viveva sfruttando un fertile territorio dove prosperavano la vite,
lolivo e il gelso. Vi era una comunit ebraica impegnata nella manifattura di tappeti, nella produzione
di tessuti e di seta e molti mercanti stranieri erano attirati nella regione: genovesi, veneziani, spagnoli e
fiorentini. Attraverso il fiume Eurota e il mare, le comunicazioni con lOccidente erano pi facili che
con Costantinopoli, e molte ambascerie provenienti dalla capitale facevano sosta a Mistra. La citt  un
esempio delleccezionale vitalit di Bisanzio, anche nellepoca della maggior frammentazione
dellimpero.
Nei secoli precedenti Bisanzio aveva utilizzato il termine di elleni (ellenes) a designare i
pagani, ma tra la fine del dodicesimo e linizio deltredicesimo esso aveva cominciato a essere adoperato per
rivendicare la superiorit culturale dei greci sui latini. I letterati attivi alla corte imperiale di Nicea
unirono lantica sapienza ellenica, in particolare la filosofia, alla loro identit bizantina; lo stesso
Giovanni terzo Vatatzes parlava della propria origine ellenica.
Ovviamente, tutti gli studiosi e gli eruditi di Bisanzio sentivano una simile affinit con il mondo
classico, e anche monaci come Isidoro (pi tardi vescovo di Kiev), Bessarione, vescovo di Nicea (poi
cardinale della Chiesa romana) e Giorgio Scolario, futuro patriarca con il nome di Gennadio, che visse
per un certo tempo a Mistra, non vedevano alcuna difficolt nellamalgamare leredit culturale antica
con la loro formazione cristiana. Durante il tardo periodo bizantino, gli insegnanti di Costantinopoli,
Trebisonda e Tessalonica perpetuarono e approfondirono la conoscenza delleredit greca, ma fu a
Mistra che il suo perdurare divenne pi evidente, nella stretta connessione con un aspetto molto
particolare del mondo antico: la civilt di Sparta. Cos scriveva il colto
Demetrio Kydones a un altrimenti sconosciuto filosofo di nome Giorgio: Nel tuo esagerato
amore per la civilt ellenica, ti immagini forse che il suolo stesso di Sparta potrebbe metterti in grado di
vedere Licurgo (il legislatore dellantica Sparta).
Questo era il contesto storico in cui fece la sua comparsa intorno al 1410 Giorgio Gemisto, noto
anche come Pletone, quando limperatore Manuelesecondolo esili da Costantinopoli a Mistra in quanto
eretico. Il suo nome di famiglia era Gemisto; Pletone  lo pseudonimo sotto il quale scrisse la sua opera
filosofica pi importante, Sulle differenze tra Aristotele e Platone. Entrambi i nomi significano
pieno, ma il secondo richiama, ovviamente, quello dellantico filosofo Platone, a cui Gemisto si
sentiva profondamente legato. Mentre i suoi avversari gli rinfacciavano di essersi chiamato Pletone
per insinuare un contatto con lanima di Platone, i suoi sostenitori lo descrivevano regolarmente come
un secondo Platone, o lo definivano secondo solo a Platone. La corte dei despoti a Mistra aveva
gi attirato studiosi e artisti, che avevano creato un centro vivacissimo di cultura bizantina ed ellenica.
Avendo ricoperto il ruolo di insegnante nella capitale, Pletone port con s questo bagaglio di
esperienza nel Peloponneso. Pi di altri filosofi, egli sosteneva lidea che gli studiosi greci del XV
secolo fossero gli interpreti e i custodi dellantica sapienza ellenica, e che questo potesse servire a uno
scopo pratico. A Mistra, egli non smise di avanzare proposte per riforme amministrative e politiche,
prestando contemporaneamente servizio come giudice. I despoti lo ricompensarono con donazioni di
terre, e i suoi consigli vennero sollecitati dai sovrani non solo a Mistra, ma nella stessa Costantinopoli.
Pletone raccomand a Manuele Paleologo di attuare drastici cambiamenti che sembrano
riecheggiare gli obiettivi degli zeloti: Tutta la terra dovrebbe essere propriet comune di tutti gli
abitanti (...) il prodotto del lavoro di tutti (...) dovrebbe essere diviso in tre parti, da distribuire agli
operai delle manifatture, ai contadini e al tesoro pubblico. Egli pensava che i militari andassero esentati
dalle tasse, mantenuti dallo stato e coadiuvati dalle prestazioni dopera di lavoratori-contribuenti, che
Pletone chia  ma usando lantico termine di ilota: Ogni soldato di fanteria dovrebbe vedersi assegnare
un ilota, ogni cavaliere due; in questo modo ogni soldato (...) si troverebbe nella condizione di servire
nellesercito equipaggiato in modo appropriato, e di restare permanentemente con il suo reparto.
Pletone desiderava anche riformare la moneta:  veramente una follia usare queste monete di
bronzo straniere - e di cattiva qualit - di cui ci serviamo adesso:  una cosa che serve solo a procurare
profitto ad altri e a renderci ridicoli. Assieme ad altre raccomandazioni sul controllo del commercio,
volte a incoraggiare lautosufficienza economica, Pletone sperava di assistere alla creazione di un
efficiente esercito di cittadini e di una ben organizzata base di prelievo fiscale, che avrebbe assicurato
un governo migliore e il successo in campo militare. Come in altre regioni che miravano
allindipendenza, anche a Mistra Pletone riconobbe la necessit di rendere pi dinamica la gestione
della cosa pubblica, e di tenere conto delle richieste della gente comune per una maggiore equit
nellamministrazione locale.
Insieme ai suggerimenti per uno stato ispirato al modello spartano, Pletone propose anche una
rinascita dei valori sociali e della religione della Grecia antica. Il suo Libro delle leggi sembra
comprendesse una liturgia completa per il culto di Zeus, ma sopravvivono solo sedici dei cento capitoli
delloriginale in tre libri, e alcuni solo mutili. I titoli rispecchiano comunque i temi di fondo di
questopera dedicata a teologia, etica, politica, cerimonie e scienza naturale, che includeva una
preghiera agli di della conoscenza: Venite da noi, o di della conoscenza, chiunque e dovunque voi
siate; o voi che siete i guardiani della conoscenza scientifica e della vera fede; voi che li distribuite a
chiunque vogliate, in accordo con i dettami del grande padre di tutte le cose, Zeus il sovrano (...)
Permettete che questo libro abbia un grande successo, che divenga in perpetuo propriet di chi tra gli
uomini desidera trascorrere la sua vita, in pubblico come in privato, nel modo migliore e pi nobile.
Zeus  concepito come il dio assoluto: egli  ingenerato, eterno, padre di se stesso, padre e creatore di
ogni altra entit. Gli di dellOlimpo sono pochi e   celestiali; non hanno corpo, ed esistono fuori dello
spazio. Gli di minori sono invece pi numerosi, cos come i demoni terrestri.
Se molti capitoli dovevano essere dedicati a temi concernenti losservanza religiosa (preghiere
per il mattino, il pomeriggio e la sera), le funzioni sacerdotali e i nomi degli di, alcune sezioni erano
riservate invece alla metafisica (questioni astratte sulleternit delluniverso), alletica (contro lincesto
e la poligamia) e a problemi pratici di governo (amministrativi, giuridici, economici). Pletone avanzava
proposte specifiche per il miglioramento della societ della tarda epoca bizantina, ad esempio
sostenendo che i comportamenti indecenti nel campo delle relazioni tra i sessi si sarebbero potuti
reprimere con la minaccia della morte sul rogo. Le donne colpevoli di adulterio dovevano essere rasate
a zero, e costrette quindi a vivere come prostitute. Stupri, atti omosessuali e bestiali sarebbero stati
puniti con il rogo in un luogo apposito, allesterno del cimitero pubblico, dove dovevano essere
delimitate aree particolari per le tombe di preti, cittadini comuni e criminali. Nella sua appendice finale
al Libro delle leggi, Pletone invoca il potere degli di, e fa riferimento alle dottrine insegnate da
Pitagora, Platone, Kouretes e Zoroastro, superiori a qualsiasi altra. Liquid linsegnamento di alcuni
sofisti, che sviavano la popolazione promettendo una felicit pi grande attraverso il raggiungimento
della vera immortalit (un chiaro riferimento agli insegnamenti cristiani), e sottoline come tale idea di
eternit fosse solo rivolta al futuro. Di contro, Pletone credeva che la filosofia delineata nel suo Libro
delle leggi offrisse allanima uneternit assoluta, sia passata che futura, dal momento che faceva
riferimento alla dottrina della ininterrotta, ripetuta reincarnazione delle anime.
Quando vennero avviati i nuovi negoziati per lunione delle Chiese, nel 1438, Pletone raggiunse
prima Ferrara e poi Firenze, dove entr in contatto con gli studiosi italiani. Il suo interesse per la
teologia cristiana poteva forse non essere profondo, ma Pletone era in grado di definire una questione,
quando necessario, con una sorprendente capacit di applicazione della logica. In un brillante
intervento dimostr che un documento latino, che si   pretendeva emanato dal settimo concilio
ecumenico del 787 e che riportava il Credo nella forma comprendente la clausola del Filioque, non
poteva essere autentico. Se lo fosse stato, fece notare Pletone, e se sia i greci che i latini lo avessero
accettato in quelloccasione, non ci sarebbero stati ulteriori problemi. Ma non vi era alcuna prova che il
Filioque aggiunto fosse stato citato nel 787. Al contrario, i papi Adriano I e Leone terzo, che avevano
accolto di buon grado la fine delliconoclastia, recitavano entrambi il Credo senza di esso. Era stato
solo nel corso dellundicesimo secolo che il papato aveva accettato quella che in seguito era diventata la forma
normale nel resto dEuropa, vale a dire la recitazione del Credo con la clausola.
Le lezioni sul platonismo tenute da Pletone agli studiosi italiani a Firenze fecero una grande
impressione ai contemporanei, che stavano entusiasticamente tentando di identificare, tradurre e
leggere tutti gli antichi testi platonici che riuscivano a trovare.
La loro relativa ignoranza serv da stimolo a Pletone per la sua opera maggiore, Delle differenze
tra Platone e Aristotele, nella quale attacca Aristotele ed esalta Platone. La sua erudizione diede un
enorme impulso allo studio della filosofia platonica in Occidente, che pi tardi raggiunse il culmine
nella fondazione dell'Accademia fiorentina voluta da Cosimo de Medici attorno al 1460. Sotto la
direzione di Marsilio Ficino, che tradusse in latino il   Simposio di Platone, scrivendo anche
unimportante introduzione al dialogo, la riscoperta e lo studio dei testi platonici si diffusero
ampiamente. Pletone era interessato a problemi geografici, e la sua discussione dei Geographika di
Strabone pu aver rivestito un ruolo significativo nel dibattito nato tra gli studiosi rinascimentali
durante gli anni Trenta del XV secolo. Paolo Toscanelli fu tra coloro che incontrarono Pletone, e a lui
mostr le nuove mappe delle isole pi settentrionali della Terra: la Scandinavia, la Groenlandia e
Thule, che venivano esplorate proprio allora. Nel 1474, Toscanelli avrebbe scritto che il modo pi
rapido per raggiungere il lontano Oriente era far vela dallEuropa verso ovest. Strabone venne
certamente considerato una guida affidabile per il pi grande viaggio desplorazione: il tentativo   di
Cristoforo Colombo di raggiungere le Indie attraversando lAtlantico nel 1492.
Fino alla sua morte nel 1452, Pletone continu a difendere Platone contro laristotelismo di
Giorgio di Trebisonda e Giorgio Scolario. I suoi devoti allievi Michele Apostoles e Giovanni
Argyropoulos, e i suoi difensori, tra cui il cardinale Bessarione, continuarono i suoi studi sui testi
platonici, pur restando una minoranza. Le argomentazioni aristoteliche erano state infatti incorporate
nella teologia cristiana fin dal sesto secolo ed erano una parte accettata dellistruzione bizantina. In
Occidente, lo studio della logica nelle scuole medievali e la Summa contra gentiles di san Tommaso
dAquino (1259-1264) avevano trasformato laristotelismo in uno strumento affidabile di
argomentazione razionale. Scolario fu un campione di questa nuova scolastica occidentale, che tent di
introdurre nel tradizionale percorso formativo bizantino; tradusse e comment anche alcuni scritti
dellAquinate. La sua opposizione a Pletone era basata non soltanto sugli attacchi che questultimo
rivolgeva ad Aristotele, ma anche sul suo Libro delle leggi, che era stato mandato a Scolario dopo la
caduta di Costantinopoli nelle mani dei turchi. Scolario, divenuto nel frattempo monaco con il nome di
Gennadio, era stato nominato patriarca da Maomettosecondoil Conquistatore. Con questa autorit, Scolario
condann come eretico il fervente entusiasmo di Pletone per la religione ellenica, e ordin che tutte le
copie del suo Libro fossero bruciate. Inoltre si assicur che gli scritti di Pletone rimanessero
praticamente sconosciuti.
Pochi anni dopo limposizione di questa censura, Sigismondo Malatesta guid una campagna
contro i turchi, che avevano costretto il despota Demetrio e sua moglie Teodora a fuggire a
Costantinopoli nel 1460, quando Mistra era stata catturata. Nel 1464 Malatesta riconquist la citt
bassa, dove trov la tomba di Pletone. Alcuni anni prima aveva tentato di convincerlo a dirigere la sua
scuola di corte a Rimini, ma senza successo; adesso poteva almeno assicurare una sepoltura pi
appropriata al suo eroe. Egli rimosse le ossa di Pletone da Mistra, per inumarle con la dovuta reverenza
nelle mura del suo tempio Malatestiano, dove si pu   ancora leggere questa iscrizione
commemorativa:  I resti di Gemisto il bizantino, principe dei filosofi nella sua epoca..,  Mistra perse
cos la tomba del suo filosofo pi famoso. Durante il lungo periodo di dominazione turca sul
Peloponneso, la citt venne in buona parte abbandonata, e molte delle sue chiese, monasteri e abitazioni
caddero in rovina. Ma oggi vengono restaurati, i loro affreschi protetti e le loro iscrizioni pubblicate. Il
palazzo dei despoti  stato ancora una volta coperto con un tetto e costituisce unattrazione per i turisti
nel centro di studi bizantini di recente istituzione. Una strada  stata intitolata a Steven Runciman come
segno di gratitudine per il suo amore per Mistra, cui lo storico dedic un saggio. Forse  anche tempo che in questa splendida citt bizantina venga dato il nome di una  strada o di una piazza a Giorgio Gemisto Pletone.

Capitolo 27.
MEGLIO IL TURBANTE TURCO CHE LA TIARA PAPALE.
Detto attribuito a Luca Notaras, grande ammiraglio negli anni 1444-53
Tra la riconquista di Costantinopoli, tolta ai latini nel 1261, e la sua definitiva caduta in mano ottomana nel 1453, la politica estera bizantina fu dominata dalla  questione relativa allunione delle
Chiese. Gli imperatori furono costretti a perseguire questo obiettivo per il disperato bisogno dellaiuto
latino nella lotta contro i turchi: i capi spirituali dellOccidente avevano infatti posto la riunificazione
delle Chiese, con la subordinazione di Costantinopoli a Roma, come condizione preliminare necessaria
allinvio di qualsiasi assistenza militare. Dopo le azioni compiute dai crociati nel 1204, a Bisanzio
molti consideravano abominevole una tale prospettiva, se non la giudicavano addirittura eretica,
rifiutandosi assolutamente di appoggiarla. Gli imperatori Paleologhi si trovarono quindi tra lincudine e
il martello; se il prezzo dellalleanza militare occidentale era la riunificazione, essi avrebbero dovuto
trovare una politica ecclesiastica di compromesso e accordo. Tuttavia, qualsiasi politica di tal genere
sarebbe stata condannata non solo da chi si preoccupava della correttezza della teologia, ma dalla
maggior parte degli abitanti dellimpero, che restavano devotamente legati alle proprie chiese, alle
proprie icone e alla propria concezione dellortodossia. Molti bizantini volevano assistenza, non
sottomissione.
Con lespansione dell'oikoumene cristiana nellOccidente altomedievale, il suo arretramento a
Oriente sotto la pressione dellIslam e il successivo nuovo contatto durante il periodo crociato,   alcune
caratteristiche specifiche della pratica liturgica si palesarono in tutta la loro diversit. Per i bizantini,
qualsiasi cambiamento nella formula del Credo era da sempre considerato incomprensibile e
inaccettabile. Il primato di san Pietro, cos come veniva interpretato dai suoi successori - i vescovi di
Roma - si scontrava invece con il concetto orientale di pentarchia, o governo dei cinque patriarchi.
Inoltre, nella forma del pane destinato all'Eucaristia, lievitato in un caso e azimo nellaltro, in uso nelle
due liturgie, tutti i fedeli potevano immediatamente riscontrare unevidente differenza. Che gli
ecclesiastici fossero obbligati al celibato, e che i cristiani dovessero digiunare negli stessi giorni, erano
invece questioni di minor rilievo. La geografia aveva determinato luso del greco o del latino nella
liturgia e alcune usanze reciprocamente poco familiari, che avevano segnato le strade divergenti seguite
dalle Chiese nellambito della cristianit.
Cera comunque un forte desiderio di sostenere lunit cristiana, soprattutto di fronte alla fede
musulmana. I vescovi dellantica e della Nuova Roma mostravano tradizionalmente un grande rispetto
luno per laltro, assicurandosi che preghiere per laltrui salute fossero sempre incluse nelle
celebrazioni liturgiche. Nonostante una rottura di queste relazioni gi nel nono secolo sotto il patriarca
Fozio e il papa Niccol I, e ancora nel 1054, leffetto delle scomuniche reciproche non si protrasse in
realt oltre la morte degli interessati. Quando Alessio I Comneno chiese a papa Urbanosecondodi aiutare i
cristiani dOriente nella lotta contro i turchi infedeli, il pontefice accett proprio in nome della fede
condivisa.
Quali che fossero le divergenze nella pratica religiosa, la prima crociata fu predicata su una base
comune, e cos venne ristabilito il controllo cristiano su Gerusalemme.
Gli eventi del 1202-4, tuttavia, aumentarono il senso di profonda estraneit, lasciando entrambe
le parti ostili e diffidenti. Gli ortodossi furono particolarmente offesi dalloccupazione latina delle loro
chiese e monasteri, per non parlare della profanazione di Santa Sofia. Dai nuovi centri fondati dopo la
quarta crociata, i prelati greci denunciarono i vescovi latini e i frati messi a capo delle loro sedi e dei
monasteri nella capitale occupata e nei terri  tori conquistati. Nellimpero di Nicea, tuttavia, Giovanni
terzo Vatatzes e TeodorosecondoLascaris incoraggiarono i contatti tra rappresentanti greci e latini, incontrando
frati occidentali dogmaticamente meno intransigenti del cardinale Umberto, il principale responsabile
dello scisma del 1054. Si ebbero serie discussioni sulla ricostituzione dellunit tra i cristiani. Dopo il
1261, Michele ottavo Paleologo mostr una chiara volont di intensificare questi contatti.
Gli sviluppi politici continuavano tuttavia a ostacolare il processo di riunificazione. Quando
lultimo imperatore latino Baldovinosecondofugg da Costantinopoli, papa Urbano quarto lo ricevette a Roma,
promettendo di riportarlo sul trono: tale linea di condotta fu attivamente perseguita anche dal suo
successore, Clemente quarto
(1265-68). A Viterbo, nel 1267, il papa bened una formidabile alleanza antibizantina guidata da
Carlo dAngi, e sancita da matrimoni politici: Carlo diede la propria figlia in sposa al figlio di
Baldovino e il proprio figlio alla figlia di Guglielmo di Villehardouin, principe di Acaia.
Fortunatamente per Bisanzio, Clemente quarto mor dopo nemmeno tre anni di pontificato, e il successore
Gregorio decimofu eletto solo nel 1272, al termine di un lungo periodo di sede vacante. La preoccupazione
pi pressante per il nuovo pontefice era lindizione di una nuova crociata contro i musulmani: a tale
scopo annunci un concilio generale della Chiesa che avrebbe imposto riforme ecclesiastiche e riunito
le chiese di Oriente e Occidente.
Questa promettente dichiarazione spinse Michele ottavo ad adoperarsi per convincere gli
ecclesiastici di Bisanzio che avevano espresso dei dubbi e perfino rifiutato lidea della riunificazione: il
patriarca Giuseppe, numerosi vescovi e monaci fermamente contrari alla sottomissione a Roma.
Nonostante il desiderio dellimperatore di risparmiare ai greci le terribili guerre e lo spargimento di
sangue che minacciavano limpero, essi consideravano inaccettabile la sua proposta di ricostituire
lunit della cristianit, perch concedeva alla sede romana il primato su tutte le altre Chiese e
ammetteva la versione latina del Credo. I religiosi nutrivano anche altre perplessit; ma poich la
professione di fede   era considerata un mezzo essenziale di insegnamento e predicazione della dottrina
cristiana, qualunque disaccordo sul suo testo era destinato a causare gravi divisioni (si veda il capitolo 4). Durante i colloqui del dodicesimo secolo tra i teologi dOriente e Occidente, il Filioque aveva costituito
sempre un nodo insolubile: sia Pietro Grossolano che Anseimo di Havelberg avevano scritto su questo
tema dopo le loro visite a Costantinopoli e Tessalonica. In risposta, Niceta di Maroneia, pi tardi
metropolita di Tessalonica, scrisse sei dialoghi che difendevano linterpretazione occidentale, pur
rifiutandosi ostinatamente di aggiungere la clausola al Credo.
Con piena consapevolezza delle passate discordie, Michele ottavo avvi unazione volta a
convincere gli oppositori bizantini a piegarsi allunione delle Chiese. Nel 1273 fece imprigionare il
patriarca Giuseppe e obblig Giovanni Bekkos, archivista di Santa Sofia e pi tardi patriarca, a mettersi
alla guida del movimento.
Ma furono pochissimi gli ecclesiastici che si lasciarono convincere della bont della posizione
filolatina dal trattato che Giovanni dedic alla questione, anche se limperatore e suo figlio ed erede
dichiararono esplicitamente la loro personale adesione alla definizione romana della fede. Divenne
perfino difficile trovare degli ecclesiastici di alto rango che rappresentassero la Chiesa di
Costantinopoli al concilio generale, convocato da papa Gregorio decimoa Lione nel 1274. La delegazione
bizantina fu guidata da Giorgio Acropolita, capo del governo imperiale, dallex patriarca Germano terzo
(che aveva brevemente ricoperto la carica nel 1266) e da Teofane, metropolita di Nicea: era
evidentemente molto pi forte sul piano civile che su quello ecclesiastico.
Dopo un viaggio difficile, durante il quale tutte le icone e i preziosi arredi sacri destinati a
essere donati al papa andarono perduti in mare, la delegazione giunse a Lione, dove il concilio era gi
stato inaugurato con grande pompa il 7 maggio 1274. Durante le due settimane in cui parteciparono ai
lavori del concilio, i delegati bizantini discussero la questione del Filioque, del primato romano, nonch
un aspetto relativamente nuovo della teologia occidentale, cio lesistenza del purgatorio. Gi dal 1230
i teologi delle due Chiese avevano dibattuto riguardo al destino dei pec  catori che non avessero avuto
il tempo di pentirsi prima della morte. Papa Innocenzo quarto (1243-54) e san Tommaso dAquino nel
1263 avevano elaborato una teoria basata sullespiazione di peccati minori nel fuoco, menzionata nei
Vangeli. Ma la Chiesa ortodossa non aveva sviluppato alcuna concezione di una nuova e diversa
condizione dellessere dopo la morte, dal momento che lanima sarebbe stata giudicata in modo
definitivo e inviata in paradiso o allinferno, ed era quindi poco propensa ad accettare la nuova
definizione occidentale. Come risultato, la formulazione di compromesso, adottata nel 1274 al termine
del concilio, non fa riferimento esplicito al purgatorio, anche se sottolinea il potere delle messe, delle
preghiere e degli atti di piet nellassistere le anime dei defunti, cosa accettata da entrambe le parti.
A Lione i tre delegati bizantini firmarono la professione di fede gi concordata con
limperatore; Giorgio Acropolita pronunci un giuramento di fedelt al papa e alla versione romana del
Credo, e il concilio accett di conseguenza la sottomissione degli imperatori Michele vili e
Andronico. La riunificazione delle Chiese venne celebrata il 6 luglio 1274 nella cattedrale di San
Giovanni, e papa Gregorio diede il benvenuto ufficiale ai greci tornati nella casa comune. Lesito del
concilio venne inteso da Roma come un atto di sottomissione dellintera Chiesa ortodossa, e non solo
dei suoi sovrani; ma in Oriente, se Michele ottavo sembrava al momento legittimato a chiedere laiuto
cristiano contro linfedele, non riusciva comunque a persuadere gli ortodossi ad accettare, come lui
stesso aveva fatto, le condizioni della riunificazione. Dopo il 1274 limperatore fu cos costretto a
pregare il papa di lasciare che la Chiesa bizantina avesse il permesso di recitare il sacro Credo come
aveva fatto prima dello scisma e fino alla nostra epoca, e che noi possiamo continuare a osservare i riti
che avevamo prima dello scisma, non essendo questi riti contrari alla nostra professione di fede. Nelle
loro successive dichiarazioni inviate a Roma, tuttavia, sia Michele ottavo che suo figlio Andronico II
accettarono lesistenza del purgatorio, citando le pene del purgatorio ovvero la purificazione.
Lunione fu celebrata nel modo dovuto a Costantinopoli da
Giovanni Bekkos, eletto patriarca al posto di Giuseppe I; ma Giorgio Metochites, uno dei
membri della delegazione bizantina, testimonia la dura opposizione incontrata: Invece di una
discussione, invece di una prova positiva, invece di argomenti tratti dalle Scritture, ci che noi inviati
continuamente ascoltiamo : "Tu sei diventato un franco". Davvero noi che siamo favorevoli allunione
(...) dobbiamo essere chiamati fautori di una nazione straniera, e non patrioti bizantini? Da
Costantinopoli, dove erano ancora vivi i terribili ricordi del sacco del 1204, allEpiro, dove il despota si
dichiarava genuino rappresentante della tradizione ortodossa, si venne a creare un forte partito
antiunionista. Anche la Serbia e la Bulgaria appoggiarono questa posizione, che aveva il vantaggio di
unire il loro antagonismo politico nei confronti di Bisanzio con la correttezza teologica. Daltra parte,
lunione non dava nemmeno i frutti sperati sul piano militare, in parte perch Gregorio decimoera morto nel
1276, mentre Carlo dAngi proseguiva nella sua azione volta a restaurare limpero latino dOriente.
Otto anni dopo il concilio di Lione, alla scomparsa di Michele ottavo, la sua politica impopolare venne
immediatamente abbandonata: Andronicosecondo(1282-1328) ne fece pagare le conseguenze a Giovanni
Bekkos, che fu deposto, processato e imprigionato. Tre anni pi tardi il nuovo patriarca Gregorio II
ripudi formalmente lunione.
I testi che circolavano allora in Oriente mostrano abbastanza chiaramente come lopposizione
alla riunificazione con la Chiesa latina fosse basata soprattutto sulle numerose differenze liturgiche.
Sulla questione del tipo di pane da utilizzare nellEucaristia, quello orientale lievitato ovvero lostia
occidentale di pane azimo, i bizantini credevano che quelli che ancora spezzano gli azimi sono sotto
lombra della Legge (mosaica) e mangiano alla mensa degli ebrei, non alla razionale e vivifica mensa
di Dio; n mangiano il pane che  sia supersustanziale che consustanziale per noi uomini (...) Perch in
verit gli azimi sono evidentemente senza vita, come la natura stessa delle cose mostra nel modo pi
chiaro.
Pi oltre lanonimo autore dello stesso trattato chiede: Per  ch voi preti (latini) non vi
sposate? La Chiesa non proibisce ai preti di prender moglie, ma voi non vi sposate. Invece voi tenete
delle concubine; il prete, da voi, manda il suo servo a procurargli la sua concubina, e spegne la candela,
e se la tiene per tutta la notte. Il testo prosegue criticando i latini perch non veneravano le icone,
chiamavano la Madre di Dio santa Maria (come fosse semplicemente una santa), perch usavano due
sole dita per farsi il segno della croce, perch lo facevano in senso inverso, perch mangiavano carne
strangolata e per numerose altre usanze che apparivano strane e sbagliate agli occhi dei greci.
Tutte queste differenze sarebbero tornate al centro dellattenzione negli anni Quaranta del XV
secolo, quando la popolazione di Costantinopoli rifiut ancora una volta di accettare la nuova unione
delle Chiese concordata dallimperatore Giovanni ottavo.
Anche se il tentativo di raggiungere la riunificazione nel 1274 era fallito, la speranza che alla
fine le forze cristiane sarebbero giunte dallOccidente in aiuto di Bisanzio, con la benedizione del papa,
venne mantenuta viva anche grazie al crescente interesse per la teologia latina e alle prime traduzioni
delle opere dei padri latini a opera di studiosi greci. La conoscenza del latino - come pure delle altre
lingue vernacolari parlate da mercanti, crociati, diplomatici e pellegrini - si era progressivamente
diffusa a Bisanzio gi a partire dallundicesimo secolo. Quando lerudito e monaco Massimo Pianude (ca.
1255-1305) cominci a tradurre autori classici latini e santAgostino, rivoluzion la comprensione
bizantina dellOccidente. Con la sua versione integrale in prosa delle Metamorfosi, la traduzione delle
Heroides e di alcuni versi damore di Ovidio, della Consolazione della filosofia di Boezio, della
Retorica di Cicerone, di Macrobio e di alcune parti della Citt di Dio agostiniana, Pianude mise per la
prima volta a disposizione del pubblico bizantino alcuni testi fondamentali della latinit. La sua opera
venne ulteriormente estesa dai fratelli Demetrio e Prochoros Kydones e da Manuele Kalekas, mentre
Gregorio Chioniades dimostrava limportanza dellastronomia islamica attraverso le sue traduzioni dal
persiano al greco.
Tutto ci rappresenta un nuovo sviluppo della cultura bizan  tina, che rivela per la prima volta
una vera consapevolezza del valore delle culture straniere, non greche; segna anche il distacco dalla
tradizionale presunzione di superiorit intellettuale in tutti i campi del sapere, e mostra come Bisanzio
potesse adattarsi e imparare dalle argomentazioni della parte avversa nella controversia sullunione
delle Chiese. La maggior parte di coloro che traducevano dal latino in greco avevano imparato la nuova
lingua dai frati occidentali giunti a Bisanzio. Come gli Apostoli degli slavi, essi utilizzarono le loro
abilit linguistiche per arricchire la cultura bizantina. Pianude fece anche da ambasciatore in una
missione diplomatica a Venezia nel 1296. La sua attivit letteraria era basata su una vasta conoscenza
della cultura greca classica: pubblic unedizione dei teoremi di Diofanto e altri trattati di matematica,
ma al tempo stesso copi e arricch l'Antologia greca, collezione di epigrammi formatasi in et
tardoantica. Diversamente da lui, due generazioni pi tardi, Demetrio e Prochoros Kydones erano
interessati quasi solo alla teologia, e coinvolti in prima persona nelle vicende della politica ecclesiastica
del quattordicesimo secolo. I due fratelli furono gli autori della traduzione greca della Stimma con tra gentiles di
san Tommaso dAquino, unopera che diede nuovo vigore alla causa unionista; ma dedicarono la loro
attenzione anche a santAgostino, Boezio e santAnseimo di Canterbury, e tradussero una Confutazione
del Corano di Ricoldo di Monte Croce.
Nonostante il crescente interesse per la filosofia occidentale, la logica aristotelica adottata nelle
nascenti universit europee non si afferm a Bisanzio. Il sistema educativo aveva le proprie tradizioni,
basate sui testi originali di Aristotele e arricchite da molti commenti posteriori dedicati alla metafisica,
alla cosmologia, alletica e alla stessa logica, che non aveva mai smesso di essere insegnata in Oriente.
Unaltra ragione pu essere stata la diffusione dellesicasmo e linsegnamento dellilluminazione
attraverso la contemplazione spirituale, che dipendeva pi da Platone che da Aristotele (si veda il capitolo 18). I monaci esicasti del monte Athos si dimostrarono implacabili oppositori dellunione delle
Chiese nei termini concordati a Lione; allopposto, gli intel  lettuali bizantini che la appoggiavano
erano assai colpiti dalla forza delle argomentazioni occidentali basate sulle traduzioni latine di
Aristotele, una tradizione di logica che ignorava i commentari orientali.
Giovanni quintoPaleologo, comunque, tent di mettere in pratica il progetto di ottenere laiuto
occidentale contro i turchi convertendosi personalmente al cattolicesimo. I suoi viaggi in Ungheria e
Italia nel 1366-69 culminarono con la sua sottomissione allautorit di Roma. Anche se una simile
scelta individuale non coinvolgeva la Chiesa bizantina, Giovanni sperava che gli avrebbe garantito
lappoggio militare di cui aveva disperato bisogno. Ma sulla via del ritorno i veneziani lo arrestarono
per debiti, e tale avvenimento rivel la precaria situazione finanziaria dellimpero. Suo figlio Manuele
infatti fu costretto a pagare un riscatto, e prima che Giovanni quintopotesse fare ritorno in patria, lisola di
Tenedo dovette essere ceduta ai veneziani al posto della somma dovuta.
Laiuto militare promesso si materializz sotto la guida dei serbi, ma i turchi sbaragliarono
questo esercito cristiano sul fiume Maritza nel 1371, e limperatore fu costretto ad abbandonare la sua
politica filo-occidentale. Nonostante ci, alcuni tra i principali intellettuali bizantini si convertirono al
cattolicesimo e continuarono a lottare in favore della riunificazione delle Chiese, perch consideravano
tale opportunit il solo modo per spezzare il sempre pi stretto accerchiamento ottomano di
Costantinopoli. Uno di loro, Demetrio Kydones, scrisse nel 1389 un trattato in cui proponeva vari modi
per ottenere laiuto occidentale, ma venne ignorato. Cos le divisioni interne alla classe dirigente
contribuivano a indebolire Bisanzio, proprio mentre i turchi si concentravano nellespansione in
Europa.
Nel 1422 la capitale riusc a sostenere un grande assedio, ma otto anni pi tardi venne
conquistata Tessalonica: i turchi furono cos in grado di circondare completamente Costantinopoli e
quel poco che restava dellimpero, tanto da ovest come da est. In questa situazione disperata Giovanni
ottavo Paleologo diede vita a un nuovo tentativo di riunificazione delle Chiese, ancora una volta nella
speranza di ottenere un serio impegno occidentale a   fornire aiuto militare, appoggiato dalla Santa
Sede. Nel 1438 limperatore in persona si pose alla testa di una grande delegazione di alto livello - di
cui facevano parte il patriarca Giuseppe II, i due principali portavoce Marco Eugenico di Efeso e
Bessarione di Nicea, sedici metropoliti, ufficiali civili, monaci: pi di settecento persone in tutto - che
si rec a Ferrara a incontrare i rappresentanti della Chiesa di Roma. Il confronto non cominci
benissimo: il patriarca costantinopolitano fu talmente offeso alla richiesta che anche lui, come tutti gli
altri, si chinasse a baciare il piede del pontefice, da rifiutarsi di scendere dalla nave finch la questione
non fosse stata risolta altrimenti. Papa Eugenio quarto decise allora di riservargli solo unudienza privata, e
di non accoglierlo nel corso della prevista solenne cerimonia pubblica. Il concilio si apr ufficialmente
il 9 aprile, dopo venti giorni di discussioni su dove dovessero essere collocati i troni e i seggi dei
personaggi pi importanti; dopo molti ritardi e molte sessioni inconcludenti, nel gennaio del 1439 il
diffondersi di unepidemia e la mancanza di denaro obbligarono le delegazioni a trasferirsi a Firenze,
dove la famiglia dei Medici avrebbe garantito il proprio sostegno economico.
Anche se vennero compilati dettagliati resoconti dei lunghi dibattiti che precedettero gli accordi
finali, il diario pi interessante del concilio resta quello composto da Silvestro Syropoulos, un membro
del seguito del patriarca di Costantinopoli. Nelle sue memorie si trovano impressioni di prima mano
degli incontri non ufficiali che accompagnarono i negoziati: come i partecipanti bizantini discutessero
tra loro (vi erano infatti grossi motivi di disaccordo tra Giovanni ottavo e Marco Eugenico) e scegliessero
quindi per le sessioni conciliari tematiche adatte a non rivelare queste divisioni (come lesistenza del
purgatorio); come divenne via via sempre pi chiaro che se i greci non conoscevano il latino, non
potevano sperare di discutere con i teologi occidentali, i quali si contrapponevano a ogni testo orientale
con argomentazioni proprie, spesso ricavate da scritti poco noti.
Laggiunta del Filioque al Credo rimaneva uno degli ostacoli maggiori, sia in quanto clausola
estranea alla formulazione della   preghiera concordata nel primo e nel quarto concilio ecumenico, sia
di per se stessa come affermazione di teologia ortodossa. Dopo molti mesi di pressioni da parte latina,
si giunse a un accordo sulla base del fatto che tutti i santi sono ispirati dallo stesso Spirito divino, siano
essi occidentali o orientali, e quindi la loro fede deve essere costituita dalla stessa sostanza anche se
viene espressa in modo differente in latino o in greco. Ma il disaccordo sul primato del papa si
dimostr fondamentale, e di fatto insormontabile.
Mentre le parole del Credo potevano essere accettate, il potere rivendicato da Roma significava
sottomissione, un fatto che la Chiesa di Costantinopoli trovava molto pi difficile da tollerare.
Dopo secoli di elaborazione e rafforzamento della posizione giuridica di Roma in Occidente, i
papi erano giunti ad affermare la propria supremazia su tutte le Chiese sulla base della fondazione della
loro sede da parte del principe degli apostoli, san Pietro; essi ritenevano dunque che i patriarchi di
Bisanzio dovessero formalmente sottomettersi a Roma prima che lunione delle Chiese potesse essere
celebrata. Questo non soltanto implicava la loro inferiorit, ma negava anche la tradizione della
pentarchia, le cinque sedi principali riunite in concilio come pi alta autorit del mondo cristiano.
Mentre la Nuova Roma, Costantinopoli, era disposta a riconoscere allantica una pi alta posizione
donore, la teoria orientale della pentarchia era assai difficile se non impossibile da armonizzare con la
rivendicazione pontificia del primato apostolico.
Nonostante questo, e solo grazie agli sforzi di Giovanni ottavo, gli ecclesiastici orientali furono
convinti ad accettare una formulazione degli accordi che permise di ratificare lunificazione. Le
questioni secondarie, come luso del pane lievitato o azimo, il matrimonio degli ordini minori del clero
ortodosso e le differenti norme relative al digiuno e alla genuflessione, vennero identificate come usi
locali, e come tali accettabili. Quando lEditto di Unione venne finalmente letto in latino e in greco a
Firenze il 6 luglio del 1439, e acclamato da tutti i presenti, le due Chiese si trovarono formalmente a
essere una sola nellunica fede. Giovanni ottavo venne commemorato in miniature, bronzi, e in un
celebre   medaglione opera di Pisanello, che lo ritrae con il grande copricapo appuntito allora di moda.
I negoziati erano durati quasi tre anni; la delegazione imperiale torn a Costantinopoli solo nel febbraio
del 1440.
Come conseguenza, i principi dellEuropa centrale - Hunyadi di Transilvania, Vladislav i
dUngheria e Giorgio Brankovic di Serbia - si posero alla testa di una crociata nei Balcani che sconfisse
i turchi nel 1443-44. Il sultano Muradsecondosi accord per una tregua decennale, che avrebbe potuto essere
efficace se alcuni dei crociati occidentali non ne avessero violato i termini: nel novembre del 1444 essi
attaccarono la citt di Varna, ma vennero completamente sconfitti. Costantinopoli veniva cos
abbandonata definitivamente al suo destino, perch la disgraziata crociata di Varna fu anche lultima.
Anche se Hunyadi rest fedele alla sua politica di tentare di appoggiare Bisanzio, e Brankovic, che non
aveva partecipato allattacco di novembre, restava un potenziale alleato cristiano, tutta la debolezza di
Costantinopoli divenne palese quando Giovanni ottavo Paleologo fu costretto a congratularsi con il
sultano per la sua vittoria.
Soltanto Marco Eugenico di Efeso e un altro metropolita avevano rifiutato di sottoscrivere
lEditto di Unione, ed Eugenico divenne ora il portavoce del partito che vi si opponeva. Sostenendo che
laccordo fosse stato concluso in uno stato di coercizione, lo stesso Syropoulos si aggiunse in seguito
alla grande maggioranza dei greci convinti che sia la loro fede che le loro tradizioni pi preziose
fossero state abbandonate. Nel 1452 papa Niccol quintoinvi Isidoro di Kiev, che si era convertito ed era
diventato un cardinale della Chiesa cattolica, a predicare lunione nella capitale bizantina ormai sotto
assedio. Egli vi giunse con un contingente di duecento arcieri, reclutati a proprie spese, che
inizialmente suscit la gioia degli abitanti. Come narra lo storico greco Doukas, di tutti i membri della
maggior parte degli ordini sacerdotali e monastici, abati, archimandriti, monache (...) nessuno si
pronunci a favore dellunione. Anche limperatore lo fece solo formalmente.
Le monache, aggiunge, erano particolarmente ostili, e implorarono Gennadio Scolario del
monastero del Pantocratore di soste  nerle. Alla fine egli scrisse un suo libello contro lunione e lo fece
affiggere alla sua porta: Disgraziati romani, come siete stati ingannati! (...) Assieme alla citt che sta
per essere distrutta, voi avete perso anche la vostra devozione. Mentre monaci e monache
diffondevano la notizia di questa resistenza, gli abitanti facevano appello alla Madre di Dio affinch li
proteggesse dai turchi, come aveva fatto in passato contro Cosroe, gli avari e gli arabi; e la imploravano
anche di tener lontano da noi il culto degli azimiti.
Il 12 dicembre del 1452 lunione venne ufficialmente celebrata nella disperazione generale a
Santa Sofia, con i turchi accampati fuori dalle mura della citt. Anche se Isidoro di Kiev fece sapere al
papa che la liturgia era stata un trionfo, Gennadio e altri monaci avevano rifiutato di prendervi parte, e
la riunificazione delle Chiese non fu accettata da molti a Bisanzio. Isidoro, nonostante tutto, combatt
in difesa di Costantinopoli nel 1453, venne ferito e fatto prigioniero; travestendosi riusc poi a fuggire a
Creta, lamentando poi senza pi consolazione la caduta della citt. Bessarione, laltro principale fautore
dellunione, continu a sua volta a sostenere gli sforzi per riconquistare Costantinopoli. Come cardinali
che servivano nel ruolo di legati pontifici, Isidoro e Bessarione vennero considerati traditori dagli
ortodossi. Entrambi incoraggiarono comunque gli studi umanistici, scrissero numerose opere di
teologia e contribuirono alla nascita di biblioteche greche in Occidente. Leredit lasciata da Bessarione
a Venezia nel 1468 permise alla sua collezione di sopravvivere intatta come nucleo della Biblioteca
Marciana, mentre Isidoro arricch la biblioteca della Santa Sede con lavori propri e scoli aggiunti a
numerosi manoscritti.
Tra coloro che si erano opposti allunione, Gennadio venne a sua volta fatto prigioniero nel
1453, ma venne riconosciuto al mercato degli schiavi, riscattato e insediato come patriarca da
Maometto il Conquistatore. La sua strenua fedelt a quella che considerava loriginaria e vera teologia
cristiana riflette lopinione allora diffusa cui aveva dato voce Luca Notaras, un consigliere degli ultimi
tre imperatori: Meglio il turbante turco della tiara papale. Bisanzio non poteva accettare la teoria del
primato apostolico e della subordinazione di Costantinopoli a Roma. I bizan  tini, per quanto pochi,
rimasero fedelmente attaccati a ci che consideravano essere lortodossia. Essi preferirono mantenere
la propria teologia sotto il dominio ottomano piuttosto che sopportare lunione con la Chiesa latina e la dominazione occidentale.
Certamente, tutto questo era eco del sacrilegio del 1204.


Capitolo 28.
LASSEDIO DEL 1453.
A d vinti nuove pur de questo mexe de mazo, che sun lultimo zorno del combater, che el nostro signor Dio d la aspra sentenxia contra Griexi, che el volse  che questa zitta andasse in questo zorno in man de Macomet bei (...) Et anche leterno Dio volse dar questa cordial sententia per adimplir tute profetie antiche... s che tute tre queste profetie si son stade, zo i Turchi pass in la Gretia, el se ha trovado limperador che ha nome Costantin fio dElena, la luna hano fato signal in zielo, tuto son adimplido...
Niccol Barbaro, Diario dellassedio di Costantinopoli, XV secolo
Nel 1354 il gi precario equilibrio di potere tra limpero bizantino e gli ottomani venne
drammaticamente alterato quando un terremoto devast lintera zona costiera della Tracia. Le
fortificazioni delle citt sulla sponda europea dellEllesponto crollarono, costringendo la popolazione
alla fuga e permettendo a Solimano, figlio di Orhan, di attraversare i Dardanelli accompagnato da
numerosi soldati con le loro famiglie. Non avendo incontrato alcuna resistenza, Solimano lanci
unoffensiva destinata ad assicurargli loccupazione permanente delle province occidentali di Bisanzio,
che prese avvio dalla sua nuova base di Kallipolis (letteralemente, la bella citt, la moderna
Gallipoli). Lespansione turca nei Balcani a spese dei serbi venne cos accompagnata dalla crescente
pressione verso Costantinopoli sul fronte della Tracia. Il sultano Murad I (1362-89) conquist
Adrianopoli (Edirne), che divenne la capitale occidentale dellimpero ottomano. Nel 1371, nella
battaglia della Maritza, Murad sbaragli il sovrano serbo Stefano Uros quarto, conquistando poi Sofia e
Tessalonica, e incor  porando cos Serbia, Bulgaria e Macedonia nello stato ottomano.
Gi nel 1387 Teodoro Paleologo, despota di Morea, era costretto a riconoscere lautorit di
Murad, pur opponendosi con successo ai tentativi turchi di impadronirsi di Mistra.
In meno di venticinque anni il sultano aveva accerchiato Costantinopoli, e poteva stringerla in
una morsa da oriente e da occidente, per mare e per terra. La citt riusc comunque a resistere per altri
ottantanni, in parte perch Murad I aveva reso suoi vassalli tutti i sovrani bizantini, potendo cos
contare sul loro aiuto per altre imprese. Nel 1372-73, ad esempio, il sultano obblig Giovanni I
Paleologo a fornirgli appoggio militare nelle operazioni contro i cristiani rimasti in Asia Minore. Come
riferisce lo storico Chalkokondyles, strinse alleanza con Murad, che era passato di recente in Europa
(...) Come atto di omaggio, e i suoi figli erano costretti a seguirlo dovunque egli si recasse a
combattere.
Lo stesso autore riferisce che un analogo trattamento venne imposto anche a Dragas, il sovrano
serbo, e a Bogdan, cui era stato assegnato il controllo del territorio nei pressi del fiume Axios: cos il
sultano accumulava truppe e vassalli. Molti signori serbi e bosniaci continuavano per a resistere, e
organizzarono un attacco combinato contro Murad I. Nel 1389 i turchi si scontrarono con le loro forze
in una localit chiamata Campo dei Merli (Kosovo Polje): il sultano venne assassinato a tradimento
durante la battaglia, ma il successo ottomano fu completo, ed ebbe come risultato un pi stretto controllo turco sui Balcani.
Possiamo osservare la storia di Bisanzio nel suo ultimo secolo di vita da due punti di vista
contrastanti: quello di Doukas, di parte imperiale, e quello di Chalkokondyles, dichiaratamente
filoottomano. Entrambi scrissero dopo la caduta di Costantinopoli; ma ci che Doukas, ad esempio,
considera unumiliazione subita dallimperatore, Chalkokondyles lo descrive come il normale trattamento di un vassallo da parte del suo signore. Entrambi, tuttavia, sottolineano la rivalit quasi
suicida tra i numerosi figli di Giovanni quinto, che a turno tentarono di conquistare il potere durante il suo
lungo regno (1341-91). Tutti si ribellarono - il maggiore, Andronico quarto, e suo figlio Giovanni settimo; il
secondo, Manuele secondo, e il terzo, Teodoro - servendosi di forze genovesi, veneziane e turche.
Limperatore aveva tentato di prevenire questi torbidi destinando i vari figli al governo dei frammenti
sparsi di Bisanzio, che stavano gradualmente diventando entit autonome: la Morea, con la sua capitale
Mistra; Tessalonica, centro dei rimanenti territori balcanici; e Selymbria, fortificata durante gli anni
quaranta del quattordicesimo secolo da Giovanni sesto Cantacuzeno, che laveva utilizzata come propria base
doperazioni in Tracia. Questi appannaggi, in cui ciascuno degli eredi dellimperatore poteva
comportarsi come un sovrano indipendente, ricordano un sistema semifeudale non dissimile dal
modello occidentale, dove numerosi piccoli regni e ducati si battevano per il dominio territoriale. Ma se
in Occidente i re di Francia, Inghilterra, Castiglia e Germania si sforzavano incessantemente, e con
crescente successo, di ampliare la propria autorit a spese dei loro vassalli, i Paleologhi al contrario
furono costretti a suddividere quel che restava dellimpero bizantino in frammenti di dimensioni pi
modeste per mantenere almeno una parvenza di autorit sovrana.
Mentre le forze centralizzatrici rendevano sempre pi potenti gli stati della cristianit
occidentale, dunque, in Oriente una tendenza opposta provoc la riduzione delle risorse e del territorio
imperiale.
La morte di Murad a Kosovo Polje nel 1389 non fece che intensificare la pressione ottomana su
Costantinopoli. Il suo successore, Bayezid I (1389-1402), fece costruire la fortezza di Anadolu Hisar
sulla riva orientale del Bosforo al fine di evitare che i bizantini potessero ricevere rinforzi navali.
Quando Manuelesecondofu incoronato imperatore nel 1391, sapeva di dover affrontare un assedio quasi
immediato: gi nel 1394, infatti, i turchi investivano minacciosamente la citt per mare e per terra. La
notizia dellattacco ottomano riusc finalmente a suscitare emozione tra i cristiani dOccidente, che
organizzarono unarmata di soccorso composta da contingenti di varie nazioni, affidata alla guida del re
Sigismondo dUngheria e del maresciallo di Francia Boucicaut.
La crociata occidentale avanz fino alla fortezza ottomana di
Nicopoli, sul Danubio (oggi Nikopol, in Bulgaria), e venne considerata una minaccia talmente
seria che il sultano Bayezid lev lassedio di Costantinopoli per affrontarla. Nel 1396 lesercito
cristiano venne annientato: solo pochi sopravvissuti vennero fatti prigionieri dai turchi; anche
Sigismondo e Boucicaut furono entrambi catturati, e successivamente riscattati. Il maresciallo francese
rifiut di abbandonare i cristiani dOriente, persuadendo re Carlo sesto di Francia a inviarlo con una
piccola spedizione in aiuto di Costantinopoli: nel 1399 riusc a forzare il blocco turco della citt, e
Boucicaut si un a Manuele secondo nelle successive azioni militari.
Il maresciallo sugger allora allimperatore di lasciare il nipote Giovanni settimo a capo della difesa,
e di partire per chiedere personalmente ai sovrani occidentali di reclutare una nuova armata di soccorso
da inviare a Costantinopoli. Giovanni settimo era stato incoronato dal padre Andronico quarto, e aveva tramato
con i turchi per ottenere il potere assoluto a scapito delle rivendicazioni di Manuele secondo. Tuttavia, dopo
un periodo trascorso come ostaggio del sultano Bayezid, Giovanni si vide affidare il comando della
capitale, mentre limperatore e il maresciallo riuscivano nuovamente a superare il blocco ottomano nel
dicembre del 1399. Manuelesecondolasciava Costantinopoli per quello che si sarebbe rivelato un lungo
itinerario attraverso lEuropa occidentale, splendidamente rievocato nelle sue lettere indirizzate ai
fratelli Demetrio e Manuele Crisolora, a Eutimio, poi nominato patriarca di Costantinopoli, e a
Manuele Pothos.
Avendo gi visitato Venezia in passato, Manuele riserv le sue descrizioni pi accurate alle
altre grandi capitali: Parigi, dove venne accolto da Carlo sesto con sontuose cerimonie nellestate del
1400, e Londra, dove celebr il Natale successivo con Enrico quarto nel palazzo di Eltham. Da Parigi,
Manuele descrisse la nobilt danimo, lamicizia e il costante zelo per la fede dimostrati dal re, dai
suoi congiunti e dagli ufficiali di corte. Manuele soggiorn nel palazzo del Louvre, dove venne colpito
da un raffinato arazzo, la cui bellezza non manc di annotare nel suo resoconto. Limperatore sperava
di poter fare rapidamente ritorno a Costantinopoli   con truppe di rinforzo; Carlo sesto lo invitava intanto
a celebrare l'ottavo giorno della festa di san Dionigi nel famoso monastero a nord di Parigi. Alcuni
espressero anche delle critiche a questo riguardo, sostenendo che i greci non erano in comunione con
Roma; il re insistette, e a Manuele fu ricordato come lesito favorevole dei suoi tentativi di ottenere
aiuto militare sarebbe dipeso dallunione delle Chiese greca e latina.
Nellinverno del 1400-01 limperatore visit Londra, dove godette dellospitalit di Enrico quarto,
che ha trasformato se stesso in un rifugio sicuro per noi, presi in mezzo a una duplice tempesta, della
stagione e della sorte (...) Il suo conversare  davvero affascinante, e ci compiace in ogni modo (...) Ci
sta anche fornendo assistenza militare, con soldati, arcieri, denaro e navi per trasportare lesercito dove
ve ne sia necessit. Adamo di Usk, che fu testimone dellambasceria, scrisse dei bizantini: Questo
imperatore camminava sempre con i propri uomini; tutti erano vestiti allo stesso modo e in un solo
colore, il bianco, in lunghe vesti tagliate come tabarri (...) Mai un rasoio toccava le teste o le barbe dei
suoi cappellani. Questi greci erano estremamente devoti nelle loro funzioni religiose, cui partecipavano
i soldati assieme ai sacerdoti: tutti cantavano la liturgia senza distinzioni, nella loro lingua natia. E io
pensavo tra me come fosse doloroso che questo grande principe cristiano dellestremo Oriente fosse
stato costretto dagli infedeli a visitare le lontane terre dOccidente in cerca di aiuto contro di loro.
Mentre Manuelesecondosi trovava in Occidente per cercare di persuadere i sovrani di Francia e
Inghilterra a inviare truppe in difesa della sua capitale, un alleato inatteso si materializz in Asia
Minore. Timur (Tamerlano), il generale mongolo noto come la Spada dellIslam, aveva gi devastato
la Georgia nel 13991400, saccheggiando e bruciando poi le grandi citt di Aleppo, Damasco e
Baghdad. Egli si diresse quindi verso Occidente per attaccare il sultano Bayezid con le sue truppe ben
disciplinate, organizzate secondo luso mongolo in schiere di cento soldati e votate alla jihad.
Lesercito di Tamerlano si scontr con i turchi nei pressi di Ankara il 28 luglio 1402: non solo gli
ottomani   furono sconfitti, ma il sultano e suo figlio Musa furono entrambi catturati; Bayezid sarebbe
poi morto durante la prigionia. Il successo di Timur suscit una grande impressione, e sparse il terrore
tra i sovrani occidentali: Enrico terzo di Castiglia, Carlo sesto di Francia ed Enrico quarto dInghilterra
inviarono comunque le loro felicitazioni al trionfatore di Ankara, che aveva annientato il loro nemico
Bayezid. Da Costantinopoli, il reggente Giovanni settimo Paleologo promise di pagare un tributo se Timur
avesse continuato a proteggere Bisanzio dai turchi. I mongoli avevano certamente fatto un grosso
favore ai cristiani assediati nella capitale dellimpero, ma cera pur sempre grande apprensione per le
mosse successive di Timur. Dopo aver annientato i cavalieri Ospitalieri di Smirne, tuttavia, Timur si
diresse nuovamente a Oriente, inseguendo unambizione molto pi grandiosa: la conquista della Cina,
dove avrebbe realizzato il titolo che ne divenne lepitaffio, Conquistatore del Mondo.
Dopo la sconfitta turca del 1402, Manuelesecondotorn a Costantinopoli, mentre i quattro figli di
Bayezid cominciavano immediatamente a combattere tra loro per il potere supremo. La lotta si
concluse solo nel 1413, quando Maometto I trionf sui fratelli e riprese loffensiva contro Bisanzio.
Manuele commission una copia degli scritti dello Pseudo-Dionigi, corredata da un gruppo di ritratti
della famiglia imperiale, che invi al monastero di Saint Denis in segno di riconoscenza per
laccoglienza ricevuta da Carlo sesto. Ma a Costantinopoli non giunse alcun aiuto militare: nel 1422 la
citt si trovava di fronte a un nuovo pericoloso assedio ottomano. In quellanno, Manuele fu vittima di
un attacco cardiaco, e Giovanni vili assunse il controllo dello stato bizantino, i cui confini erano ormai
ridotti alla sola citt capitale senza alcun territorio, non pi Regina di alcun impero. Nel 1453 il nipote
di Maometto I sarebbe entrato a cavallo a Costantinopoli come il Conquistatore.
La creazione e lo sviluppo della potenza ottomana si realizzarono nel corso di vari secoli, in
continua interazione con Bisanzio.
Mano a mano che i turchi si espandevano e si rafforzavano, lim  pero dOriente, al contrario, si
contraeva e si indeboliva. Il lungo periodo di rivalit politica, unita comunque a strette relazioni in vari
campi, port a una profonda influenza reciproca. Le principesse bizantine destinate in matrimonio a
mariti turchi introdussero una presenza cristiana nelle loro corti. Il sistema imperiale di donazione di
terre (pronoia) fu trasformato nel timar ottomano, mentre i registri tributari musulmani continuarono a
essere mantenuti da funzionari cristiani secondo lo stile bizantino. Per i servizi sociali, bizantini e
ottomani adottarono simili strategie di filantropia: ma linsistenza islamica sul dovere dellelemosina
faceva s che una porzione del reddito di ogni musulmano venisse accantonata a tale scopo, mentre nel
mondo cristiano il contributo era lasciato alla coscienza individuale di ciascuno. Istituzioni come la
musulmana wakf assomigliavano molto ai monasteri cristiani, con la loro miriade di funzioni sociali.
Durante la dominazione ottomana le risorse, la popolazione, i possedimenti ecclesiastici e le tasse di
provenienza cristiana furono comunque impiegati a beneficio di istituzioni musulmane:
caravanserragli, scuole coraniche e moschee, spesso affidate a cristiani convertiti (gulam).
Sebbene fornissero vitto e alloggio gratuiti ai viaggiatori di qualsiasi fede, i nuovi wakf
rafforzarono lIslam a scapito del cristianesimo.
Questo fatto  evidente dal numero di vescovi e metropoliti attivi in Asia Minore, che si ridusse
drasticamente, mentre le chiese venivano convertite in moschee, i possedimenti ecclesiastici confiscati
dai conquistatori e i contadini cristiani cominciavano a trovare pi vantaggioso rinunciare alla propria
fede per convertirsi allIslam. Come Demetrio Kydones riferisce in un discorso volto a sollecitare gli
imperatori a cercare di ottenere laiuto occidentale: Lintera regione che tradizionalmente ci
sosteneva, che si estende dallEllesponto verso Oriente fino alle montagne dellArmenia, essi ce
lhanno strappata. Hanno completamente distrutto le citt, spogliato le chiese, profanato le tombe e
riempito ogni cosa di sangue e cadaveri. Essi hanno anche infettato le anime degli abitanti,
obbligandoli a rinunciare al vero Dio e a partecipare alla loro sozzura.
Le sedi episcopali delle province europee rimpiazzarono il tradizionale ruolo dominante
dellAsia Minore nella gerarchia dei centri ecclesiastici. Nel 1324, quando il patriarca di Costantinopoli
richiese assistenza finanziaria, vennero citate solo tre sedi maggiori per la nomina: Cizico, Prokonessos
e Lopadion. Molti sacerdoti assegnati alle diocesi dAsia Minore non erano in grado di raggiungere le
loro destinazioni, e finirono per vivere da profughi nella capitale grazie al sostegno del patriarcato.
Allalba del quindicesimo secolo, una notitia ufficiale (lista di chiese) riportava che in Asia Minore cinquantuno
metropoli, diciotto arcivescovadi e quattrocentosettantotto vescovadi sono abbandonati.
Sopravvivevano soltanto un arcivescovo e tre vescovi.
In campo artistico, i selgiuchidi avevano gi fatto propria laquila bicipite di Bisanzio e,
ispirandosi a Santa Sofia, i costruttori delle moschee del quattordicesimo secolo avevano adottato cupole e
rivestimenti in ceramica. La Moschea Verde di Bursa, costruita con la sua splendida cupola nel 1424
sotto Maometto primo, serv come modello per molte altre realizzate nei decenni successivi, specie a Edirne;
un rinnovato splendore si manifest poi nel sedicesimo secolo con gli edifici dellarchitetto Sinan, in
particolare la Moschea Azzurra di Costantinopoli-Istanbul. Sinan, cristiano per nascita, venne fatto
schiavo dai musulmani nel loro regolare reclutamento forzato di giovani da destinare al servizio di
palazzo (devrme), e raggiunse grandi onori per i suoi progetti di magnifiche terme e strutture secolari,
oltre che per le sue moschee.
Nonostante questo lungo processo di influenza reciproca, grandi differenze concernenti la legge
e le abitudini familiari continuavano a tenere lIslam nettamente separato dalla cristianit. In contrasto
con linsistenza cristiana sulla monogamia e la riluttanza a permettere un secondo matrimonio, ai
musulmani venivano concesse quattro mogli, a condizione che il capofamiglia fosse in grado di
provvedere adeguatamente al loro sostentamento. I sultani indulgevano alla soddisfazione delle loro
preferenze sessuali non soltanto con le mogli ufficiali, ma con numerose concubine che costituivano il
nucleo del loro harem. Queste donne speravano di generare un gran numero di figli, che
volevano   tutti ereditare il potere del padre: il risultato era sia la tremenda rivalit tra le madri, sia la
vera e propria guerra tra fratelli e fratellastri che spesso si scatenava alla morte del sultano. LIslam non
riconobbe mai la pratica medievale della primogenitura, che assicurava al figlio maggiore leredit
delle terre del padre. Il sultano poteva scegliere di favorire uno dei figli pi giovani nati da una
concubina a scapito dei fratellastri pi anziani. La guerra civile del 1402-13 tra i figli di Bayezid fu il
presagio delle molte lotte simili che sarebbero scoppiate in futuro.
Questo tipo di conflitti, ovviamente, erano frequenti anche a Bisanzio e in Occidente.
Andronicosecondoera stato sfidato dal nipote Andronico terzo negli anni 1321-28, e Giovanni sesto Cantacuzeno
aveva scatenato una guerra durata sei anni rivendicando il trono ereditato da Giovanni quinto(1341-47).
Quando Giovanni ottavo (142548) e Costantino undicesimo (1449-53) chiesero laiuto dei fratelli minori Teodoro
e Demetrio per la difesa della capitale, i despoti di Morea erano troppo occupati a combattersi tra loro.
Ma nel mondo musulmano, la struttura della corte e lesistenza dellharem incoraggiavano una
competitivit perfino maggiore, generando instabilit al momento della successione. Dal momento che
gli ottomani avevano adottato la monarchia come forma di governo, un sovrano doveva
necessariamente affermare la propria autorit su tutti i suoi rivali. Ogni sultano assumeva generalmente
il potere solo dopo una serie di fratricidi e uccisioni, che accrescevano la sua determinazione a
sopravvivere. E ognuno desiderava anche essere il sovrano ottomano capace di conquistare la metropoli
cristiana di Costantinopoli.
Nel 1422 Muradsecondoanticip il proprio trionfo, fornendo precise istruzioni riguardo al previsto
bottino. Come narra un testimone oculare: Il despota dei turchi invi araldi a proclamare fino ai
confini della terra che lemiro prometteva di consegnare tutte le ricchezze e la popolazione della citt ai
musulmani. Egli fece questo per raccogliere tutti i musulmani (...) ed essi vennero per trame guadagno,
non solo chi  solito approfittare del saccheggio e della guerra, ma anche avventurieri e mercanti,
profumieri, calzolai e perfino alcuni monaci turchi (...) Alcuni vennero   per comprare i prigionieri,
altri le donne; altri vennero per prendere gli uomini, altri ancora i bambini; altri per impadronirsi degli
animali, e di altri beni; infine, i monaci turchi vennero per prendere le nostre suore e il bottino dal
despota dei turchi. In questa occasione, secondo la testimonianza di Giovanni Kananos, la Madre di
Dio protesse Costantinopoli; anche i turchi la videro battersi sulle fortificazioni. Ma certamente fu
limperatore Manuele che, riuscendo a far proclamare un sultano rivale a Bursa, costrinse Muradsecondoa
levare lassedio.
Frustrato nelle sue ambizioni, il sultano rivolse la sua attenzione alla Morea, costringendo
Demetrio e Tommaso Paleologo a versare un tributo. Mentre Demetrio accolse favorevolmente questa
alleanza con Murad II, Tommaso guid una coalizione antiturca che comprendeva i suoi parenti
genovesi, la famiglia Zaccaria. Nel 1448, alla morte dellimperatore Giovanni ottavo, la madre Elena
insistette affinch Costantino, pi anziano di Demetrio e Tommaso, fosse incoronato imperatore.
Costantinopoli era chiaramente minacciata come mai prima dallora: Costantino si rivolse
immediatamente ai fratelli nella speranza di ricevere aiuto militare. Essi tuttavia sul momento si
rifiutarono; poco tempo dopo, nel 1451, era ormai troppo tardi.
In quellanno, infatti, Maomettosecondosuccedeva al padre Murad come sultano. Aveva solo
diciannove anni, ma era determinato a portare a termine la conquista ottomana di Costantinopoli. Sia
lui che Costantino undicesimo erano ben consapevoli di come ormai fosse in gioco la sopravvivenza stessa di
Bisanzio. La costruzione di una seconda imponente fortezza a Rumeli Hisar, sulla costa europea del
Bosforo, permise agli ottomani di controllare il passaggio di tutte le navi mercantili che attraversavano
lo stretto, riuscendo a impedire larrivo in citt di qualsiasi consistente aiuto militare. Da quel
momento, la sorte di Costantinopoli era segnata. Se Costantino undicesimo fosse stato in grado di pagare
lingegnere ungherese che si era offerto di dirigere la fusione di nuovi cannoni destinati alla difesa delle
mura, la citt avrebbe forse potuto resistere per qualche anno ancora: ma limperatore bizantino si
trovava in gravi difficolt economiche, e lingegnere offr quindi il suo progetto ai   turchi. Fu questo
gigantesco pezzo dartiglieria, il pi grande mai costruito fino ad allora, che assicur loro la vittoria.
Nessun muro difensivo del quintosecolo, concepito come unalta barriera verticale per fronteggiare un
nemico dotato di armi da getto, poteva sostenere mille anni dopo gli effetti della polvere da sparo
messa al servizio di una simile potenza.
Limperatore bizantino invi numerose richieste daiuto allOccidente, a cui risposero solo
alcuni alleati. Nellautunno del 1452, il cardinale e legato pontificio Isidoro, gi vescovo di Kiev,
giunse in citt con Leonardo di Chios alla testa di un reparto di arcieri che aveva reclutato e pagato
personalmente. Navi provenienti da Ancona, dalla Provenza e dalla Castiglia si aggiunsero alle forze
bizantine, e un gruppo di greci dellisola di Creta scelse di rimanere in citt, nonostante le loro navi
riuscissero pi tardi a fuggire. Gli abitanti furono assai rincuorati dallarrivo nel gennaio del 1453 del
condottiero genovese Giovanni Giustiniani Longo, che sfid il blocco turco ed entr in porto con le sue
due navi e circa settecento uomini. Costantino undicesimo lo mise a capo del settore pi vulnerabile delle mura
cittadine, nei pressi della porta di Romano, e Giustiniani incoraggi e diede istruzioni alla popolazione
affinch non perdesse la speranza, mantenendo salda la fede in Dio (...) Tutti lo ammiravano e gli
ubbidivano in ogni cosa.
Nel suo diario dellassedio, Niccol Barbaro, un chirurgo veneziano, racconta lesperienza
vissuta durante gli ultimi giorni di Bisanzio. Quando la popolazione cap che solo un miracolo
lavrebbe potuta salvare dalla furia di questi malvagi pagani, i cittadini piansero e pregarono, e
quando venne dato il segnale dallarme, in modo che ciascuno raggiungesse il posto assegnato (...) le
donne, e anche i bambini portarono pietre alle mura per predisporle sulle opere difensive, in modo che
potessero rovesciarle sui turchi. Il suo vivido racconto  naturalmente parziale, in favore dei
veneziani, e lautore accusa Giustiniani di aver abbandonato la propria posizione alla porta di Romano.
Dopo aver guidato la difesa insieme allimperatore, in realt, il comandante   genovese venne ferito da
una freccia, e mor successivamente a Chios.
Gli appelli di Costantino undicesimo al generale Hunyadi portarono allinvio di unambasceria, che
giunse allaccampamento turco per negoziare con Maomettosecondonellaprile del 1453. A quel punto,
tuttavia, il sultano sentiva la vittoria a portata di mano, e non diede alcun peso alla minaccia di un
attacco ungherese. Maometto aveva radunato un grande esercito di forse 60.000 soldati e non meno di
140.000 ausiliari, mentre Costantino undicesimo poteva contare al massimo su 8000 combattenti. Confidando
nella catena che sbarrava il Corno dOro, limperatore si concentr sulla difesa dei diciannove
chilometri delle mura perimetrali contro gli assalti delle preponderanti forze turche. Un ruolo
fondamentale nellassedio lo ebbe il nuovo cannone a canna lunga del sultano, soprannominato
limperiale, che poteva scagliare contro le mura palle del peso di 12.000-13.000 libbre. Nonostante i
valorosi, disperati tentativi di riparare i danni con barili, ghiaia e altri materiali, dopo venti giorni di
bombardamenti veniva aperta una breccia attraverso cui i turchi forzarono lingresso in citt: il 29
maggio 1453 lo stendardo di Maometto il veniva alzato sulle mura della capitale.
Leroico imperatore Costantino undicesimo, che aveva ispirato la resistenza, scomparve durante lultimo
assalto, combattendo a piedi come un comune soldato, e il suo corpo non fu mai ritrovato: da ci
nacque la leggenda bizantina che fosse stato inghiottito dalle mura, e che un giorno sarebbe tornato. La
notte prima dellassalto finale Costantino mont a cavallo per unultima ispezione alle mura assieme al
suo consigliere, Giorgio Sphrantzes, che ricorda come osservassero il vasto accampamento degli
ottomani, i loro fal e i preparativi per lattacco, rendendosi conto che soltanto un intervento divino
avrebbe potuto salvare Bisanzio. La citt fu invece sottoposta a un saccheggio durato tre giorni, durante
il quale lo stesso Sphrantzes e moltissimi altri vennero fatti prigionieri. Quando Maometto II
finalmente entr a Costantinopoli, alcune cronache narrano che pianse di fronte al massacro, alle
distruzioni e alla bellezza degli edifici; altre ricordano come i   turchi si vestissero, e vestissero persino
i loro cani, con paramenti ecclesiastici, come gettassero mucchi di icone in un gigantesco fal su cui
arrostivano la carne, e bevessero vino puro dai calici.
Il sultano ordin alla popolazione superstite di restare in citt, sotto il dominio ottomano, e
predispose immediatamente larrivo di altre cinquemila famiglie, cominciando cos il processo di
islamizzazione. Sempre per suo volere il celebre studioso e monaco Gennadio Scolario venne nominato
patriarca nel 1454. Nella sua funzione di capo del millet greco (un gruppo etnico, utilizzato dagli
ottomani per controllare le popolazioni conquistate), Gennadio tent di proteggere gli ortodossi da
soprusi e ingiustizie.
Ancor oggi il suo successore, lattuale patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, occupa quella
sua sede, secondo gli accordi conclusi con il primo governante della Turchia moderna, Mustafa Kemal
- meglio noto come Atatrk - nel trattato di Losanna (1923).
Anche se rimangono pochi cristiani in citt, la Chiesa della Nuova Roma, riconosciuta da
Costantino I e innalzata allo stesso rango dellantica Roma da Teodosio I, vive ancora come un faro di
fede ortodossa: ma solo grazie al giovane Maometto II, la cui vittoria  commemorata nella Moschea
del Conquistatore, la Fatih Camil, costruita sul sito della chiesa dei Santi Apostoli. Con questa
sostituzione carica di significato simbolico, egli trasform Bisanzio nella capitale dellimpero
ottomano.
Conclusione
LA GRANDEZZA E LEREDIT DI BISANZIO
Ci che pi colpisce tra i caratteri costitutivi di Bisanzio non  la sua fede cristiana, resasi
manifesta nelle definizioni dei concili e nella conversione dei popoli pagani e celebrata in grandi chiese
come Santa Sofia o nellintimit domestica di fronte alle icone; non sono nemmeno la sua organizzazione romana, lefficiente amministrazione o la fiduciosa consapevolezza del proprio rango
imperiale; nemmeno la sua duratura eredit greca e il sistema educativo: ma la combinazione di tutti
questi elementi. Essa risale al quarto secolo, gi al tempo della creazione della nuova capitale, dei suoi monumenti e dei suoi porti, che fece affondare le radici di Bisanzio in un terreno ricco di tradizioni e risorse.
Tuttavia il moderno stereotipo di Bisanzio  costituito dallidea di un governo tirannico, gestito da uomini effeminati e codardi e da eunuchi corrotti, ossessionati da rituali vuoti e da uninfinita,
complessa e incomprensibile burocrazia. Montesquieu svilupp questa immagine caricaturale durante il diciassettesimo secolo, mentre tentava di spiegare le ragioni del declino dellimpero Romano; Voltaire vi insistette con unenfasi anche maggiore, convinto della superiorit della ragione sulla religione. Mentre
il primo criticava limpero greco, come lui stesso lo definiva, per leccessivo potere dei monaci, per
lattenzione al dibattito teologico e per lassenza di unauspicabile separazione tra questioni
ecclesiastiche e secolari, il secondo lo condannava senza appello come una disgrazia per il pensiero
umano. Entrambi furono probabilmente spinti a formulare giudizi cos negativi anche dal ricorso di
Luigi quattordicesimo a modelli bizantini per celebrare la propria dispotica sovranit.
La pi famosa descrizione di Gibbon nel suo Declino e caduta dellimpero romano, che arriva
fino al 1453, si basava su queste considerazioni, e identificava Bisanzio come il nesso passivo con
lantichit greco-romana. In s, sostiene Gibbon, non fu di alcun interesse, se non per il fatto che
colleg il periodo classico alle nazioni barbariche dellEuropa occidentale e alle pi splendide e
importanti rivoluzioni che hanno cambiato lo stato del mondo. Forse lespressione pi netta della
reputazione negativa di Bisanzio viene dallo storico irlandese del diciannovesimo secolo William Lecky, che
formul un giudizio estremamente severo e velato di misoginia quando scrisse che di quellimpero
bizantino, il verdetto universale della storia  che esso costituisce, senza nessuna eccezione, la pi
bassa e deprecabile forma che la civilt abbia mai assunto. Non vi  stata altra civilt al mondo tanto
priva delle forme e degli elementi della grandezza, e nessuna a cui lepiteto malvagia possa essere
pi meritatamente assegnato (...) La storia dellimpero  una monotona cronaca di intrighi di preti,
eunuchi e donne, avvelenamenti, cospirazioni e diffusa ingratitudine.
Come spero di aver dimostrato, lungi dallessere passiva, Bisanzio fu in realt sorprendente e
creativa nel rimodellare le sue preziose tradizioni e la sua eredit. Essa lasci al mondo un sistema di
governo imperiale basato su unamministrazione civile e unorganizzazione tributaria efficienti; una
struttura giuridica fondata sul diritto romano; un originale curriculum distruzione secolare che
conserv per la posterit la maggior parte della cultura pagana e classica; la teologia ortodossa,
lespressione artistica della spiritualit e le tradizioni religiose consacrate nella liturgia della Chiesa
greca; le incoronazioni e i rituali di corte, che trovarono cos tanti imitatori anche in Occidente. Anche
lidea del prestigio connesso al mantenimento di una valuta stabile  uneredit di Bisanzio: come
notava nel sesto secolo il mercante Cosma Indicopleuste, vi  un altro segno del potere dei romani, che
Dio ha donato loro: mi riferisco al fatto che ogni nazione conduce i suoi commerci con il loro
nomisma, che  accettato in ogni luogo   da un lato allaltro della terra (...). In nessunaltra nazione si
verifica questo fatto.
Per secoli dopo la caduta della Regina delle Citt in mano turca, il termine bezant continu a
essere utilizzato, in ricordo della celebrata affidabilit delloro bizantino. Nonostante la svalutazione
dellundicesimo secolo, il termine costituisce uneco del potente contributo della moneta aurea al commercio
dellAlto Medioevo, quando Bisanzio proteggeva la crescita di Venezia e di altre cittstato italiane.
Da un punto di vista artistico, le sete e gli avori di Costantinopoli stabilirono un modello di
bellezza e finezza, mentre le sue immagini sacre continuano a ispirare i pittori di icone nelle comunit
ortodosse di tutto il mondo. Da un punto di vista teologico, invece, il suo intenso, secolare conflitto con
le limitazioni iconoclaste dei Dieci Comandamenti, reso inevitabile dalladozione di queste ultime da
parte dellIslam, divenne un punto di riferimento per i Puritani quasi mille anni dopo. La capacit di
Bisanzio di combattere vittoriosamente e soprattutto difendere se stessa e la sua magnifica capitale
fecero da scudo al Mediterraneo durante il caotico ma creativo periodo che segu la caduta dellimpero
romano in Occidente. Senza Bisanzio non ci sarebbe stata lEuropa.
Nel corso di questo periodo cruciale dell'Alto Medioevo, quando dal deserto dArabia i seguaci
dellIslam si lanciarono alla conquista dei Luoghi Sacri ebraici e cristiani e dei granai egiziani, solo
Costantinopoli continu a costituire un serio ostacolo alle loro ambizioni. Se le fortificazioni della
Regina delle Citt e la determinazione e le capacit di resistenza dei suoi abitanti - limperatore, la
corte e la popolazione - non avessero reso davvero efficace la difesa, lIslam avrebbe assorbito Bisanzio nel settimo secolo.
Dopo la conquista di Damasco, Gerusalemme e Alessandria e la sconfitta della Persia, i
musulmani avrebbero sicuramente travolto anche limpero mediterraneo creato da Roma, una volta
presa Costantinopoli con le sue risorse e i suoi proventi, i suoi porti e la sua rete commerciale. Cos
come si erano spinti lungo il litorale meridionale del Mediterraneo fino alla Spagna, gli arabi
sarebbe  ro avanzati attraverso i Balcani per dominare anche la sponda settentrionale.
Bisanzio fu quindi almeno in parte caratterizzata dallantagonismo con il mondo musulmano, e
le relazioni tra cristianesimo e Islam ebbero uninfluenza decisiva sullo sviluppo dellimpero.
Come abbiamo visto, il primo contatto con gli arabi nel settimo  secolo fu per Bisanzio una sorpresa
assoluta: la gloriosa vittoria di Eraclio sui persiani, lo storico nemico dellimpero, svi compietamente
lattenzione da ci che parve inizialmente poco pi che la minaccia di un gruppo di razziatori tribali,
anche se dotati di un certo slancio millenarista. Al contrario, la comparsa degli arabi uniti sotto gli
stendardi del Profeta si sarebbe rivelata un trauma ben pi profondo e duraturo. Limpatto dei loro
immediati trionfi militari nel decennio 632-42 spinse Bisanzio a rifugiarsi in Asia Minore,
abbandonando i luoghi pi sacri della cristianit, cos come alcuni dei pi antichi siti monastici in
Egitto, Siria e Palestina. Tuttavia, come sappiamo, limpero romano-orientale fu capace di respingere
molti durissimi attacchi musulmani alla propria capitale e di mantenere la frontiera sulle montagne del
Tauro.
Lascesa e il successivo contenimento dell'Islam risult in una divisione triangolare del mondo
antico in parti disuguali: lOriente musulmano, che si estendeva da Siria ed Egitto attraverso la costa
dellAfrica fino al cuore della Spagna; la regione occidentale, che adott il nome di Europa, e la
regione orientale, che rimase il nucleo di Bisanzio. Durante il primo prolungato incontro con lIslam, la
costernazione bizantina per i continui successi militari dei musulmani si un alla condanna della loro
teologia, che venne considerata una forma di eresia, anche se piuttosto diversa da altri errori dottrinali
del settimo secolo. Anche se i bizantini accettarono in un secondo tempo che lIslam potesse essere una
rivelazione proveniente dallo stesso unico Dio, essi furono tuttavia lenti nello sviluppare una
conoscenza approfondita del Corano, e nel reagire alla pretesa musulmana di aver sostituito il
Cristianesimo come ultima verit rivelata. Di contro, le argomentazioni utilizzate a lungo nelle
polemiche contro il Giudaismo furono rimodellate e rivolte contro il nuovo nemico: furono
ben   presto composti violenti libelli che rassicuravano la parte cristiana e condannavano i musulmani,
mentre nell'ottavo e nono secolo la polemica assunse toni ancor pi aspri con lo sviluppo delliconoclasmo
bizantino che fu, come abbiamo visto, sia una reazione diretta allIslam, sia un mezzo per rafforzare
limpero e affrontare cos con maggiori speranze la sfida musulmana.
Dopo il 750, le discordie intestine e le guerre civili tra i musulmani spinsero la dinastia
Abbaside a trasferire la capitale da Damasco a Baghdad, sulle rive del Tigri. Lascesa degli Abbasidi
divise il mondo islamico in califfati avversari, con gli Umayyadi costretti a rifugiarsi in territorio
spagnolo. Questo allent la pressione sullimpero. Sebbene i nuovi centri del potere musulmano a
Baghdad e Cordova si trovassero ora pi distanti da Costantinopoli di quanto non fosse Damasco, essi
rimasero il punto focale di incessanti contatti, perch Bisanzio cerc sempre di mantenere vive le
relazioni diplomatiche con tutte le autorit islamiche rivali.
A partire dallundicesimo secolo altre genti musulmane rimodellarono il mondo islamico. Nel loro lungo
viaggio verso occidente dalla Mongolia, la principale attivit dei turchi selgiuchidi fu di sconfiggere
chiunque si opponesse loro, e di assediare e saccheggiare le principali citt in cerca di bottino. Dopo
aver conquistato Baghdad, trasformandola nella propria capitale (1055), entrarono per la prima volta a
contatto con Bisanzio. La loro fede sunnita li rese ostili alle altre potenze sciite dellIslam, quali la
dinastia Fatimida del Cairo. Quando i selgiuchidi posero fine al dominio fatimida su Gerusalemme,
Bisanzio e lOccidente pensarono fosse giunta loccasione propizia di muovere alla riconquista dei
Luoghi Santi. E la vittoriosa impresa della cattura di Gerusalemme, nel 1099, venne portata a
compimento dai crociati almeno in parte grazie alla loro capacit di trarre vantaggio dalle divisioni tra i
musulmani sciiti e sunniti che si contendevano il controllo della regione. Ma poco pi di ottantanni
dopo i cristiani furono a loro volta sconfitti da Saladino, un capo militare curdo, che nel 1187 sbaragli
lesercito crociato nella battaglia di Hattin.
Per Bisanzio, le differenze tra arabi e turchi erano ben chiare. I turchi selgiuchidi erano un
popolo di stirpe mongolica che parla  va unantica lingua uigura (un idioma comune a varie etne, oggi
ancora in uso dalla Turchia all'Estremo Oriente, dove  parlato dalla minoranza musulmana cinese). I
selgiuchidi e i turchi ottomani non erano di cultura o tradizioni arabe, e inizialmente si dimostrarono
anche pi ostili verso le consolidate autorit musulmane che non verso limpero cristiano. Il loro
spostamento in Asia Minore, e la stessa avanzata verso Costantinopoli si verificarono come una sorta di
deviazione imprevista, dettata dalle circostanze favorevoli, quando si resero conto che non avrebbero
incontrato una seria opposizione militare. I selgiuchidi rimpiazzarono gradualmente la presenza
imperiale in Asia Minore tra la fine dellundicesimo secolo e gli inizi del dodicesimo; Bisanzio dovette presto
riconoscerli come nuova forza ostile e pericolosa, bench divisa in alcuni emirati distinti, e tent di
trovare una soluzione negoziata ai loro successi militari. Ma i turchi ottomani (subentrati ai selgiuchidi
nel corso del quattordicesimo secolo) finirono per raccogliere un esercito abbastanza potente che riprese
liniziativa, attravers i Dardanelli nel 1354 e avvi la conquista delle province occidentali dellimpero.
Subito dopo questo drammatico evento, Costantinopoli si ritrov circondata da ogni parte dagli
ottomani, in circostanze alquanto diverse rispetto agli assedi arabi della citt settecento anni prima. I
loro lunghi contatti con limpero avevano contribuito a trasformare gli ottomani da trib nomade a
popolazione stanziale. Mentre costruivano moschee per la preghiera e caravanserragli per favorire il
commercio terrestre con lEstremo Oriente, essi adattarono le tradizioni amministrative e le leggi
imperiali di Bisanzio, assorbendone le antiche qualit. Allo stesso tempo i centri bizantini, circondati
dai turchi, si svilupparono per secoli in relazione simbiotica con essi, come nel caso di Trebisonda,
dove i Grandi Comneni mantennero il dominio cristiano stringendo alleanze con i propri vicini
musulmani, divenuti poi loro sovrani. I frequenti matrimoni tra i governanti di questi stati contribuirono
a creare unatmosfera di reciproca tolleranza e di vivaci scambi culturali. Nel 1391 il neoinsediato
imperatore ManuelesecondoPaleologo aveva ereditato dal padre lo status di vassallo   ottomano, trovandosi
quindi obbligato a pagare tasse considerevoli e a combattere a fianco del sultano Bayezid I. A seguito
di operazioni militari svoltesi quella stessa estate, limperatore accompagn il sultano nel suo
accampamento nei pressi di Ankyra, dove essi si dilettarono nella caccia durante il giorno e nei
banchetti durante la notte; questo si verificava molti anni prima della visita di Manuele a Londra e
Parigi, descritta nel capitolo precedente. Mano a mano che linverno si avvicinava con le prime
nevicate, le temperature pi rigide e le lunghe notti, Manuele e i suoi compagni escogitarono un nuovo
modo per passare il tempo: si sarebbero misurati in dibattiti con i mderris musulmani (termine tecnico che indica una guida o un giudice religioso, il qadi) riguardo ai meriti delle loro rispettive religioni.
Manuele, Bayezid e i loro cortigiani trascorrevano cos le serate, impegnati in schermaglie filosofiche
accese e stimolanti. Manuele secondo, che fu scrittore prolifico di lettere ed esercizi retorici in stile
classicheggiante, avrebbe poi raccolto la sua versione delle discussioni invernali tenute nei pressi di
Ankyra in un ampio volume di circa trecento pagine. Questo aspetto delleredit di Bisanzio  stato
ripreso da papa Benedetto sedicesimo nella sua lectio magistralis del 12 settembre 2006 a Regensburg, citt
dove aveva frequentato luniversit. In quelloccasione, il pontefice scelse di citare un attacco
particolarmente duro nei confronti dellIslam tratto dalla settima sezione del Dialogo con un Persiano,
scritto dallimperatore ManuelesecondoPaleologo in una data imprecisata successiva al 1391.
Il pontefice ha ripetuto le parole dellimperatore: Mostrami pure ci che Maometto ha portato
di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per
mezzo della spada la fede che egli predicava. Allimprovviso il nome di un imperatore della tarda et
bizantina, fino ad allora semisconosciuto,  comparso sulle prime pagine dei grandi quotidiani. Le
parole di Manuele sono state utilizzate al fine di legittimare ci che sembrava un attacco frontale alla
natura dellIslam, e per un giorno Bisanzio  stata reclutata nella guerra al terrore. Il papa stesso,
nelle note al testo, ha poi aggiunto di aver citato il passo esclusivamente per enfatizzare il proprio
ac  cordo con Manuelesecondoriguardo il rapporto essenziale tra fede e ragione (...) senza per far mia la
sua polemica. In ci egli ha dimostrato una certa ignoranza di Bisanzio, poich la versione completa
del Dialogo si presenta molto pi complessa e originale rispetto al brevissimo brano prescelto, con la
sua descrizione dellIslam inequivocabilmente ostile e riduttiva. Il testo di Manuele dimostra inoltre
che i musulmani sotto il dominio ottomano potevano confrontarsi in dibattiti ragionevoli con le loro
controparti bizantino-cristiane.
La lezione di papa Benedetto pone la questione pi ampia delle complesse relazioni di Bisanzio
con i suoi avversari islamici. Il testo suggerisce inoltre come il vero bersaglio teologico del discorso del
pontefice non fossero i musulmani, quanto i suoi correligionari cristiani evangelici. Infatti, lenfasi
maggiore della sua argomentazione  posta sulla natura provvidenziale della fusione degli insegnamenti
di Cristo con le tradizioni ellenistiche della Parola, che integravano, insiste il Santo Padre, la ragione
nella rivelazione, confutando quindi ogni affermazione secondo la quale il Cristianesimo possa essere
ridotto allesclusiva presenza e predicazione di Cristo. Ma sarebbe falso suggerire che dietro la lectio
magistrato non ci fosse anche un intento antimusulmano. Papa Benedetto sostiene infatti che il qui
accennato vicendevole avvicinamento interiore, che si  avuto tra la fede biblica e linterrogarsi sul
piano filosofico del pensiero greco,  un dato di importanza decisiva (...) dal punto di vista (...) della
storia universale (...) e rimane il fondamento di ci che, con ragione, si pu chiamare Europa.
Allopposto, egli presenta la fede musulmana come unideologia religiosa monolitica implicitamente
antieuropea, i cui fedeli sono, proprio in virt della loro obbedienza, privati della capacit di combinare
fede e ragione. Al contrario, essi fondono la violenza con la rivelazione, essendo quindi incapaci, come
sembra sostenere il papa, di accettare lidea della sovranit della legge secolare, o anche solo il
concetto di universalit.
Nel Dialogo di Manuelesecondocitato da papa Benedetto, il mderris viene indicato come il
Persiano. Questi non risponde immediatamente allaccusa di malvagit e disumanit del
Profeta,   ma la contraddice ricordando allimperatore che lIslam costituisce lultima rivelazione di
Dio alluomo, che quindi sostituisce tutte le precedenti. Cos come, egli sostiene, il cristianesimo prese
il posto del giudaismo, ora lIslam aveva sostituito il cristianesimo: era quindi dovere di tutti i credenti
convertirsi allIslam.
Il testo fu ovviamente scritto in greco bizantino al fine di riflettere la superiorit della fede
cristiana praticata da Manuele secondo.  improbabile che egli descriva le ragioni musulmane nella loro
forma pi incisiva. In molte discussioni limperatore dimostra le proprie abilit teologiche e filosofiche,
sostenendo che il Paracleto citato nel Vangelo di Giovanni non poteva essere il Profeta Maometto,
discutendo linnovazione delle leggi islamiche, che egli reputava di origine mosaica, e criticando la
visione musulmana del Paradiso come profondamente immorale. Negli ultimi libri egli sostiene inoltre
di aver convinto il mderris della superiorit del cristianesimo, sperando in una sua repentina
conversione.
Il dibattito fu condotto per mezzo di interpreti, poich Manuele non conosceva il turco e il
mderris non parlava greco. Il Dialogo fu quindi probabilmente il risultato di un lungo processo, che
manc della vivacit dello scambio diretto di opinioni, anche se forn un impiego a coloro che si
guadagnavano da vivere grazie alle relazioni tra le due societ. Entrambe le parti, apparentemente, si
lamentarono del comportamento dei traduttori, che si riunivano e parlottavano tra loro; un segno, forse,
dellintreccio degli interessi turchi e bizantini. Ogni sera, comunque, alla fine della discussione, le parti
riassumevano i punti di maggior interesse, decidendo di incontrarsi nuovamente il giorno successivo.
Cos pass linverno anatolico.
Gi alla fine del quattordicesimo secolo, lIslam si era sviluppato in una moltitudine di diverse scuole
teologiche, sunnite e sciite, comprendendo anche una tradizione ottomana di poesia mistica. E prima
ancora, gli arabi di Baghdad, del Cairo e di Cordova incorporarono gli scritti di Aristotele nel loro
sistema educativo, che raggiunse nel dodicesimo secolo alti livelli di ragionamento logico.
Fu questa versione araba della filosofia greca, emendata in modo altamente razionalistico da
Averro nella Spagna musulmana, a   esercitare un impatto tanto forte in Occidente quando fu
nuovamente tradotta in latino. Come gli intellettuali bizantini, che vennero accusati dalla Chiesa di
diffondere opinioni eretiche, anche Averro fu criticato dalle autorit religiose della Spagna
musulmana. La religione islamica non fu in nessun modo monolitica: questa  forse la ragione per cui
la scelta del papa di una citazione tratta da un dialogo cristiano con lIslam, per dimostrare come
questultimo sia incapace di un dibattito ragionevole, pare erronea. Per quasi settecento anni Bisanzio
fu coinvolta in una lotta con diversi stati e societ islamiche; tuttavia coesistette anche con tali societ,
trattandole in modo diverso e segnandole col proprio influsso culturale, principalmente nellodierna
Turchia ma anche, ad esempio, nella decorazione musiva dei santuari musulmani a Gerusalemme e
Cordova. Questeredit esterna di Bisanzio rifletteva le sue conquiste interne che la resero cos capace
di resistere nei secoli.
Bisanzio da parte sua rappresent anche una particolare corrente del cristianesimo, quella
greco-ortodossa, che coesisteva fianco a fianco con molte altre. E anche se limpero venne
profondamente modellato dalle credenze cristiane, esso venne ulteriormente distinto dallOccidente
medievale per la sua capacit di incorporare attivamente gran parte della cultura precristiana
dellantichit. Alcuni elementi pagani erano relativamente primitivi, come la venerazione delle
immagini degli di e il bruciare incenso in loro onore; altri derivavano da fonti esterne al mondo di
Roma, come le pratiche di corte della Persia. Ai livelli pi alti della cultura, lerudizione bizantina
abbracciava le antiche problematiche del dibattito filosofico: se il mondo fosse eterno o creato, sferico
o piatto. Matematica, geografia, scienze mediche e veterinarie, letteratura, etica e morale, che
comprendevano la maggior parte delle preoccupazioni umane, erano radicate nellerudizione e
trasmesse in numerosi commentari. I modelli letterari vennero adattati e sviluppati a Bisanzio tanto da
permettere la fioritura dellantico romanzo greco, delle varie forme metriche del verso classico, degli
inni e dellepica. Anche se il teatro antico non sopravvisse nellera cristiana, i grandi drammaturghi
greci veni  vano letti, studiati e consegnati alla memoria da generazioni e generazioni di studenti
bizantini. In questo modo, quindi, Bisanzio era in parte pagana, e intrinsecamente classica. Perci,
quando Costantino undicesimo vide il suo impero ridotto ad una misera citt-stato circondata dai turchi
ottomani, che erano in procinto di far breccia nelle mura con il cannone che egli non era stato in grado
n di pagare, n di costruire, limperatore cristiano implor la popolazione in greco perch si
dimostrasse veramente romana. Facendo ci, egli riassumeva una storia che risaliva alla consacrazione
della citt nel 330, millecentoventitr anni prima, identificando i bizantini con i loro gloriosi antenati
pagani, i greci e i romani.
Leredit pagana  spesso seminascosta nellabbraccio della cultura cristiana. La stessa
descrizione del patriarca Fozio dei molti libri che leggeva, gran parte dei quali di origine cristiana,
include gli scritti pirroniani di Ainesidemos (uno sconosciuto scettico greco), alcune opere di Galeno e
Oreibasios, medico di Giuliano lApostata, cos come i sessantacinque discorsi originali di Demostene,
che Fozio cita in una descrizione della vita e delle opere del grande oratore. I commenti allepica
omerica del vescovo del dodicesimo secolo Eustazio di Tessalonica mostrano un contatto pi diretto e
immediato con il verso classico. In generale, gli eruditi e i funzionari bizantini consideravano le
composizioni degli autori antichi superiori alle loro (una modestia su cui dovremmo forse riflettere).
Ci non significa che essi si sentissero inibiti nel criticare i loro illustri predecessori. Leggevano,
correggevano e commentavano testi precristiani di tutti i tipi, mantenendo cos in vita una porzione di
scritti pagani pi ampia di quella che sarebbe altrimenti sopravvissuta. Lerudizione bizantina fu resa
possibile dal sistema educativo, che rimase basato sullantico curriculum greco, e che era sostenuto
dalla profonda conoscenza dei pi straordinari testi pagani. Anche se la Chiesa vi aggiungeva la propria
componente di scritti teologici e spirituali, essa non riusc mai a rivaleggiare con listruzione fornita
dalla memorizzazione del materiale antico. Questa pratica profana rest comune in ogni parte
dellimpero per secoli. In circostanze favorevoli una simile educazione gener capacit di analisi
elabo  rata e originale, come nei versi della monaca Cassia o del monaco Giovanni Geometra, dei
vescovi Giovanni Mauropode e Gregorio Chioniades, di Anna Comnena e dei membri del suo circolo
letterario, o dei filosofi Michele Psello e Giorgio Gemisto Pletone. Come Giovanni Mauropode
dimostra nella sua preghiera per le anime di Platone e Plutarco, cera un diffuso apprezzamento per le
qualit morali di alcuni scrittori precristiani.
Anche altri, che mancavano forse di una profonda educazione, riflettono la curiosit bizantina
per gli scritti degli autori antichi, per le modalit di costruzione delle loro citt e per i personaggi
commemorati nelle iscrizioni e nelle sculture precristiane. Questi filosofi autodidatti si dedicarono a un
genere diverso di studio del passato pagano, incentrato ad esempio sullidentificazione degli antichi
monumenti, degli edifici e dei busti scolpiti che continuavano ad adornare le citt del Vicino Oriente in
pieno Medioevo.
Senza dubbio costoro commettevano spesso degli errori, o tentavano improbabili paralleli tra
idee e figure pagane e cristiane, come quando scrissero che Atena, la dea vergine, prefigurava Maria, la
Vergine Madre di Dio. Tuttavia, la devozione totalmente pagana di Pletone per Zeus, che ispir la sua
liturgia in onore degli antichi dei, non si sarebbe potuta sviluppare senza una lunga tradizione di
osservazione e studio del mondo antico.
Nelle corti e nelle dimore delle famiglie dominanti questa istmzione veniva destinata sia ai figli
maschi che alle figlie femmine, permettendo cos alle donne di Bisanzio di giocare talvolta un molo
attivo nella vita pubblica. Ci dipendeva ovviamente sempre dalle circostanze, ma una buona cultura
poteva consentire laccesso ai pi alti livelli della societ. Alcune donne esercitarono la propria
influenza indirettamente, ma in modo incisivo, grazie alla loro vicinanza ai sovrani di sesso maschile.
Per circa milleduecento anni una successione di donne senza eguali si dipana davanti ai nostri occhi: da
Elena, madre di Costantino I, che si rec in pellegrinaggio a Gerusalemme per la costruzione di chiese
e la distribuzione di denaro alle truppe nel 326, fino a Elena Paleologina, moglie di Giovannisecondodi
Lusignano, signore di Cipro, che fu reggente dellisola dal 1442 al 1458.
La mai spenta passione per il passato classico distingue Bisanzio, nel corso dellAlto Medioevo,
dalla cristianit occidentale. La sua devozione per gli antichi fu costante, e diede vita a una ininterrotta
attivit di studio che, tuttavia, si rivel una costrizione non meno che una fonte dispirazione. Anche se
ci furono fasi particolarmente creative, come alla fine deltredicesimo secolo e agli inizi del quattordicesimo, esse non
generarono sviluppi sostanzialmente originali.
Di contro, quando gli italiani iniziarono lesplorazione del proprio passato precristiano, furono
capaci di provocare una nuova fioritura dinteresse che diede avvio a ci che oggi definiamo
Rinascimento. Il loro relativo distacco dal pensiero greco e romano incoraggi un diverso genere di
passione e dedizione allantico, che port ad un uso sempre pi fiducioso della scienza e alla nascita
della storia secolare. Seguendo tale tradizione lIlluminismo avrebbe poi condannato gran parte della
cultura bizantina come irrazionale o irrilevante, anche se i suoi migliori esponenti avevano fondato i
moderni studi storici. Spero di aver fornito una spiegazione ragionata di ci che lOccidente non riusc
ad apprezzare.
LIlluminismo conferm quindi un antagonismo occidentale a Bisanzio che si era costruito nel
corso di molti secoli. Anche se la sopravvivenza dellimpero della Nuova Roma fu vitale per
lOccidente per oltre mille anni e gli forn innumerevoli risorse,  possibile rintracciare fin dallottavo
secolo una chiara linea di sistematica ostilit. Non solo Bisanzio era la responsabile della diffusione
delliconoclasmo, denunciato come eresia, ma anche luso bizantino del greco venne visto sotto una
luce negativa, associata al mondo pagano precristiano. Questa intolleranza nei confronti del greco non
pot affievolirsi con la definitiva condanna dellIconoclastia nell843. Al contrario, come ha dimostrato
Chris Wickham, latteggiamento occidentale nei confronti di Bisanzio si irrigid nel nono secolo, con la
riduttiva valutazione di Notker che definiva i greci stupidi e codardi. Tale pregiudizio divenne cos
radicato - come ha scritto un altro storico, C.M. Woodhouse che circa un secolo dopo il 1439, Erasmo
avrebbe riscontrato   che (...) il suo interesse per il greco suscitava sospetto negli ambienti
ecclesiastici.
Lostilit nei confronti del greco coincise con la crescente vitalit economica di Venezia e
Genova, mentre i bizantini soffrivano dinanzi alla progressiva avanzata dei selgiuchidi. Il punto di
svolta, come ho cercato di dimostrare, fu il 1204: lo spregevole sacco di una citt cristiana a opera di
crociati che avrebbero dovuto recarsi ad affrontare gli infedeli, e limpressionante bottino inviato in
Occidente. Lunica giustificazione della dissacrazione degli antichi siti cristiani, degli assassini, degli
stupri e dei maltrattamenti di persone della stessa fede, e di un saccheggio tanto perverso, fu quella di
denunciare i bizantini come scismatici, eretici o peggio. Le sistematiche calunnie contro Bisanzio, che
continuano ancora ai nostri giorni, nacquero dal tentativo occidentale di giustificare la propria cupidigia
e le violenze perpetrate a danno dei fratelli cristiani.
La situazione non cambi neppure quando gli eruditi bizantini, come Manuele Crisolora,
offrirono un grande contributo alla nascente cultura del Rinascimento italiano. Alla fine del quattordicesimo
secolo, a Firenze, Crisolora teneva lezioni di greco antico, fornendo ai suoi studenti i mezzi per
giungere ad una buona conoscenza della lingua. La sua grammatica aiut molti intellettuali occidentali
ad affrontare i testi di Platone e Aristotele nelle versioni originali, e i suoi allievi migliori, con le loro
traduzioni, ampliarono la conoscenza della cultura sia antica che bizantina. Alcuni italiani come
Francesco Filelfo si misero anche alla ricerca di insegnanti greci a Costantinopoli; nel 1420 egli studi
con Giorgio Chrysokokkes, spos ima figlia di Crisolora e appront traduzioni latine, tra gli altri, di
Senofonte e Plutarco.
Il concilio di Ferrara-Firenze (1438-39) non riusc a mutare i pregiudizi in simpatia. Mentre le
lezioni di Pletone sui testi di Platone erano molto ammirate dai fiorentini, e la sua fama attirava
mecenati come Cosimo de Medici e Sigismondo Malatesta, al concilio i rappresentanti occidentali non
apprezzarono affatto le loro controparti greche. Fu soltanto la maestria di Pletone nel commento dei
testi greci classici a essere lodata, a prescindere   dalla sua venerazione delle antiche divinit. Lalunno
di Crisolora, Guarino, utilizz il testo completo di Pletone della Geografia di Strabone per la sua
traduzione in latino, e successivamente Marsilio Ficino tradusse ledizione di Pletone degli Oracoli
caldei (un altro testo molto sospetto, antica fonte di oscure profezie). Nemmeno i bizantini, del resto,
riuscirono ad apprezzare la grande opera di Pletone Sulle differenze tra Aristotele e Platone, che venne
sistematicamente bruciata come stimolo al paganesimo.
Quindi lo stereotipo di Bisanzio venne in questo caso confermato da forze interne allimpero.
La caduta di Costantinopoli in mano turca incoraggi linteresse occidentale per la cultura bizantina. Ci emerge chiaramente dal benvenuto riservato ai numerosi profughi e ai loro manoscritti.
In particolare, nella collezione del cardinale Bessarione donata a Venezia, che avrebbe formato il primo nucleo della Biblioteca Marciana, si trovavano numerose testimonianze dellantica scienza greca, cos come della filosofia. Fu approntata una traduzione latina dal suo manoscritto dellArithmetica di Diofante, completa dei commenti di generazioni di matematici bizantini - da Teone e da sua figlia Ipazia, che insegn nellAlessandria del quinto secolo, fino a Psello attivo nellundicesimo, Pianude nella
Costantinopoli di fine tredicesimo secolo e Chortasmenos agli inizi del quindicesimo. Questa traduzione  a sua volta
correlata alla versione bilingue greca e latina di Diofante che Fermat lesse nel diciassettesimo secolo, in cui
scrisse la sua famosa annotazione: Ho scoperto la dimostrazione pi meravigliosa di questo teorema, ma il margine  troppo stretto per contenerla. Questi grandi esempi di erudizione furono tuttavia
accettati con lo stesso senso di superiorit che risale al saccheggio della Regina delle Citt nel 1204.
Il guadagno dellOccidente non fu vissuto come una misura del contributo di Bisanzio, ma unulteriore prova della sua intrinseca inferiorit.
Dopo la conquista ottomana del 1453, Bisanzio sopravvisse simbolicamente, in ambito
ecclesiastico, grazie alla figura del patriarca che risiedeva a Costantinopoli. Il monaco Gennadio (gi Giorgio Scolario) fu elevato a tale carica da Maometto il Conquistatore e divenne il primo capo del millet greco. Sebbene Mosca   abbia successivamente rivendicato la guida del mondo ortodosso, il
patriarca di Costantinopoli mantenne la tradizione del governo ecclesiastico, basata sulla pentarchia dei
cinque grandi patriarcati, ed insistendo sulla tradizione esicastica della preghiera spirituale, che ebbe
poca risonanza in Occidente. La sopravvivenza di una veneranda istituzione come il patriarcato diede
forza al mondo ortodosso attraverso i secoli del domino ottomano, e continua ancora oggi a suscitare
sentimenti devoti non solo nel Medio Oriente, ma anche presso molte comunit della diaspora nel resto
del mondo.
Maometto il Conquistatore insistette inoltre sul fatto che gli artigiani Cristiani dovevano
rimanere nella citt. Non tutte le loro chiese vennero convertite in moschee. Come abbiamo visto,
Bisanzio continu a sopravvivere sotto il nuovo dominio ottomano con la sua popolazione cosmopolita,
che parlava numerose lingue e attirava mercanti anche da molto lontano. Costantinopoli divenne una
citt ancora pi splendida sotto i primi sultani, che vi aggiunsero eleganti edifici pubblici, un nuovo
enorme palazzo a Topkapi e le magnifiche moschee a cupola che emulavano Santa Sofia. La citt, cos
rinnovata, riguadagn il suo ruolo al centro di un grande impero mediterraneo orientale, questa volta
ottomano.
Essa rese i turchi eredi di una storia dove si fondevano diverse tradizioni, e permise ai greci e
alle altre minoranze cristiane, come gli armeni, di divenire rispettati commercianti, amministratori e
diplomatici. Quando gli ebrei sefarditi vennero espulsi dalla Spagna nel 1492, essi trovarono una nuova
patria a Costantinopoli, che accett il loro dialetto ladino e le loro tradizioni giudaiche.
Successivamente, quando gli ottomani marciarono verso il cuore dellEuropa, essi avrebbero
incontrato una cristianit rinvigorita. Le due forze interagirono per secoli, scontrandosi ripetutamente
mentre i turchi spingevano verso ovest, e venivano respinti. Limpero ottomano divenne una potenza
continentale: nel suo declino durante il diciannovesimo secolo venne definito il malato dEuropa. Quando
lultimo sultano sembr in punto di morte, furono le potenze europee a farsi avanti per formare dei
protettorati dalle spoglie del grande impero. In Anatolia, le loro ambi  zioni vennero fermate da
Mustafa Kemal Atatrk, il quale guid la rivolta che diede vita alla moderna repubblica di Turchia. In
reazione alla malattia e alla debolezza dellimpero ottomano, Kemal insistette sulladozione di una
costituzione nazionale secolare, sul modello europeo, che permise di istituire un parlamento e delle
corti di giustizia, latinizz la scrittura ottomana e viet il fez (il copricapo tradizionale). Oggi la
Turchia vive ancora sotto questa costituzione, che permette ai musulmani di partecipare alla preghiera
del venerd, concedendo tuttavia a tutti come giorni di vacanza il sabato e la domenica.
Come osservarono gli operai al Kings College di Londra, Bisanzio ha qualcosa a che fare con
la Turchia, e la Turchia ha certamente a che fare con Bisanzio. Che si sia convinti o meno che il ricco
passato bizantino della Turchia le permetta di essere annoverata tra gli altri stati dellUnione Europea,
qualcosa dello spirito e delleredit dellimpero medievale continua comunque a influenzare il mondo
dalle sue antiche sedi sul Bosforo e attraverso lAnatolia. Anche oggi, nellenorme brulicante
agglomerato di sobborghi, con due ponti che collegano il quartiere europeo a quello asiatico, e una rete
metropolitana in costruzione, Istanbul conserva il suo carattere bizantino: non solo nella presenza
cristiana, ma anche nella grandiosa forma della citt, nella sua vivacissima attivit commerciale di
metropoli internazionale e nella sua popolazione poliglotta.
Spero di aver convinto il lettore che mi ha accompagnato fin qui del fatto che Bisanzio
devessere salvata dal suo stereotipo negativo. Di recente, grandi mostre al Metropolitan Museum di
New York, al Benaki Museum di Atene e al Getty Museum di Los Angeles hanno svelato la Gloria di
Bisanzio, la sua Fede e Potere, e la Santa Immagine e il Suolo Sacro, presentando tesori darte
bizantina da tutto il mondo e icone e manoscritti provenienti dal monastero di Santa Caterina al Monte
Sinai. Attraverso queste esposizioni accuratamente organizzate e inaspettatamente gradite al pubblico,
molti hanno potuto cogliere qualcosa del mondo bizantino, che non ha un diretto successore moderno,
pur avendo influenzato cos tante civilt in passato. Larte   bizantina agevola la correzione dello
stereotipo in parte per la sua raffinatezza e la sua intrinseca bellezza, ma anche perch essa ha stimolato
un interesse ancora maggiore per la societ che seppe produrre oggetti di tale qualit per un periodo
cos prolungato.
Con il Congresso internazionale di studi bizantini tenutosi a Londra nel 2006,  iniziata una
nuova fase di ammirazione per limpero della Nuova Roma e la sua cultura.
Quindi, se abbiamo bisogno di un termine che descriva la mendacit degli attuali leader politici,
la bizzarra incompetenza delle nostre burocrazie, le astuzie egoistiche e gli illegali espedienti a cui
ricorrono le grandi aziende, o lartificioso splendore del mondo globalizzato delle nostre celebrit,
dovremmo trovare un aggettivo moderno e appropriato, che certo non pu pi essere bizantino.
Quellimpero non fu esente dalla cormzione, dalla crudelt e dalla barbarie, tuttaltro, ma proiettandovi
le nozioni negative ancora implicite nel termine bizantino, sembriamo sottointendere che tali
mancanze furono proprie di una societ remota e segnata da una sorte funesta, estranea al nostro
carattere e priva di contatto con le nostre tradizioni.
Ho forse enfatizzato in modo eccessivo la resistenza della societ bizantina, ingegnosa, colta e
ricca di risorse, di cui furono protagonisti operai ed eunuchi, monaci e imperatrici, tessitori e
insegnanti, piuttosto che concentrarmi sulla storia dei suoi sovrani e dei suoi generali, o
sullimmutabilit del cerimoniale della sua corte... Se  cos, lho fatto per due ragioni.
La prima, perch dovremmo essere consapevoli di come labilit bizantina di fondere tradizioni
ed eredit diverse abbia creato una civilt variegata e fiduciosa in se stessa, che crebbe altrettanto
spesso di quanto perse terreno, e si batt fino alla fine per la propria sopravvivenza.  incredibile che
Bisanzio sia sopravvissuta dopo il 1204, quando lOccidente conquist e occup la sua capitale per
cinquantasette anni, anche se i piccoli imperi che nacquero in sua vece non furono mai degli stati
imperiali nel vero senso della parola. Qualcosa di quella stessa combinazione di risorse - classiche,
pagane, cristiane, orientali e occidentali - si   trovava nel dna costitutivo di Bisanzio, e forn, nel corso
dei secoli, una forza vitale che non venne mai meno.
In secondo luogo, spero di aver dimostrato che ci fu qualcosa di Bisanzio che non solo
sopravvisse alla conquista del 1453, ma anche ai secoli successivi e dura fino ad oggi, in Europa
centrale, nei Balcani, in Turchia e nel Medio Oriente. Ho voluto anche esporre alcune delle
caratteristiche di ci che significava essere bizantini; nel farlo, il mio obiettivo  stato quello di
accrescere, seppur minimamente, la nostra conoscenza ed esperienza degli altri, osservando come la
popolazione di una societ urbana e cosmopolita, dotata sia di una profonda consapevolezza della
propria identit storica, sia di una devota fede nellaldil, sia stata cos diversa da noi ma allo stesso tempo a noi cos simile.
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FINE.
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RINGRAZIAMENTI.
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Per la stesura di questo volume devo ringraziare il sostegno finanziario della A.G. Leventis
Foundation, del Michael Marks Charitable Trust, del dottor Alkisti Soulogianni, direttore delle
Relazioni internazionali del ministero degli Esteri della Repubblica ellenica, e il professor Rick
Trainor, direttore del Kings College di Londra. Voglio ringraziare anche i miei colleghi nei
dipartimenti di studi greci classici, bizantini e moderni che mi hanno dedicato il loro tempo e il loro
incoraggiamento.
Per i preziosi consigli nelle ultime fasi di stesura devo ringraziare in particolare Stuart Proffitt,
che ha rivisto interamente il testo due volte. In una fase critica del lavoro il dottor Alexandros
Papaderos, direttore della Accademia ortodossa di Creta, mi ha offerto la sua generosa ospitalit. I miei
amici Dionysios Stathakopoulos, Charlotte Rouech e Carol Krinsky hanno trovato il tempo di leggere
le bozze e suggerire numerosi miglioramenti; Murat Belge, Neal Belton e Anthony Cheetham hanno
contribuito con la loro attenzione per i dettagli; i contributi di Bob Ousterhout, Chris Wickham e di altri
due lettori non specificati dalleditore hanno permesso di correggere alcuni errori e suggerire nuovi
argomenti da inserire nella versione finale.
Devo ringraziare anche Georgina Capei, per il suo sostegno entusiastico, Brigitta van Rheinberg
per la sua fiducia nel prodotto finale, e Catherine Holmes, Demetra e Charalambos Bakirtzis, Ccile
Morrisson, Archie Dunn, Elizabeth Jeffreys, Costas Kaplanis, Anna Contadini, Rustam Shukurov,
Charalambos Bouras e Jessica Rawson per avermi assistito con copie di libri e articoli rari, testi inediti
e nellavermi guidato nella ricerca bibliografica.
Maria Vassilaki ha fatto in modo che potessi unirmi al pellegrinaggio al monastero di Santa
Caterina sul monte Sinai organizzato dalla Associazione per la tutela del patrimonio greco; ringrazio
Maria, Lydia e Costas Carras e Anna Lea. Infine, sono particolarmente grata a Kallirroe Linardou per il
suo aiuto nella ricerca iconografica, e a Lioba Theis e al personale del Barber Institute of Fine Arts di
Birmingham, della Byzantine Collection a Dumbarton Oaks, del Benaki Museum di Atene e del
Courtauld Institute of Art per la loro generosa assistenza.
Pi che mai, devo riconoscere il costante sostegno di chi ha lavorato e sostenuto il libro in ogni sua fase: Anthony, Tamara e Portia.
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LETTURE CONSIGLIATE E FONTI.
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Introduzione: una diversa storia di Bisanzio The Oxford Dictionary of Byzantium, a cura di Alexander P. Kazhdan, 3 voll., Oxford, 1991.
Henry Maguire (a cura di), Byzantine Court Culture from 829 to 1204, Dumbarton Oaks, 1997.
Elizabeth Jefferys (a cura di), Rhetoric in Byzantium, Aldershot, 2003.
Fernand Braudel, La Mditerrane et le Monde mditerranen  lpoque de Philippe II, 2 voll, Paris, 1949 (trad. it. Civilt e imperi del Mediterraneo nellet di Filippo II, Torino, 1953).
Chris Wickham, Framing the Early Middle Ages: Europe and the Mediterranean, 400-800, Oxford, 2005.
Judith Herrin, The Formation of Christendom, Oxford, Princeton, 1987.
Judith Herrin, The Imperial Feminine in Byzantium, Past and Present 169 (2000), 3-35.
Judith Herrin, "Women in Purple: Rulers of Medieval Byzantium", London, Princeton, 2001.
Meyer Schapiro, Late Antique, Early Christian and Medieval Art, London, 1980.
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Capitolo 1. La citt di Costantino Zosimo, Storia nuova, Milano, 2007.
La citazione a p. 32  tratta da The Acts of the Council of Chalce  don, trad, con introduzione e
note di Richard Price e Michael Gaddis, 3 voll., Liverpool, 2005, vol. 2.
Eusebio, Sulla vita di Costantino, Napoli, 2001.
Leslie Brubaker, Memories of Helena: Patterns of Imperial Female Matronage in the Fourth
and Fifth Centuries, in Liz James (a cura di), Women, Men and Eunuchs: Gender in Byzantium,
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Marina Warner, Monuments and Maidens: The Allegory of the Female Form, London, 1985
(trad. it. Donne e monumenti, Palermo, 1999).
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Capitolo 2. Costantinopoli, la pi grande citt del mondo cristiano Niceta Coniata, Historia
degli imperatori greci... (Grandezza e catastrofe di Bisanzio, a cura di Jean-Louis van Dieten e Anna
Pontani, Milano, 1994-99).
La citazione a p. 42  tratta da V. Minorsky, Marvasi on the Byzantines, in Medieval Iran and
its Neighbours, London, 1982.
Le citazioni di p. 43 sono tratte da Nadia Maria el Cheikh, Byzantium Viewed by the Arabs,
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Sarah Guberti Bassett, The Urban Image of Late Antique Constantinople, Cambridge, 2004.
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God: Representations of the Virgin in Byzantine Art, Milano, 2000.
Philip Mansel, Constantinople: City of the Worlds Desire, 1453-1924, London, 1997.
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Capitolo 3. Limpero romano dOriente Pseudo-Sfrantzes, Cronaca (The Fall of the Byzantine
Empire: A Chronicle by George Sphrantzes 1401-1472, Amhurst, MA, 1980).
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Capitolo 4. Lortodossia greca Massimo il Confessore, Mystagogia, Firenze, 1990.
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Capitolo 5. La chiesa di Santa Sofia Procopius, Per Ktismaton, sire De aedificiis, Lipsiae,
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Capitolo 8. Il baluardo contro lIslam Dionigi di Tel-Mahre, Cronaca siriaca (da The Seventh
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Capitolo 9. Le icone, una nuova forma di arte cristiana Eustazio di Tracia, Sermone tratto da E.A. Wallis Budge, Saint Michael the Archangel: Three Encomiums, London 1894.
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Capitolo 10. Liconoclastia e ladorazione delle immagini sacre Le citazioni a p. 143 e pp.
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apitolo 12. I santi Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi Le citazioni alle pp. 173 e 176
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Capitolo 15. Eunuchi La citazione a p. 207  tratta da The Life of St Angel the Fool (a cura di
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Capitolo 17. I figli dellimpero, nati nella porpora La citazione di Giovanni Scilitze  tratta da
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Capitolo 18. Il monte Athos Le citazioni dal Typikon di santAtanasio e di Costantino nono sono
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William H. McNeill, Venice: The Hinge of Europe 1081-1797, Chicago, 1974 (trad. it. Venezia,
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Capitolo 20. Basilio II, lo sterminatore dei bulgari Deno John Geanakoplos, Byzantium:
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Marc D. Lauxtermann, Byzantine Poetry from Pisides to Geometres: Texts and Contexts,
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Barbara Crostini, The Emperor Basil ns Cultural Life, Byzantion 66 (1996), pp. 55-81.
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Capitolo 21. La crisi dell'xi secolo La citazione di Giovanni Scilitze  tratta da Empereurs de
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Michele Psello, Imperatori di Bisanzio, a cura di Salvatore Impellizzeni, Ugo Criscuola e Silvia
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Katerina Ierodiakonou (a cura di), Byzantine Philosophy and its Ancient Sources, Oxford, 2002.
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Capitolo 22. Anna Comnena LOrazione funebre di Anna Comnena  tratta da Georges et
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Anna Comnena, DallAlessiade, trad, italiana parziale a cura di G. Presti, Catania, 1982.
Thalia Gouma-Peterson (a cura di), Anna Komnene and Her Times, New York, London, 2000.
Paul Magdalino, The Empire of Manuel I Komnenos, 1143-80, Cambridge, 1993.
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Capitolo 23. Una societ cosmopolita La Cronaca di Giovanni Tzetzes  tratta da A.P. Kazhdan,
Ann Wharton Epstein, Change in Byzantine Culture in the Eleventh and Twelfth Centuries, Berkeley,
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La citazione a p. 307  tratta da Snorri Sturlson, King Haralds Saga, London, 2005, p. 63.
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Capitolo 24. Il fulcro delle crociate La citazione di Guiberto di Noyent e le citazioni alla p. 319
sono tratte da The First Crusade. The Chronicle of Fulcher of Char  tres and other source materials, a cura di Edward Peters, Philadelphia, 1998 2.
Geoffrey Villehardouin, La conquista di Costantinopoli, Milano 1988.
Le citazioni a p. 328 sono tratte da Alfred. J. Andrea (a cura di), The Capture of Constantinople.
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 possibile trovare immagini del famoso salterio della regina Melisenda sul sito
en.wikipedia.org/wiki/Melisende_Psalter.
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Capitolo 25. Le torri di Trebisonda, Arta, Nicea e Tessalonica Giovanni Geometra, trad, di
Henry Maguire, The beauty of castles: a tenth-century description of a tower at Constantinople,
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La citazione a p. 235  tratta da Judith Herrin, The collapse of the Byzantine Empire in the twelfth century: a study of a medieval economy, University of Birmingham Historical Journal 12 (1970), p. 198.
Nicaea: A Byzantine Capital and its Praises, Brookline, ma, 1996.
Le citazioni alle pp. 343 e 344 sono tratte da A. Laiou (a cura di), Urbs Capta: The Fourth Crusade and its Consequences, Paris, 2005.
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Capitolo 26. Ribelli e mecenati Le citazioni di Alessio Macrembolita alle pp. 347 e 354-355
sono tratte da Alexios Makrembolites and his Dialogue between the Poor and the Rich, trad, di Ihor
Sevcenko, in Zbornik Radova Vizantolos(245)gog Instituta 6 (1960), p. 222.
La citazione a p. 357  tratta da Donald M. Nicol, The Last Centuries of Byzantium 1261-1453, Cambridge, 1993 2.
Le citazioni alle pp. 262-263 sono tratte da C.M. Woodhouse, George Gemistos Plethon: The Last of the Hellenes, Oxford, 1986, pp. 104-105.
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Manolis Chatzidakis, Mystras: The Medieval City and the Castle, Athens, 1981.
Capitolo 27. Meglio il turbante turco che la tiara papale La citazione attribuita a Notaras e la citazione a p. 379 sono tratte da Harry J. Magoulias, Decline and Tall of Byzantium to the Ottoman Turks, Detroit, 1975.
Le citazioni alle pp. 372-374 sono tratte da Deno John Geanakoplos, Byzantium: Church,
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Colin Imber, The Ottoman Empire 1300-1656: The Structure of Power, Houndmills, New York,
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Jacques Le Goff, La naissance du Purgatoire, Paris, 1982 (trad, it. La nascita del Purgatorio,
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Capitolo 28. Lassedio del 1453
Niccolo Barbaro, Giornale dellassedio di Costantinopoli, in La caduta di Costantinopoli, Le
testimonianze dei contemporeanei, a cura di Agostino Pertusi, Milano 1976, vol. I, pp. 5-37.
La citazione a p. 383  tratta da Demonstrations of Histories, trad, di Nicolaos Nicoulides,
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La citazione a p. 386  tratta da George Dennis, The Letters of Manuel n Palaeologus: Text,
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E.M. Thompson, The Chronicle of Adam of Usk, ad 1377-1421, Oxford, 1904 2.
La citazione a p. 308 e tratta da Speros Vryonis Jr., The Decline of Medieval Hellenism in Asia
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Conclusione. La grandezza e leredit di Bisanzio Edward Gibbon, History of the Decline and
Fall of the Roman Empire, London, 1909-14 (trad. it. Declino e caduta dellimpero Romano, Milano,
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Le citazioni a p. 396 sono tratte da William Lecky, A History of European Morals from
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Entretiens avec un Musulman, Le controverse, trad, di Theodore Khoury, Paris, 1966.
La citazione a p. 401  tratta da Karl Frstel, Manuel II. Palaiologus, Dialoge mit einem
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La citazione a p. 407  tratta da C.M. Woodhouse, George Gemistos Plethon: The Last of the
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CRONOLOGIA.
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306 Costantino I acclamato imperatore a York 312 Vittoria di Costantino a Ponte Milvio 313
Editto di Milano sulla tolleranza religiosa 324 Vittoria di Costantino su Licinio a Crisopoli e
fondazione di Costantinopoli 325 Primo concilio ecumenico di Nicea 326 Pellegrinaggio di Elena a
Gerusalemme 330 11 maggio, inaugurazione della citt di Costantino, Costantinopoli 337 Morte e
funerali cristiani di Costantino I
356-7 Costanzo II fa traslare le reliquie dei santi nella chiesa dei Santi Apostoli 378 Valente
ucciso dai goti nella battaglia di Adrianopoli 380 Teodosio I entra a Costantinopoli 381 Secondo
concilio ecumenico a Costantinopoli 402 Onorio sposta la corte da Milano a Ravenna 406 Ritiro delle
truppe di Roma dalla Britannia 410 Sacco di Roma da parte dei goti di Alarico 412-13 Ampliamento di
Costantinopoli e nuova cerchia di mura 437 Matrimonio di Valentiniano III ed Eudossia, figlia di
Teodosio II
437-8 Pubblicazione del Codex Theodosianus 451 Quarto concilio ecumenico a Calcedonia 455
Sacco di Roma da parte dei vandali del Nord Africa 489 Vittoria di Teodorico a Ravenna
524 Boezio scrive la Consolazione della filosofia 529 LAccademia platonica di Atene viene
chiusa 532 Pace con la Persia; sommossa della Nika a Costantinopoli 533 Sconfitta dei vandali in
Africa 534 Pubblicazione del Codex Juris Civilis 540 Cattura del re dei goti Vitige a Ravenna 541-2 La
peste bubbonica si diffonde in tutto il Mediterraneo 547 Dedicazione della chiesa di San Vitale a
Ravenna 608 Il Senato di Costantinopoli si appella a Eraclio, esarca di Cartagine 610 Foca rovesciato
da Eraclio, figlio dellesarca 622 Fuga di Maometto dalla Mecca a Medina 626 Assedio di
Contantinopoli da parte di truppe avare e persiane 628 Eraclio sconfigge la Persia, muore Cosroe II
630 Eraclio restituisce a Gerusalemme la Vera Croce 632 Muore Maometto 636 Vittoria degli
arabi sul fiume Yarmuk 638 Gli arabi conquistano Antiochia e Gerusalemme 642 Gli arabi invadono
lEgitto 655 Gli arabi sconfiggono Costante II nella battaglia navale di Fenike 662 Costante II sposta la
corte a Siracusa, in Sicilia 674-8 Lungo blocco e assedio di Costantinopoli da parte degli arabi 680-1
Sesto conciclio ecumenico a Costantinopoli 691-2 Il califfo Abd al-Malik erige la Cupola della Roccia
692 Concilio in Trullo a Costantinopoli 698 Gli arabi invadono lesarcato di Cartagine 711 Gli arabi
sconfiggono i visigoti in Spagna e-attraversano il fiume Oxus in Uzbekistan 717-8 Assedio di
Costantinopoli da parte degli arabi 726 Eruzione vulcanica sottomarina a Thera (Santorini)
730 Leone III fa rimuovere il patriarca Germano e impone liconoclastia 740 Pubblicazione
dellEcloga di Leone III e Costantino V; vittoria di Bisanzio sugli arabi ad Akroinon 750 Rivolta
abbaside e trasferimento del califfato a Baghdad 751 I longobardi conquistano Ravenna 754 Conciclio
iconoclasta a Hiereia; alleanza tra papa Stefano II e Pipino, re dei franchi 787 Settimo concilio
ecumenico a Nicea 800 A Roma Papa Leone III incorona Carlo, re dei franchi, imperatore 815 Concilio
iconoclasta in Santa Sofia 829 Le reliquie di san Marco vengono trasferite da Alessandria a Venezia
843 Teodora chiude liconoclasmo con il Synodikon 858-67 Primo regno del patriarca Fozio;
conversione dei bulgari e battesimo del khan Boris 860 Attacco russo a Costantinopoli 863 Missione di
Costantino-Cirillo e Metodio in Moravia 867 Basilio I il Macedone uccide Michele III
869-70 Ottavo concilio ecumenico a Costantinopoli 877-86 Secondo regno del patriarca Fozio
905 Nascita di Costantino Porfirogenito 907 Quarto matrimonio di Leone VI
911 Primo trattato tra Bisanzio e i russi 941 Attacco russo a Costantinopoli 944 Secondo trattato
con i russi, seguito dalla visita di Olga a Costantinopoli 961 Bisanzio riconquista Creta sotto la guida di
Niceforo Foca 965 Bisanzio riconquista Cipro 972 Matrimonio di Teofano e Ottone II a Roma 969
Bisanzio riconquista Antiochia sotto la guida di Giovanni Tzimisce
989 Battesimo di Vladimir di Kiev e matrimonio con la principessa Porfirogenita Anna 992
Basilio II pubblica il primo crisobollo bizantino per Venezia 1004 Matrimonio di Maria
Argyropoulaina e Giovanni Orseolo 1004-5 Introduzione della forchetta a Venezia 1034 Harald
Hadrada giunge a Costantinopoli con i vareghi 1046-53 I peceneghi varcano il Danubio e devastano i
Balcani 1048 Costantino IX svaluta progressivamente la moneta aurea 1054 Scisma tra Costantinopoli
e Roma 1071 I normanni conquistano Bari; i turchi selgiuchidi sconfiggono e catturano Romano IV
Diogene nella battaglia di Mantzikert 1082-4 Alessio I Comneno pubblica il secondo crisobollo per
Venezia 1082-5 I normanni invadono lEpiro 1087 I turchi selgiuchidi conquistano Gerusalemme 1092
Alessio I Comneno riforma il conio delle monete auree 1095 Alessio I Comneno chiede lintervento
militare occidentali contro i turchi 1096-9 Prima crociata c. 1111 Basilio II Bogomilo viene arso sul
rogo 1146-8 Seconda crociata 1171 Attacco bizantino contro le colonie veneziane in tutto limpero
1182 Ulteriore attacco bizantino a danno delle propriet veneziane, pisane e genovesi 1187 Saladino
riconquista Gerusalemme ed espelle i crociati 1189-92 Terza crociata; Riccardo I Cuor di Leone invade
Cipro 1202-4 Quarta crociata 1203 Primo assedio di Costantinopoli; fuga di Alessio III
Angelo; i crociati installano Alessio IV con il padre di questultimo Isacco II Angelo 1204
Secondo assedio e sacco di Costantinopoli da parte dei crociati; impero latino Costantinopoli 1204-5
Fondazione di stati rivali bizantini a Trebisonda, Nicea e in Epiro 1208 Teodoro I Lascaris viene
incoronato imperatore a Nicea 1216 Teodoro Comneno Doukas conquista Ocrida 1224 Teodoro
Comneno Doukas conquista Tessalonica 1225-7 Teodoro Comneno Doukas conquista Adrianopoli e
viene incoronato imperatore a Tessalonica 1248 Guglielmo II Villehardouin fonda Mistra 1249
Michele II Comneno Doukas assume il titolo di despotes dellEpiro 1249-50 Dibattiti teologici tra
bizantini e monaci alla corte di Ninfeo 1259 Michele Paleologo sconfigge le truppe dellEpiro ad
Acaia; Guglielmo II Villehardouin viene fatto prigioniero 1261 I latini vengono espulsi da
Costantinopoli; Michele VIII Paleologo VI fa ritorno trionfante 1274 Il concilio di Lione dichiara
lunione delle Chiese 1278 Muore Guglielmo II Villehardouin; Carlo dAngi eredita il dominio di
Acaia 1282 Vespri siciliani; Carlo dAngi interrompe la progettata invasione di Bisanzio 1327 Gli
ottomani conquistano Prousa/Bursa 1331 Gli ottomani conquistano Nicea/Iznik 1337 Gli ottomani
conquistano Nicomedia/Izmit 1341-7 Guerra civile tra Giovanni V Palaiologos e Giovanni VI
Cantacuzeno 1342-9 Gli zeloti assumono il controllo della Tessalonica
1351 Il concilio di Costantinopoli approva la dottrina dellesicasmo 1354 Gli ottomani
attraversano i Dardanelli e conquistano Gallipoli 1369 Gli ottomani conquistano Adrianopoli/Edime
1396 I crociati di re Sigismondo vengono sconfitti a Nicopoli 1397-1402 Assedio di Costantinopoli
1399-1403 Viaggi di Manuele II nellEuropa occidentale 1402 Timur (Tamerlano) sconfigge gli
ottomani ad Ankara; il sultano Bayezid II e il figlio Musa vengono catturati 1422 Il sultano Murad II
assedia Costantinopoli 1438-9 Concilio di Ferrara-Firenze, ulteriore tentativo di riunire le Chiese 1444
Murad II sconfigge i crociati a Vama 1453 29 maggio, il sultano Maometto II conquista Costantinopoli;
Costantino XI muore sulle mura della citt 1460 Gli ottomani conquistano Mistra 1461 Gli ottomani conquistano Trebisonda/Trabzon.
...
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...
FINE.